Centrale Fies – Live Work vol.8 – Portrait Giulia Crispiani e Golrokh Nafisi – Courtesy the artists

“Fin dalla nascita, LIVE WORKS è stato concepito come un’occasione d’incontro tra corpi vivi e come un momento di forte prossimità, in grado di fare emergere forme di intelligenza collettiva e di condivisione di competenze. In risposta alla precarietà della nostra condizione condivisa e riconoscendo una responsabilità nei confronti degli artisti selezionati per LIVE WORKS Vol. 8, il team curatoriale ha ripensato i confini del suo formato.”

Barbara Boninsegna e Simone Frangi, curatori del progetto, hanno selezionato 7 progetti per quest’edizione speciale, colpita dall’emergenza e modificata dal tempo che stiamo vivendo. La prima novità evidente è che Live Works allarga il suo formato, arrivando fino al 2021 con le residenze e mettendo a disposizione una borsa di studio anziché un premio di produzione. Si parte intanto il 17 e il 18 luglio con Giulia Crispiani & Golrokh Nafisi insieme a Göksu Kunak, due dei 7 selezionati, presenteranno i primi risultati in uno studio visit per il pubblico.

ATP: Una novità importante di LIVE WORKS vol. 8 è una presenza più contenuta dI artisti a Centrale Fies, con una residenza fatta a due a due, in tempi diversi e con modalità più controllate. Come l’emergenza sanitaria ha cambiato o cambierà la school of performance di LW e la gestione della tua curatela con gli artisti selezionati?

Simone Frangi: La residenza è partita il 6 luglio per cui alla data di questa intervista, il 7, non so ancora come si svilupperanno le cose. Posso dirti però che nel momento in cui è scattata la crisi, non abbiamo voluto accelerare, abbiamo deciso di navigare a vista – se così si può dire – e capire come potevamo riaggiustare il formato di LIVE WORKS.
Volevamo comunque che LW restasse fedele a se stesso, con una curatela che facilita e media, non invasiva. La cifra caratterizzante del format, una certa promiscuità, una condivisione di spazi di vita e di lavoro, quest’anno non può più esistere.
Centrale Fies non può ospitare tutti gli artisti assieme: ora ci sono solo due artiste con un progetto individuale e l’organizzazione garantisce il mantenimento delle distanze e la sanificazione degli ambienti. LW non segue la filosofia del festival e diventa programmazione, durerà infatti fino a maggio 2021.
In residenza si è deciso di ospitare progetti individuali o due progetti individuali alla volta, per enfatizzare la dimensione di ricerca dei lavori, non a dispetto della produzione, ma per dare priorità a progetti che hanno potenziale di approfondimento. La curatela e il mentoring cambiano fisionomia e puntano sull’affiliazione degli artisti nel tempo, su un accompagnamento meno intensivo. Stiamo anche studiando possibilità di residenze intermedie tra questa iniziale e la finale collettiva, magari con soggetti partner, mobilizzando i network creati negli anni da LW e da Centrale Fies. Abbiamo cercato di trasformare la curatela nella dimensione della cura, considerando la precarietà lavorativa degli artisti, soprattutto in questo momento.

Centrale Fies – Live Work vol.8 – Portrait Göksu Kunak – Courtesy the artists

ATP: Mi piacerebbe che discutessimo un po’ delle nuove modalità teoriche e operative che le arti performative hanno messo in atto in questo periodo emergenziale, se questo è accaduto ovviamente a par tuo: quali sono i limiti che tu hai osservato? E i ragionamenti e le prospettive che come curatore con gli artisti in quanto “operatori” della performance avete attuato?

