Tomás Saraceno. Aria – Installation view at Palazzo Strozzi, Firenze – Photography ® Ela Bialkowska, OKNO Studio,

La Fondazione Palazzo Strozzi informa che la mostra Tomás Saraceno. Aria, ottemperando alle disposizioni del Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, resterà chiusa fino al 3 aprile 2020.

Palazzo Strozzi torna al contemporaneo con la personale del più giovane artista mai ospitato dalla sede fiorentina: Tomás Saraceno.
Una mostra per la quale Palazzo Strozzi sembra aver abbandonato gli intenti antologici che hanno caratterizzato appuntamenti precedenti come The Cleaner dedicata a Marina Abramovic o prettamente storici come nel caso de La nascita di una nazione, che negli ultimi anni non hanno espresso al meglio le possibilità di un luogo di potenziali sperimentazioni. Primo esempio di fondazione pubblica-privata in Italia, dal 2006 Palazzo Strozzi ha prodotto e organizzato oltre cinquanta mostre alternando arte antica e arte moderna, portando nella sale dello storico palazzo da Pontormo a Ai Wei Wei, da Verrocchio a Carsten Höller, crogiolandosi forse troppo in quella sicurezza mediatica dei grandi nomi in calendario.

Tomás Saraceno. Aria, la mostra a cura di Arturo Galansino (fino al 19 luglio), sembra rompere uno stato di torpore occupando in modo quasi invasivo gli spazi di Palazzo Strozzi con un progetto capace da una parte di mettere in luce il percorso artistico e dall’altra di creare qualcosa di fortemente contemporaneo, per contenuti e fruizione. All’interno dell’edificio, simbolo dell’Umanesimo, l’artista argentino sfida il modello di riferimento che pone al centro del mondo l’Uomo per cambiare punto di vista sulla realtà, trasformando l’individuo in una parte dell’universo, in un elemento di una rete di connessioni e interazioni. Il risultato è la proposizione di nove possibili universi interconnessi, ciascuno dei quali ispirato ai futuri simultanei dell’oracolo ragnatela. In un approccio al mondo come intreccio il ragno, e la ragnatela, assumono un ruolo non solo simbolico, ma anche funzionale per innescare una percezione diversa dell’ambiente circostante e della vita stessa.

Un universo altro nel quale lo spettatore viene catapultato fin dalla prima sala con Connectome, un complesso sistema geometrico con il quale Saraceno dà forma alle proprietà elementali che costituiscono l’essenza stessa della nostra vita, ma che si nascondono allo sguardo. Micro e macro cosmo si incontrano in un’installazione che sembra collegare l’aria tra le ragnatele e la rete cosmica, dando vita ad un ambiente capovolto nel quale muoversi partendo da direzioni diverse. Privato delle strutture mentali e fisiche quotidiane, all’Uomo non resta che affidarsi ai proprio sensi, ritrovare quello stato naturale che le sovrastrutture contemporanee hanno annebbiato nel corso dei secoli. La luce dunque si spegne, forzando lo spettatore a proseguire lungo il percorso espositivo in uno stato di equilibrio precario, di incertezza, affrontabile solo attraverso la riattivazioni di altri sensi come l’udito. I cinque fili di seta di ragno di Sounding the Air oscillano e risuonano con l’aria, con i cambiamenti ambientali prodotti dal flusso dei visitatori stessi, dal loro calore corporeo, dai loro respiri, ma anche dalle infinite interazioni di diversi elementi presenti nell’aria come la polvere, il vento, le forze elettrostatiche, i ragni.

