• Valerio Nicolai, Processo a porcospino, installation view - Clima Gallery, Milano
  • Valerio Nicolai, Ritratto di gradino (spiraglio sull’universo), 2017 Concrete, non-slip stripe 125 x 20 x 25 cm - Clima Gallery, Milano
  • Valerio Nicolai, Coglione, 2017 Chromed ceramics 23 x 30 x 15 cm - Clima Gallery, Milano
  • Valerio Nicolai, Risucchio 1, 2017 Oil, plaster, paper, gesso, modeling clay, glue, shellac on canvas covered wood 100 x 157 x 29 cm - Clima Gallery, Milano
  • Valerio Nicolai, Risucchio 3, 2017 Resin, gesso, shellac, oil and glue on canvas covered wood 52.5 x 50 x 71 cm - Clima Gallery, Milano
  • Valerio Nicolai, Subito dopo la fine del mondo in barca, 2017 Acrylic and oil on canvas 18 x 27.5 cm - Clima Gallery, Milano
  • Valerio Nicolai, Oliera lettiera, 2017 Ceramics, acrylic, cat litter, oil cruet (oil, salt, pepper, vinegar) 44.5 x 11 x 55 cm - Clima Gallery, Milano
  • Valerio Nicolai, Spremilimoni candelabro, 2017 Acrylic, ceramics, lemon, candles 19 x 32 x 17 cm - Clima Gallery, Milano

Il titolo della mostra, Processo a porcospino, è una sorta di indicazione sul processo creativo e allestitivo dell’esposizione. Fino al 17 marzo, alla galleria Clima di Milano, è in corso la personale di Valerio Nicolai, artista nato nell’88 che vive e lavora a Venezia. In mostra opere in cui si succedono utilizzi di materiali diversi, momenti di stasi, balzi d’ironia, sospensioni cupe…

Di seguito alcune domande all’artista

ATP: “Processo a porcospino” è il titolo della tua mostra, ma anche la traduzione verbale di un tuo modo di procedere nel lavoro e nell’allestimento della mostra stessa: “Parte da un punto, ‘il momento, l’adesso’, e si dirama a riccio attraverso linee perpendicolari e oblique” (da cs). Mi potresti spiegare meglio il significato di questa scelta e il legame con l’esposizione?

Valerio Nicolai: Il processo a porcospino è un grafico continuo, un esercizio, uno schema che mi porta a connessioni impensabili.
Si può parlare di una spiegazione di un punto di arrivo, tramite linee e punti, ma che poi diventano anche linee curve, sfere, tubi, oggetti e anche luoghi. Mi hanno affascinato in questo senso nel “Cielo” di Aristotele, i suoi esempi attraverso le forme e le rette, ma anche “L’eterno ritorno” di Nietzsche ad esempio. Lo chiamo anche riccio infinito, è un antitesi del processo mentale che mi porta a creare, forse una complicazione dell’idea, tradotta come se fosse studiata nella sua anatomia. Il grafico inizia per dei motivi che hanno a che fare più con le scelte di vita che non per progettualità, nel senso che sono sempre stato attratto dal cambio di percorso repentino o costretto che diventa una sfida al destino. Attraverso le strade del porcospino c’è questa idea di comporre delle decisioni che hanno a che fare con altre vite, in un certo senso ti sei perso.
Quello che mi chiedo è fino a che punto puoi rimanere te stesso. Non so se sono riuscito a spiegarmi bene, devo dire che è un pò difficile.

ATP: In mostra ci sono opere dipinte, scolpite, assemblate, in cui passi dall’acrilico su carta alla ceramica cromata, fino a unire vari materiali (olio, gesso, carta, pongo, gommalacca,…) in un unico lavoro. Che valore assume per te il materiale che adoperi?

