
Nel 2026 ben quattro personali di artisti internazionali approderanno in contemporanea a Palazzo Grassi e a Punta della Dogana. A partire dal 29 marzo, le due sedi veneziane della Pinault Collection ospiteranno rispettivamente le mostre di Michael Armitage e Amar Kanwar e quelle di Lorna Simpson e Paulo Nazareth.
Cominciando da Palazzo Grassi, The Promise of Change (fino al 10 gennaio 2027) si presenta come una vasta panoramica della pratica pittorica dell’artista keniota-britannico Michael Armitage (Kenya, 1984), curata da Jean-Marie Gallais in collaborazione con Hans-Ulrich Obrist (per il catalogo), Caroline Bourgeois e Michelle Mlati. Oltre 150 opere tra lavori storici e nuove produzioni documentano la sua volontà di farsi interprete e voce di storie di crisi sociali e di violenza sistemica, spesso in relazione alle regioni equatoriali, così come della crisi migratoria. Sue fonti di ispirazione per la propria attività, oltre alle vicende di piena attualità a livello internazionale, sono anche letteratura, cinema, rituali locali del suo Paese di origine così come la fauna e la flora e la stessa storia dell’arte a livello globale; il tutto con uno sguardo tra il critico, il satirico e il visionario. L’iconografia ricorrente nei suoi dipinti ha comunque il suo baricentro nell’Africa orientale e oscilla tra riferimenti a fatti specifici di cui lo stesso pittore è stato testimone, ad esempio la violenta repressione dei movimenti di opposizione durante le elezioni del 2017 in Kenya, e scene di valenza più universale. Le opere sono dipinte ad olio su un tessuto che, secondo una tradizione sia ugandese che indonesiana, è ricavato dalla corteccia degli alberi; aspetto, questo, che comporta una serie di irregolarità naturali, le quali hanno un loro esito sulla resa finale del dipinto, accentuato dal fatto che nella sua pratica è comune che la pittura venga applicata, raschiata e poi applicata nuovamente.



Condividerà con Armitage gli ambienti di Palazzo Grassi la mostra di Amar Kanwar (India, 1964) dal titolo Co-travellers (fino al 10 gennaio 2027), anch’essa curata da Jean-Marie Gallais. La mostra consisterà in due importanti installazioni multimediali che saranno allestite al secondo piano del palazzo; queste riflettono l’interesse dell’artista verso la storia contemporanea dell’Asia meridionale, indagata attraverso una narrazione stratificata che interpreta documenti d’archivio e testimonianze reali con un linguaggio poetico. The Torn First Pages (2004-2008) ha al centro la lotta per la democrazia in Birmania, richiamando nel titolo un gesto di protesta del libraio Ko Than Htay, che per ogni libro venduto strappava la pagina che, per obbligo di legge, conteneva le dichiarazioni degli obiettivi politici della dittatura militare. Materiali stampati e video proiettati su fogli di carta sono gli strumenti impiegati per puntare i riflettori sull’operato del regime e sulla forza delle proteste. The Peacock’s Graveyard (2023), la sua opera più recente, è invece una riflessione sulla morte, l’impermanenza e il ciclo della vita, attraverso una coreografia di immagini e testi che richiamano l’estetica del cinema delle origini, su sette schermi invisibili, componendo una narrazione dipanata in cinque diversi racconti. Favole semplici e metafisiche, invitano a mettere in prospettiva il proprio rapporto con il mondo e con le sue relazioni di potere, inerenti al controllo della terra e dell’acqua, ai diritti umani e alla memoria collettiva.


