
Il fuoco come metafora della crisi sistemica che interessa la società contemporanea, e la stirpe dell’umanità – “pirogenia” – che tenta di sopravvivere in un “tempo del fuoco” dominato da uno stato di emergenza costante, sono i temi principali della mostra ospitata fino al prossimo 11 gennaio nella Project Room del MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna: Pirogenia. Folla e demoni, la prima personale dell’artista italiano Kipras Dubauskas (Vilnius, 1988) in un’istituzione museale italiana. Curata da Elisa Del Prete e Andrea Pastore e facente parte del programma Cultura Lituana in Italia 2025-2026, la mostra si presenta come un diorama immersivo che ha per fulcro il film cortometraggio in 16 mm Firestarter (2024), a cui Dubauskas ha lavorato (con il supporto del direttore della fotografia Eitvydas Doškus) sin dal 2021, quando venne invitato a compiere una residenza di ricerca a Bologna dal museo e da NOS Visual Arts Production. Firestarter è il capitolo conclusivo di una trilogia sviluppata dall’artista a partire dal periodo della pandemia e che nel complesso indaga il tema del soccorso, soprattutto in rapporto a come la necessità di prevedere delle vie di fuga nel contesto urbano plasma l’architettura e l’urbanistica. Nella sua ricerca estetica calata nell’immanenza del suo soggiorno a Bologna, questo aspetto ha trovato esemplificazione nei portici e nella rete di canali sotterranei della città. A queste vie di fuga di terra e di acqua, protagoniste dei precedenti capitoli della trilogia (36 Chambers, 2019; Daynighting, 2020), sussegue adesso un racconto sul fuoco che prende le mosse dalla figura di Sant’Antonio Abate, il quale, oltre ad essere tradizionalmente considerato il protettore degli animali, secondo la vulgata sarebbe sceso all’inferno per liberare i peccatori e avrebbe rubato una scintilla di fuoco per donarlo agli uomini. Ma rispetto alla funzione catartica che viene ad esso attribuita dal folklore, il fuoco è oggi divenuto il simbolo delle crisi più tangibili – sia quelle connesse al riscaldamento climatico, sia quelle più sibilline e metaforiche – e l’umanità che ha ereditato il fuoco da Sant’Antonio deve fare i conti con questi cambiamenti.


Secondo le parole di Elisa Del Prete, “pirogenia è la stirpe che abita oggi il tempo del fuoco, riesumando buone pratiche di antica discendenza, ma al tempo stesso sviluppando adattamento a una condizione di combustione tossica divenuta virale. Lo storico britannico Stephen J. Pyne lo definisce Pirocene, un tempo in cui il possesso del fuoco, originariamente salvifico, così come lo è nella storia di Sant’Antonio, è diventato uno strumento per ‘cucinare’ il pianeta. Kipras Dubauskas denuncia da un lato il divampare senza controllo di fuochi che sono le crisi in atto, non solo ambientali, dall’altro l’assopimento di una stirpe che ha perso punti di riferimento per dare ascolto a chi alza la voce stando dietro una maschera”. Nel film, i portici, i canali e la periferia di Bologna entrano in risonanza con le zone industriali di Vilnius, ma la narrazione viene arricchita anche dal ricorso a filmati in stop-motion e materiali d’archivio di una collezione di pellicole di esercitazioni di Vigili del Fuoco della stazione di Lambeth, a Londra, risalenti all’inizio del Novecento. La figura e la storia di Sant’Antonio Abate trovano a loro volta sostanza nelle riprese effettuate durante una processione dedicata al santo, a Macerata Campania. Il mondo alla deriva che viene tratteggiato nel film, martoriato dagli incendi, parla di una società dominata da gerarchie sociali; i pompieri lavorano alacremente per contenere le fiamme, ma altri gruppi tentano di ostacolarli per prendere il loro posto. Al margine della folla rumorosa, alcuni demoni potrebbero custodire una pozione magica per contrastare le fiamme. In tutto questo, il “firestarter” è il portatore della scintilla, in grado di generare il fuoco, sia esso distruttivo o rigenerativo, e per questo può connotarsi vicendevolmente come un piromane o come un santo. In mostra, le immagini del film scorrono all’interno dei resti di un’autopompa data alle fiamme, mentre tutto intorno il mondo desolato della “pirogenia” è suggerito da vari oggetti di scena, ma anche da opere di altre artiste e artisti con cui Dubauskas intrattiene collaborazioni.




