Sebastien Bonin, A l'arriere plan, le nouveau pont, installation view at Montecristo Project - mountain department

Sebastien Bonin, A l’arriere plan, le nouveau pont, installation view at Montecristo Project – mountain department

Camouflage sta per capacità di nascondersi o, più genericamente, di esasperare un’illusione sino a dissimulare le proprie sembianze, per mimesi o contrasto. E se la prima operazione è abitualmente riconosciuta, la seconda è tranello: quando cioè l’oggetto non scompare sullo sfondo, emerge dichiarando la propria, autonoma identità.
Mimetizzarsi non è certamente l’intento del nuovo progetto dei Montecristo Enrico Piras e Alessandro Sau; anzi emergere dalla natura e filtrarne il paesaggio, invertire le apparenze tra rappresentante e rappresentato, sembra essere l’obiettivo di A l’arriere plan, le nouveau pont, la mostra personale di Sebastien Bonin, fondatore di Island Brussels.

Una struttura modernista ispirata a un lavoro mai realizzato dell’artista Ugo Ugo – lo stesso storico direttore della Galleria civica cagliaritana già esempio di precedenti ricerche del collettivo – accoglie e condivide il senso delle tele di Bonin. Sei lavori dell’artista belga si dispongono intorno, o interne, a una struttura perlopiù aperta, dal perimetro ben definito, in una radura isolata (e sconosciuta) di macchia mediterranea. Nessuna immediata assonanza con ciò che i titoli prefigurano e mentre le composizioni ribaltano le referenze naturali allontanandosene virtuosamente, resiste la forza cromatica, che a sua volta contrasta la griglia sfondandola.

Sebastien Bonin, A l'arriere plan, le nouveau pont, at Montecristo Project mountain department, setting

Sebastien Bonin, A l’arriere plan, le nouveau pont, at Montecristo Project mountain department, setting

Sebastien Bonin, A l'arriere plan, le nouveau pont, installation view at Montecristo Project - mountain department

Sebastien Bonin, A l’arriere plan, le nouveau pont, installation view at Montecristo Project – mountain department

Come era stato per i piedistalli di Island (sculptural mirages), la forma del display perde la sua funzione infrastrutturale diventando co-protagonista dell’installazione, delle singole opere di cui è composta e del senso generale dell’operazione; sicuramente non una cornice verso il paesaggio ma sul paesaggio, ora inteso come ulteriore sfondo, mai presupposto dell’opera, piuttosto amplificatore di senso e contenuto.

Solo così l’opera può rendersi autonoma ed esasperatamente vivere anche senza un pubblico, almeno ordinario. Perché alla comune logica circa la percezione e fruizione dell’opera, è subito sostituita una completa ed eterna documentazione, in grado di ovviare alle limitazioni di tempo e spazio. Non solo. È l’occasione per complicare i rapporti tra oggetto e luogo di esposizione pur consapevoli che il mezzo fotografico favorisca la creazione di una nova immagine in grado di dar conto a tutti gli aspetti dell’operazione: fare, esporre e documentare l’arte.

Ovunque si trovi A l’arriere plan, le nouveau pont, la Sardegna è nuovamente sfondo di una psycho exhibition certamente utile a una riflessione teorica sul gesto artistico, o forse a considerare lo spazio, così sempre en plein air, fuori da qualsiasi stagionalità.

Sebastien Bonin, A l'arriere plan, le nouveau pont, installation view at Montecristo Project - mountain department 2

Sebastien Bonin, A l’arriere plan, le nouveau pont, installation view at Montecristo Project – mountain department 2

Sebastien Bonin, A l'arriere plan, le nouveau pont, installation view at Montecristo Project - mountain department 6

Sebastien Bonin, A l’arriere plan, le nouveau pont, installation view at Montecristo Project – mountain department 6

Sebastien Bonin, Enter the mirror, 2018, oil on canvas, 50 x 70 cm

Sebastien Bonin, Enter the mirror, 2018, oil on canvas, 50 x 70 cm