Marco Ceroni – GMG – Gioielli Mostri Giganti, 2021, installation view @ Fonderia Artistica Battaglia, Milano. Ph. Claudia Petraroli
Marco Ceroni – GMG (pendent), 2021, bronzo, 28 x 46 x 8 cm. Ph. Claudia Petraroli

Sono state da poco presentate alla Fonderia Battaglia di Milano le opere realizzate dall’artista Marco Ceroni durante il periodo di residenza.
Gioielli per giganti, tre pezzi in bronzo satinato: un anello, un ciondolo con collana e un grillz con incisi il logo GMG (Gioielli Mostri Giganti). 
L’artista suggestionato dalla fascinazione della mitologia e narrativa sui giganti  aggiunge ad essa dei nuovi miti: quello ormai globale legato all’ossessivo uso della brandizzazione di ogni oggetto e capo di abbigliamento; ma soprattutto quella della cultura e della scena RAP e TRAP, dove il gioiello è un ornamento eccessivo e necessario che rappresenta il codice di un preciso status symbol. Come ad esempio il grillz che nella cultura underground e nella mala vita è un fashion statement iconico, ormai consacrato dalla cultura hip hop e dalla  gangsta-rap.

Simona Squadrito:  Perché non mi racconti quella che è stata la tua esperienza formativa durante il periodo di residenza? A livello pratico e tecnico cosa ha aggiunto questa esperienza alla tua ricerca?

Marco Ceroni: L’esperienza OPEN/STUDIO in Fonderia Battaglia è stata molto intensa. Sono stato catapultato in un mondo totalmente nuovo e sconosciuto, ma grazie a questa avventura ho preso confidenza con questo materiale magico: il bronzo. Ogni passaggio che compone il processo per me è stato un salto nel vuoto, ma i salti nel vuoto mi sono sempre piaciuti. La vita all’interno della Fonderia è piena di odori e rumori che ti si appiccicano addosso. I materiali con cui sono venuto a contatto mi hanno fatto crescere, poiché ogni materia nuova con cui vengo a contatto mi regala un superpotere che mi fa passare ad un livello successivo. Non mi fa evolvere solo tecnicamente ma anche concettualmente.

S.S: Sei passato dalla realizzazione di sculture con elementi zoomorfici come ad esempio le corna del toro o la mascella del coccodrillo, fino ad arrivare a realizzare una collezione di gioielli per giganti. Da dove arriva questa fascinazione, perché i giganti?

M.C: La pratica della lavorazione dei metalli mi ha trasportato in un mondo mitico di giganti e leggende: nel “Libro dei Giganti” ci sono degli angeli ribelli che insegnano la lavorazione dei metalli agli uomini, mentre invece nella mitologia greca i giganti sono esseri mostruosi e violenti. La dismisura dei giganti è un indice negativo in relazione all’ordine costituito e per questo essi figurano sempre in azioni che minacciano quest’ordine, sia individualmente che collettivamente. Questo mondo si è unito al mondo dei gioielli, che da sempre apre ad un’infinita possibilità di immaginari. Nella scena RAP, ad esempio, i gioielli sono sovraesposti, sono giganti, simboli di fama e notorietà. Il gioiello evidenzia e sottolinea il successo ingigantendolo. Si è innescato così un cortocircuito perfetto tra materiale, idea, narrazione e immaginario.

S.S: Tre oggetti: un anello, un ciondolo e un grillz; qual è la logica che ti ha portato a questa ristretta selezione di oggetti?

M.C: Sono istintivamente le prime forme che ho voluto affrontare. Nella mia mente sono i gioielli più iconici e dall’altra parte mi hanno permesso di creare una collezione  variegata, con punti di vista e forme differenti. Sono anche i gioielli che più rappresentano l’estetica HIP HOP; il grillz in particolar modo.

