Siamo tutti in attesa di assistere all’apertura della nuova stagione di Museion di Bolzano, che verrà inaugurata con un totalizzante progetto dell’artista italiano, classe 1971, Francesco Vezzoli. Totalizzante perché, per la prima volta nella storia del Museo, tutti gli spazi espositivi saranno dedicati ad un solo artista.

La mostra – a cura di Letizia Ragaglia, dal 30/01 al 16/05/2016 – è  intitolata Museo Museion e consiste in due progetti diversi, ma intrinsecamente intrecciati. Anzitutto, occorre dire che lo spettatore si troverà, una volta entrato al pianoterra di Museion, come all’interno di un’enorme quadreria settecentesca, grazie ad un wall paper tratto da un dipinto dell’artista veduttista Giovanni Paolo Pannini, dando subito l’effetto, ironico e spiazzante, di essere a contatto, fittizio, con un’epoca passata, sebbene in un edifico iper contemporaneo. Sembra anche una scelta che risponde a quello “state of shock” che, come suggerisce lo stesso Vezzoli, si prova ogni volta che si entra, dopo essere passati per “la ridente cittadina di provincia” quale è Bolzano, all’interno del Museion, “un’astronave tra le montagne”, sia architettonicamente che culturalmente, capace di “sofisticazione culturale”.

Per prima cosa, Vezzoli è stato invitato come guest curator per proporre un’esposizione ragionata di alcune opere della collezione ufficiale del museo. E’ così che ha selezionato trenta lavori, divisi a seconda del genere figurativo d’appartenenza — ritratto, autoritratto, natura morta, paesaggio, etc. — di artisti poco esposti nei musei nazionali ed internazionali, per poi metterle in relazione con, invece, alcuni dei più iconici e conosciuti capolavori dell’arte occidentale. O, ancora, per creare cortocircuiti ideologici ed emotivi tra opere diverse e diversissime tra loro. Per fare ciò, sono state riprodotte a trompe-l’œil — attorno alle opere meno conosciute presenti nella collezione — le cornici che, nei più importanti musei del mondo, inquadrano gli emblemi dell’arte. In questo meccanismo di connessione e decostruzione tra ambienti, periodi storici e modalità espressive, si inseriscono, nelle diverse sezioni della mostra curata, anche opere dello stesso Vezzoli. Per fare un esempio, verrà riprodotta la cornice del celebre Bacio di Hayez, emblema del Romanticismo artistico, attorno ad un’opera fotografia di Arnulf Rainer, uno dei più grandi esponenti dell’Azionismo Viennese. Si tratta di un’“ossimoro: due movimenti esteticamente, intellettualmente ed emotivamente più distanti la storia dell’arte non li ha mai potuti trovare” (cit. Vezzoli).

Al quarto piano, invece, sarà presente la vera e propria mostra dell’artista. Ecco che, su una scenografica pedana, verrà allestita la sua prima retrospettiva scultoria, in cui il visitatore potrà avvicinarsi al gioco antitetico e iperbolico che Vezzoli imbastisce con la storia. Saranno presenti, per citarne alcuni, le recenti opere True Colors (2015), quei busti romani dei primi secoli dopo Cristo che Vezzoli ha acquistato per ridare loro il colore, la vita e il significato che avevano al tempo dei Romani, quasi fossero degli scatti di Instagram o Facebook iper-anacronistici, ma esistenti e fatti di busti rosei, sensuali, erotici e raffiguranti il soggetto che le commissionava, simbolo di status sociale e di modalità di vita. Dall’antico Vezzoli ha reso queste opere classiche non contemporanee, ma presenti, in modo che “quando mi sono messo a guardare a queste statue ho creduto di sentirmi più o meno come si poteva sentire una persona del passato quando le guardava duemila anni fa”. Per non parlare della rivisitazione del mito in Self-Portrait as Apollo killing the Satyr Marsyas (2015) o del riadattamento critico della tradizione classica in Antique not Antique: Self-portrait as a Crying Roman Togatus (2012). Sarà presente anche una nuova opera creata per l’occasione.

“Per Francesco Vezzoli non si tratta di scegliere tra una modalità canonica e una modalità eccentrica di narrare la storia dell’arte, ma piuttosto di aprirsi a una molteplicità di mondi e storie dell’arte, in una dialettica continua. Per il visitatore di Museo Museion il percorso di mostra prende forma in un’unica,  grande installazione”- così Letizia Ragaglia, direttrice di Museion.

Tutto è stato pensato, progettato e realizzato entro l’idea di syte-specificness con cui Vezzoli crea ogni suo progetto.

CS – Francesco Vezzoli – Museo Museion – Museion, Bolzano

Francesco Vezzoli,   Antique not Antique: Self-portrait as a Crying Roman Togatus (2012). Courtesy of the Artist

Francesco Vezzoli, Antique not Antique: Self-portrait as a Crying Roman Togatus (2012). Courtesy of the Artist