Simone Frangi: Con Barbara si è deciso di allentare la presa di decisione nel momento della pandemia perché ci siamo un po’ preoccupati per questo protagonismo digitale dilagante, anche se ovviamente non siamo tecnofobi! Crediamo nelle possibilità democratiche della tecnologia ma ci siamo interrogati se non potesse essere una scorciatoia presa da molti e da noi stessi, sull’onda della paura e dell’emergenza.
Spostare tutto LW sul digitale? Non sarebbe sopravvissuto. E poi penso alla stanchezza fisica e psicologica delle riunioni su Zoom e Skype…la residenza così trasformata sarebbe stata solo fonte di fatica, contro la creatività e la ricerca artistica. Abbiamo messo un freno alla festivalizzazione della ricerca e abbiamo capito che in fondo la ricerca individuale si poteva e si può ancora fare: è una pratica che deve essere alimentata con appuntamenti con temporalità più rilassate.
Questo momento appena passato e questo attuale possono essere generativi e positivi, in termini di riflessione e di riaggiornamento sulla mole di lavoro che ci imponiamo: è possibile che si esca rigenerati, sia per quanto riguarda le priorità delle istituzioni che per quanto sta al team curatoriale. LW fra non molto compie 10 anni, magari migrerà verso qualcosa di nuovo.

ATP: Chi sono i selezionati per LIVE WORKS vol. 8? Mi racconti se ci sono tendenze comuni, pratiche condivise tra questi artisti e i criteri della scelta curatoriale?

Simone Frangi: Tentare di non dare direzioni tematiche è sempre stato molto chiaro per i curatori di LW. Siamo interessati alle pratiche e non ai temi dei lavori. Certamente a noi interessa misurare le dinamiche sociali con la performance, non puntiamo tanto sul potenziale estetico del lavoro ma sul suo legame con il reale. E se c’è un filo comune tra i progetti scelti è la loro capacità di tenuta su lungo termine. Negli anni precedenti LW ha accolto pratiche già molto “pronte” in cui la residenza era più che altro una residenza produttiva. La priorità di quest’anno è stata quella di dare agli artisti l’opportunità di giovare di una residenza individuale, di una seconda residenza nel luogo in cui vivono e una terza residenza collettiva.
Le prime due presenze sono Giulia Crispiani & Golrokh Nafisi insieme a Göksu Kunak: nel primo caso sono artiste che lavorano a distanza normalmente e che tenteranno di approfondire un formato che preesisteva alla crisi. Sono comunque entrambi i progetti delle ricerche che hanno un forte potenziale di sviluppo.
Nei mesi invernali si svilupperanno gli altri 5 progetti. Per ogni progetto, il board e i guest curator, alcuni in giro per l’Europa, di base ad Amsterdam, altri in Francia, altri a Berlino, permetteranno la promozione delle pratiche degli artisti scelti con altre istituzioni che hanno già dimostrato una enorme solidarietà, soprattutto da parte dei curatori che conoscono bene le esigenze di riformulazione del progetto.

XL | Capitolo III
LIVE WORKS Vol.8

maggio 2020 – marzo 2021
un progetto di Centrale Fies art work space
a cura di
Barbara Boninsegna e Simone Frangi
con Krystel Khoury, Mentor 2020
Artists: Thais Di Marco (BR/NL), Harilay Rabenjamina (FR/MG), Giulia Crispiani (IT) & Golrokh Nafisi (IR/NL), Olia Sosnovskaya (BY/AT), Göksu Kunak (TR/DE), Buenos Tiempos, Int. aka Marnie Slater (NZ) & Alberto García del Castillo (ES), Noor Abuarafeh (PS).

Centrale Fies_Live Work vol.8_portrait Noor Abuarafeh_courtesy the artist
Centrale Fies_Live Work vol.8_portrait Olia Sosnovskaya_courtesy the artist
Centrale Fies_Live Work vol.8_Harilay Rabenjamina_photo credits Katarzyna Perlak
BERGEN 7 © 2019 Ceren Saner
Guerrilha Thais Di Marco – Foto Val Lima
A portrait of Buenos Tiempos, Int. (from left to right_ Marnie Slater and Alberto García del Castillo). Photo by Katja Mater, 2018
The Ages of Beatrix Ruf_ A History of Power Transvestism (Part II), 2016. Modelling by Marnie Slater, styling by Roberto Sanchez and photography by Kristien Daem