Haim Steinbach, every single day, Museion, veduta della mostra/Ausstellungsansicht/exhibition view. Foto Luca Meneghel.

Mensole, ripiani in laminato, box e oggetti/merce di ogni genere: dal gusto accattivante per il cimelio pop alle superfici sensuali della Minimal, la produzione di Haim Steinbach (Rehovot, Israele, 1944) mette in scena lo statuto ambiguo degli oggetti. O meglio, mette a nudo e rivela , allo sguardo famelico del visitatore/cliente, i meccanismi dell’esposizione, finendo per “oggettizzare” la visione stessa.
Da vent’anni Haim Steinbach, artista di fama internazionale, costruisce e de-struttura non solo l’oggetto d’arte – per Baudrillard intimamente “simulacrale” – che appare sostituito di volta in volta da un paio di scarpe da ginnastica, da una teiera oppure dalla maschera di Jason Vorhees nel celebre horror Venerdì 13 (e non solo), ma pone in discussione sia il ruolo del fruitore in quanto tale, sia la contraddizione insita in un museo autoreferenziale.
Esporre, exponere: mettere fuori e offrire alla vista: la personale Every single day, grazie a cui Steinbach torna in Italia ad un ventennio di distanza dalla sua ultima esposizione, si configura come un attento ripensamento dell’opera trentennale dell’artista, includendo – oltre ai già citati box e scaffali – installazioni e wall drawings. La società dei consumi, tradotta glacialmente in una sorta di show-room o luogo del consumo, attende che i propri adepti si riflettano desiderosi e solo apparentemente liberi tra le merci.

Haim Steinbach, every single day, Museion, veduta della mostra/Ausstellungsansicht/exhibition view. Foto Luca Meneghel.
Haim Steinbach, every single day, Museion, veduta della mostra/Ausstellungsansicht/exhibition view. Foto Luca Meneghel.

Nella mostra a Museion, Haim Steinbach pone al centro il museo stesso come oggetto espositivo.

Utilizzando le strutture dell’allestimento e rovesciando la funzione a cui sono abitualmente destinate, l’artista ripete lo stesso gesto volto allo spostamento, già compiuto con i suoi oggetti. Le pareti mobili (sistema di pareti “Wolfsburg”) impiegate da Museion nelle sue mostre e normalmente nascoste, sono messe a nudo, o parzialmente coperte da cartongesso con testo o colore. I cartongessi colorati fanno riferimento alla storia della denominazione dei colori e alla loro codificazione.
La letteratura è un altro punto di riferimento importante per Haim Steinbach. Il wall painting al piano terra di Museion, riadattato per la mostra a Bolzano, presenta, infatti, una citazione da una poesia di Rainer Maria Rilke, scritta dal poeta nel 1897 durante il suo soggiorno vicino a Bolzano, presso Schloss Englar (Appiano). (da CS)

La mostra di Haim Steinbach a Museion è una co-produzione con il Museo Kurhaus Kleve.

Haim Steinbach: every single day
Museion, 18/05-15/09/2019

Haim Steinbach, every single day, Museion, veduta della mostra/Ausstellungsansicht/exhibition view. Foto Luca Meneghel
Haim Steinbach, The Yoda Project, 2002-2017, installation view, Museion. Foto Luca Meneghel Gwen Smith, Haim Steinbach, River Steinbach. Courtesy of Gwen Smith, Haim Steinbach, River Steinbach 16 Photos
Haim Steinbach, weitausweißenblütenschauernwächstihrweltverlorensein, 2018, (Rainer Maria Rilke). Foto Luca Meneghel. Courtesy the Artist and Galleria Lia Rumma, Milano / Napoli
Haim Steinbach, every single day, Museion, veduta della mostra/Ausstellungsansicht/exhibition view. Foto Luca Meneghel
Haim Steinbach, every single day, Museion, veduta della mostra/Ausstellungsansicht/exhibition view. Foto Luca Meneghel. Front: Haim Steinbach, either, or, 2015, installation view (detail), Museion. Private Collection. Foto Luca Meneghel