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Madre viscera e Intestina. Dialogo vernacolare tra Lucia Leuci e Pharaildis Van den Broeck

Per la PROJECT ROOM #12 dell’Archivio Atelier Pharaildis Van den Broeck Lucia Leuci presenta il risultato della sua ricerca sull’archivio e sulla storia di Van den Broeck partendo dal concetto di vernacolo

La dodicesima Project Room dell’Archivio Atelier Pharaildis Van den Broeck, curata da Barbara Garatti, è dedicata al progetto di Lucia Leuci, che entra nell’archivio come in un territorio vivo, capace di generare nuove forme di dialogo tra memoria e contemporaneità. Il punto di partenza è il concetto di vernacolo, inteso dall’artista come un linguaggio fluido, popolare, residuale e allo stesso tempo fertile, che permette di avvicinarsi all’opera di Pharaildis Van den Broeck (Opwijk, 1952 – Milano, 2014) in modo sensibile. Fashion designer che ha collaborato con Versace, Trussardi e Missoni, Pharaildis abbandona la moda nel 1994 per dedicarsi alla pittura, dando vita a oltre duemila opere mai esposte, un corpus radicale che fonde arte, moda e arti applicate. Al centro del suo immaginario la cipolla, elemento quotidiano e umile che l’artista trasforma in simbolo polisemico, organico, mutevole, un organismo stratificato che custodisce e rivela frammenti della sua sensibilità, emblema di interiorità, stratificazione e metamorfosi.

Tra le opere di Pharaildis individuate da Lucia Leuci emerge un grande dipinto del 1997, dominato da due corpi sovrapposti che si confondono in un’unica figura e accompagnati da elementi come dolciumi, gioielli e guanti, una composizione che diventa la matrice iconografica per il suo lavoro. Da questa immagine radice e da questo incontro visivo nasce il dialogo con Lucia Leuci, che concepisce Intestina (2025), una scultura-marionetta realizzata in collaborazione con la storica Compagnia Marionettistica Carlo Colla & Figli e animata dal testo inedito DUE ARTISTE FEMMINE (piccolo impossibile dialogo tra una marionetta e un dipinto) di Antonio Moresco. Scrittore, saggista e drammaturgo italiano, Moresco ha pubblicato nel 1995 il romanzo breve La cipolla, un’opera che si ricollega al lavoro di Pharaildis attraverso la condivisione di questo simbolo di stratificazione e apertura, rendendo la sua partecipazione al progetto particolarmente significativa. La collaborazione tra Leuci e Moresco inizia con Merda e luce (2025), mostra personale di Lucia Leuci ispirata all’omonima raccolta teatrale di Antonio Moresco (Effigie Edizioni, 2006), presso Gelateria Sogni di Ghiaccio. Qui il lavoro dell’artista indaga il rapporto tra dimensione corporea e slancio visionario, costruendo un vocabolario visivo fatto di elementi urbani degradati e marginali – dalle fessurazioni stradali alle presenze socialmente escluse – che diventano territori di interrogazione estetica e politica.

Lucia Leuci, La dea crea il padre (serie Voglio catene), 2025. Acrilico su carta, 23×31,5 cm (x2)

La marionetta Intestina si configura come sintesi di queste ricerche e come punto di convergenza tra le poetiche di Pharaildis e Lucia Leuci. Il volto della marionetta, costruito a partire dai lineamenti delle Madonne classiche e volutamente generico, restituisce una figura aperta e riconoscibile, mentre i fili che la animano le permettono di battere la mano sul petto, trasformando il corpo in un gesto intimo e quasi liturgico. Stretto tre la mano, un lungo drappo attorcigliato, simile a un intestino estroflesso realizzato con seta, perle, ametiste e quarzi, che richiama l’attenzione sulla corporeità interna e sull’idea di apertura tipica di Pharaildis, traducendo visivamente il concetto di stratificazione incarnato dalla cipolla. Questa figura si inserisce nella genealogia di sculture ricorrenti nella ricerca di Leuci, come Cenere (2022), opera che riprende la tradizione della figura della Quarantana, o Paesaggio con Fornarina in lotta con sé stessa (2024), oscillando tra sacro e popolare e tra identità femminile e oggetto rituale.

Accanto alla marionetta, la mostra presenta una rivisitazione dei suoi tableaux vivants, Madre Viscera (2025), opera che guarda alla tradizione Liberty, ricerca avviata con la mostra Anonymous Encounters (2022) presso Eastcontemporary (Milano). In Madre Viscera, la cipolla viene reinterpretata attraverso il cretto come metafora dei solchi dell’asfalto, disegni a “quattro mani” tra artista e strada, forgiati con listarelle di ferro e riempiti con resina epossidica, perle, madreperle e pietre semipreziose, mentre le orecchie “chewing gum” richiamano la città e le maranzine. La ricerca sui cretti e sull’asfalto, elemento centrale di questo lavoro, inizia proprio con la mostra Merda e luce. Le maranzine – insieme ai maranza – sono figure giovanili riconoscibili per un codice estetico vistoso e provocatorio, corpi che trasgrediscono le convenzioni del decoro pubblico incarnando forme espressive contraddittorie ma genuine. Leuci le interpreta come icone urbane contemporanee, emblemi di identità conflittuali sospese tra vulnerabilità e affermazione. Insieme ad altre soggettività marginali, queste presenze divengono nel lavoro dell’artista strumenti simbolici per articolare narrazioni inedite su corpo, spazio urbano e desiderio. La mostra comprende anche il profumo Pharadise (2025), in edizione limitata, frutto della collaborazione con il maestro profumiere Maurizio Dell’Olio, che aggiunge un elemento sensoriale leggero, evocativo e coerente con l’atmosfera complessiva.

L’intero progetto propone una dimensione corale in cui nessuno prevale sull’altro: artiste, maestranze, archivi e territorio convivono in equilibrio. Completano il progetto il video che porta lo stesso titolo del testo di Moresco, realizzato presso il Teatro Carlo Colla & Figli in collaborazione con Sara Scanderebech, che sarà presentato in anteprima mercoledì 10 dicembre in occasione del finissage, e un booklet in tiratura limitata di 250 copie.

Cover: Installation view PROJECT ROOM #12, Lucia Leuci, Archivio Atelier Pharaildis Van den Broeck, Milano

Pharaildis Van den Broeck, Senza titolo, 1996. Pittura acrilica su tavola, 22×22 cm (x1)
Madre viscera, dettaglio