A Punta della Dogana invece ecco la mostra Third Person (fino al 22 novembre 2026) di Lorna Simpson (Stati Uniti, 1960), prima retrospettiva in Europa di oltre un decennio di attività pittorica dell’artista americana. La mostra è curata da Emma Lavigne ed è realizzata in partnership con il Metropolitan Museum of Art di New York (dove è già stata presentata una versione dal titolo Source Notes, a cura di Loren Rosati). Vi si raccoglieranno circa cinquanta opere, tra dipinti, collage, sculture, installazioni e un film: alcune provenienti da importanti collezioni pubbliche e private, altre direttamente dallo studio dell’artista, insieme ad alcune nuove produzioni realizzate per la mostra. Temi ricorrenti nel suo lavoro sono l’erosione e la ricomparsa della memoria, le falle della rappresentazione, l’instabilità dei racconti, affrontati nelle serie Ice, Special Characters ed Earth and Sky, che in mostra daranno contezza di oltre vent’anni di lavoro. Il percorso, scandito in tre nuclei, tra figure enigmatiche in ambienti inospitali, panorami artici in tinte cupe ricreati a partire da archivi di spedizioni e, infine, una galleria di ritratti di figure femminili che occuperà il Cube di Tadao Ando. In tutto il suo lavoro, protagonisti sono i vari fenomeni naturali e gli stati primordiali della materia, come l’acqua, il fuoco, il ghiaccio, i meteoriti e le nuvole. Sarà presente anche un’installazione di oltre quaranta collage, a testimoniare un altro filone importante della pratica dell’artista, dato che spesso queste composizioni fungono da “source notes” per i suoi dipinti.


Infine il piano superiore di Punta della Dogana sarà tutto dedicato ad Algebra, un’ampia mostra personale di Paulo Nazareth (Brasile, 1977) a cura di Fernanda Brenner, che scaturisce da una nutrita presenza di opere dell’artista nella Pinault Collection, a cui si affiancherà anche un nucleo di opere inedite. Nel complesso la mostra testimonia oltre vent’anni di pratica artistica; il titolo allude all’etimologia originaria del termine “algebra”, cioè l’arabo “al-jabr”, che si riferisce al rimettere insieme le ossa rotte, connotando dunque la disciplina matematica come arte del risolvere gli incogniti e del ricomporre ciò che è frammentato. Le “fratture” a cui si interessa Nazareth sono quelle che interessano la storia del continente americano, e vengono “curate” attraverso l’atto di camminare, per mettere in evidenza come i confini contemporanei siano stati plasmati dalla violenza razziale e coloniale. Al centro del suo lavoro sono invece le forme di conoscenza radicate nelle relazioni umane e nella saggezza ancestrale, come forme di resistenza ai processi estrattivi e alle mappature coloniali. In mostra una linea di sale attraverserà ogni sala, come ideale soglia tra ciò che è visibile e ciò che è sommerso, e disegnerà nel suo complesso la sagoma di un tumbeiro, una nave negriera portoghese, come un fantasma che aleggia sul percorso di visita. Questo si organizzerà non secondo un criterio cronologico bensì in base a diverse stazioni. Un cardine della mostra è Notícias de América, che condensa i dieci mesi di cammino dell’artista dal Brasile a New York, un viaggio che lo ha reso testimone diretto dell’esperienza della migrazione. Inoltre, esattamente come quando nel 2013 Nazareth venne invitato alla Biennale di Venezia e per l’occasione creò un evento parallelo nella piccola città brasiliana di Veneza, di nuovo per la mostra si vivifica il legame a distanza da un lato all’altro del globo, riattivando il sito del suo Paese natale. La connessione è sostanziata dall’originaria destinazione di Punta della Dogana a edificio di registrazione e tassazione delle merci provenienti da tutto il mondo; in risposta a questo atto di controllo, Algebra si chiede cosa quei sistemi contabili non avessero intenzione di registrare, dunque il sommerso, il cancellato della Storia.
Michael Armitage. The Promise of Change
Dal 29 marzo 2026 al 10 gennaio 2027
Palazzo Grassi, Venezia
A cura di Jean-Marie Gallais, n collaborazione con Hans-Ulrich Obrist (per il catalogo), Caroline Bourgeois e Michelle Mlati
Amar Kanwar. Co-travellers
Dal 29 marzo 2026 al 10 gennaio 2027
Palazzo Grassi, Venezia
A cura di Jean-Marie Gallais
Lorna Simpson. Third Person
Dal 29 marzo 2026 al 22 novembre 2026
Punta della Dogana, Venezia
A cura di Emma Lavigne
Paulo Nazareth. Algebra
Dal 29 marzo 2026 al 22 novembre 2026
Punta della Dogana
A cura di Fernanda Brenner
Cover: Paulo Nazareth, Untitled, Noticias de America (News from the Americas) series, 2011-2012, Pinault Collection. Photo printing on cotton paper, 18 x 24 cm (7 1/16 x 9 7/16 in) without frame, 20.5 x 26 x 4 cm (8 1/16 x 10 x 1 9/16 in) with frame | © Paulo Nazareth