Marco Ceroni – GMG (grillz), 2021, bronzo, 27 x 40 x 5 cm. Ph. Claudia Petraroli
Marco Ceroni – GMG (pendent), 2021, bronzo, 28 x 46 x 8 cm. Ph. Claudia Petraroli

S.S: I metalli e la ceramica sono i nuovi materiali che stai da un po’ tempo sperimentando e che hanno sostituito quasi completamente l’uso della resina.  Qual’è il tuo rapporto con questi materiali?

M.C: Nel 2020 ho realizzato una numerosa serie di opere in ceramica grazie alla mia residenza al Museo Carlo Zauli e quest’anno l’esperienza in Fonderia Battaglia mi ha dato modo di approcciarmi al bronzo. Sono materiali vivi e con un’infinità di possibilità. Sono entrambi mondi affascinanti e pericolosi allo stesso tempo: puoi perdertici dentro. Questi materiali mi hanno fatto crescere molto e sono grato a tutte le persone che mi hanno insegnato a lavorarli, a capire come domarli. Sono materiali che hanno anche una percentuale di sorpresa che rende il tutto più avvincente. Nei vari passaggi che compongono il processo l’imprevisto gioca un ruolo fondamentale: va accettato e vissuto come un dono.

S.S: Il settore della moda e dell’abbigliamento non è una novità nel tuo lavoro, infatti hai lanciato una collezione di t-shirt e hai anche intrapreso un progetto legato alla realizzazione di  packaging “d’artista”, riallacciando in questo modo  il  rapporto centenario che vi è tra l’arte e i mestieri, in breve quelle belle arti applicate. Può raccontarmi qualcosa di questo tuo percorso lavorativo?

M.C: Come hai detto tu ho lanciato da poco una collezione di magliette in collaborazione con il brand MANETTE. Questa uscita era accompagnata anche da un gadget: una riproduzione in miniatura 3D di SLAG realizzata in collaborazione con BBQdesign. Oltre ad essere stato divertente e stimolante ragionare in un modo esterno al mondo dell’arte contemporanea, mi interessava creare qualcosa che avesse dei costi accessibili a tutti. L’operazione ha funzionato molto bene e sono contento. Sto anche realizzando un tappo in edizione limitata per la fragranza di un brand di profumi: la collaborazione verrà presentata a giugno Milano. Tante altre collaborazioni di questo tipo sono in cantiere e spero ne arrivino sempre di più. Sono dinamiche di lavoro che aprono la mente e mi fanno ragionare in modi differenti. In più, tramite queste collaborazioni, non limito la mia creatività tra delle mura prestabilite ma la espando e cerco così di raggiungere più gente possibile. Uscire dai ristretti confini dell’arte contemporanea lo sento come una bisogno primario per riuscire a parlare a più persone e soprattutto alla mia gente.

S.S: Hai pensato di riproporre questa collezione di gioielli anche per gli esseri umani?

M.C: Spero di riuscire prossimamente a fare uscire una Human Capsule Collection di GMG. State sul pezzo!

S.S: L’estetica del mondo della musica e cultura TRAP e RAP è una cifra stilistica della tua produzione, perché questa fascinazione?

M.C:  Più che una fascinazione è quello che vivo. Il RAP è la musica che da sempre ascolto con i miei amici. Quella che ci parla e racconta situazioni vicine al mio vissuto. Ora parla a moltissime persone perché si è riuscita a ritagliare la sua fetta di pubblico anche nella sfera POP (cosa che apprezzo molto), ma nella sua essenza è una musica esplicita e reale rappresentata da un linguaggio esagerato ed iperbolico. Questa attitudine mi prende visceralmente. Nel mio lavoro e nella mia pratica artistica trovo delle figure retoriche comuni con questo genere. Nella realizzazione di un’opera parto sempre dalla realtà che mi circonda e che attraverso. Il passo dopo è fare esplodere il potenziale che si nasconde all’interno di quel frammento di realtà che scelgo di raccontare.

Marco Ceroni – GMG (ring), 2021, bronzo, 23 x 19 x 9 cm. Ph. Claudia Petraroli
Marco Ceroni – GMG (ring), 2021, bronzo, 23 x 19 x 9 cm. Ph. Claudia Petraroli (dettaglio)