Allyson Strafella – Galleria Raffaella Cortese – Installation view – Ph Lorenzo Palmieri

Una tripla personale ha concluso la stagione espositiva della Galleria Raffaella Cortese: Jessica Stockholder, Silvia Bächli e Allyson Strafella hanno presentato lavori inediti realizzati durante il lockdown, scegliendo di necessità supporti cartacei e dimensioni contenute. Pur diversissimi, i lavori presentati hanno rivelato piacevoli sorprese, dimostrando una comune tensione a superare il limite fisico del supporto verso dimensioni spaziali più ampie e articolate.  

Stockholder ha presentato una serie di assemblaggi significativamente intitolati  Corona Virus homeworks: il suoi compiti a casa sono quasi un esercizio di stile che ha intelligentemente sfruttato il limite imposto dalle circostanze per creare microcosmi plastici che, nonostante le piccole dimensioni, assumono statuto scultoreo al pari delle sue più note installazioni. Accanto a questi, la sorprendente Holding hardware, un’installazione site specific realizzata a distanza che si integra nell’ambiente insinuandosi in un ripostiglio – normalmente chiuso – aggrappandosi alle pareti come un organismo vegetale o un grande insetto. La scultura è parte del nostro quotidiano, fatta con materiali comuni e vive  la nostra stessa fragilità e precarietà ma sempre con una dose di ironia e di allegria, come sottolinea anche il titolo dato alla personale: What is Normal? 

Bächli ha presentato verso, una serie di opere in perfetto equilibrio formale, esponendo i suoi segni minimali: carte con lunghe linee che si alternano ad altre con ampie campiture, potenzialmente dotate di espansione che si protendono idealmente oltre il supporto. Lo sguardo corre sul filo delle linee e si riposa sul colore e sulle forme che articolano e ridisegnano le coordinate dello spazio espositivo.

Jessica-Stockholder, What is Normal, 2021 – Installation view , Via Stradella 1 – Milan – Ph Lorenzo Palmieri

È un continuo gioco di rimandi: le cromie delle carte si rispecchiano acquistando corpo in alcune  piccole sculture –  una novità per l’artista svizzera, esposte precedentemente solo nella sua personale a Karlsruhe nel 2019 – poste su un tavolo dal piano molto alto. Osservate così da vicino, si offrono a un punto di vista che rivela le imperfezioni materiali e la stesura sensibile del colore. Quello di Bächli è un lavoro che procede coerentemente nello scandaglio delle possibilità offerte dai suoi elementi privilegiati ma sempre teso alla ricerca di nuove soluzioni. 

I lavori di Allyson Strafella rappresentano il concetto di viveka, una parola dell’antica lingua indiana Pali – intraducibile in italiano –  che rimanda a una condizione di  isolamento e assorbimento corrispondente alla condizione vissuta dall’artista durante il periodo di chiusura.  Le opere sono il risultato di una pratica di marcatura, utilizzata da alcuni anni dall’artista: forme e campiture sono realizzate imprimendo sul foglio segni tipografici con una macchina da scrivere fino alla saturazione, mettendo a dura prova la resistenza del sottile supporto, quasi inciso e a volte perfino strappato dai ripetuti colpi di martelletto che lavora la superficie rendendola scabra e vibrante, con micro avvallamenti, sollevamenti e sflilacciamenti ai margini. Una tecnica lenta, ritmica, che scandisce lo scorrere del tempo e diventa quasi una pratica meditativa. Opera di scrittura/disegno e cancellazione di estrema concentrazione e allo stesso tempo una modalità di scavo interiore, che fa emergere, al di sotto del livello del pensiero cosciente, le forme dell’inconscio, verità più profonde e indicibili ma pur sempre rappresentabili per metafora.

Fino al 28 agosto

Silvia Bächli, Verso 2021, Installation view – Stradella 7 – Milan – Ph Lorenzo Palmieri