V.N.: Dipende, a volte è casuale a volte è molto studiato. Nella chimica e nella fisica trovo la narrazione microscopica e spesso si lega con le figure mescolando non solo elementi di tipo materiale ma anche storie diverse

Valerio Nicolai, Processo a porcospino, installation view - Clima Gallery, Milano

Valerio Nicolai, Processo a porcospino, installation view – Clima Gallery, Milano

ATP: Nella seconda stanza della galleria esponi opere come i vari “Risucchio” e “Sole visto da un riccio di mare”. Domina nell’ambiente un’atmosfera cupa che si manifesta nei colori forti e scuri, nella (pseudo)decomposizione delle sculture (penso alla “civetta morta” vista di spalle e al naso di porco). C’è un significato particolare nella suddivisione delle opere per stanza? La sensazione è che tu abbia compiuto una sorta di suddivisione dei ruoli in cui le opere hanno un significato importante in relazione alle altre.

V.N.: I “risucchi” sono dei momenti bloccati in una dissolvenza, è quel momento molto affascinante a parer mio, in cui la pittura sta per essere abbandonata, ma in realtà non succede mai. Non parlerei di civetta morta, è immobile, tutto quello che c’era si sta concentrando su di lei, perché è è il punto del risucchio, che non avviene mai completamente.

ATP: L’ultima sala, forse più di tutte, contiene lavori dalla forte carica sarcastica e ironica. Ci sono opere come “Oliera lettiera” in cui c’è una lettiera per gatti (creata da te in ceramica) con tanto di sabbia su cui metti poi i contenitori dei condimenti (olio, aceto, sale, pepe): condire la merda? Invece “Spremilimoni candelabro” sembra un altarino funebre in ricordo del limone morto spremendolo (il cui succo come sangue cola sulla mensola su cui è posta la scultura). O ancora “Corridoio per formiche”, in cui un parallelepipedo presenta ad una sua estremità una zolletta di zucchero. Mi spiegheresti come nascono queste opere e che valore ha in esse il titolo e la forza ironica che contiene?

V.N.: Gli oggetti di cui parli affrontano il design in maniera surreale, la verità è che potrebbe sì servire per condire la merda, ma anche pur sempre per far cagare il gatto, in un contesto nel quale l’oliera è un monumento in una specie di giardino pubblico. L’oggetto vive anche da solo senza riferimenti, indica forse un improbabile terzo impiego che può avere, non vorrei comunque per il momento creare un kit per depravati. Qui mi diverto a elaborare scomodi utensili, che vivono a volte per loro stessi, un pò una vendetta dell’oggetto, anche lui con i suoi pensieri e i suoi sogni. Nascono così, diversi e slegati dal mondo “veloce”.

ATP: Per finire, parlerei dei tuoi dipinti, come i piccoli “Subito dopo la fine del mondo in barca” e “Subito dopo la fine del mondo sui monti”, oppure al gigantesco “Fazzoletto”. Di cosa si tratta? Che valore ha per te la pittura?

V.N.: La pittura si divide semplicemente attraverso la superficie, creando tre spazi: quello interno all’oggetto pittorico, dove esiste un’altra dimensione, quella esterna dove essa è presente (queste due sono interscambiabili), poi c’è il terzo spazio, quello che esiste nel confine, è il passaggio dal primo al secondo che rende la superficie attraversabile. Questo è un pò il purgatorio, il limbo, esprime più delle altre la mia idea di pittura.

Valerio Nicolai, Sole visto da un riccio di mare, 2017 Acrylic, oil, paper, glue, cotton, resin on artist’s framed canvas 58 x 30 x 3 cm - Clima Gallery, Milano

Valerio Nicolai, Sole visto da un riccio di mare, 2017 Acrylic, oil, paper, glue, cotton, resin on artist’s framed canvas 58 x 30 x 3 cm – Clima Gallery, Milano

Valerio Nicolai, Ciotola per cani, 2016 Acrylic on ceramics 30 x 66 x 28 cm - Clima Gallery, Milano

Valerio Nicolai, Ciotola per cani, 2016 Acrylic on ceramics 30 x 66 x 28 cm – Clima Gallery, Milano