Tomás Saraceno. Aria – Installation view at Palazzo Strozzi, Firenze – Photography ® Ela Bialkowska, OKNO Studio,
Tomás Saraceno. Aria – Installation view at Palazzo Strozzi, Firenze – Photography ® Ela Bialkowska, OKNO Studio,
Tomás Saraceno. Aria – Installation view at Palazzo Strozzi, Firenze – Photography ® Ela Bialkowska, OKNO Studio,

Una rete di elementi strettamente interconnessi, seppur non in modo visibile all’occhio umano, all’interno della quale gli aracnidi si muovono e si evolvono creando ragnatele ibride – Webs of At-tent(s)ion – che sono contemporaneamente un’estensione stessa dei loro sensi, un habitat per i loro corpi e spazio di collegamenti rizomatici. Un ambiente che si delinea come miniaturizzazione della rete cosmica, le cui tele filamentose di materia oscura assemblata costituiscono l’intreccio alla base della struttura dell’Universo stesso. Un processo analogo a quello delle ragnatele, nelle quali la seta assume la funzione di archivio attivo della materia particolata, che nell’opera How to entangle the Universe in a spider/web? assumano dimensioni umane. Una riproposizione visibile delle dinamiche non solo del mondo aracnide, ma dello spazio nel quale la materia comune viene in modo gravitazionale attratta verso le zone più dense della rete cosmica formando galassie e lasciando ampi campi vuoti. Traslazione spaziale e dimensionale che l’artista mette in campo anche con Passage of Time, proiezione frutto della sovrapposizione della polvere trasmessa in streaming da Particular Matter(s) Jam Session (2018) e di un film che dura 163 mila anni, il tempo necessario alla luce emessa dalla Grande Nube di Magellano per raggiungere la Terra. Un’opera nella quale il linguaggio cinematografico diventa, a livello percettivo, strumento per rendere visibile nel presente la sovrapposizione di diverse ere, e allo stesso tempo smascheramento della transitorietà degli esseri viventi: quale specie sopravviverà per assistere al finale?
Risvegliati i sensi intorpiditi dalla contemporaneità, lo spettatore ora potenzialmente consapevole degli straordinari meccanismi dell’Universo,  è pronto per fare la sua parte, per impegnarsi in un esercizio di armonizzazione planetaria. In A Thermodynamic Imaginary oggetti diversi proiettano le loro ombre in un ambiente ora illuminato, ma in costante mutamento nel quale i corpi e le sculture si diffondono, composti nella stessa misura di materia e vuoto. Un mondo possibile solo grazie alle piante, anatomia essenziale del pianeta in quanto tessuti embrionali capaci di produrre l’atmosfera ricca di ossigeno grazie alla quale gli animali possono vivere. Il mondo vegetale diventa quindi la rete essenziale alla sopravvivenza della Terra andando a comporre un’ulteriore costellazione che Saraceno mette in luce creando un giardino aereo, cosmico (Flying Gardens).
Piante, animali, calore influenzano dunque l’aria e ne sono a loro volta influenzati. Ogni gesto lascia una traccia come la sculture aerosolari di Aerographies che fluttuano liberamente nell’aria, mosse dai movimenti delle persone, dai suoni e dal colore, come accade per le ragnatele e l’Universo stesso. Le penne appese ai palloni sono trascinate dal vento in traiettorie testimoniate dai segni di inchiostro (realizzato con l’inquinamento da carbone nero di Mumbai) lasciati sui grandi fogli posti a terra. Ancora una volta il campo d’azione si sposta dalla terra a quello dell’aria. Ed è proprio qui che Tomas Saraceno immagina un’epoca di diversa sensibilità interplanetaria condivisa attraverso l’attuazione di una nuova ecologia, di una nuova mobilità: l’Aerocene. Thermodynamic Constellation, la grande installazione esterna che accoglie il pubblico, ma che può essere letta come punto di conclusione della mostra, rappresenta un passo verso questa nuova era. Un luogo e un tempo nei quali l’Uomo agisce come nomade dell’aria, fluttuando senza confini, consapevole di vivere insieme ad altri esseri, ritrovando la magia del sogno di volare di cinquecento anni fa che proprio in Toscana aveva ispirato Leonardo Da Vinci.

Tomás Saraceno. Aria – Installation view at Palazzo Strozzi, Firenze – Photography ® Ela Bialkowska, OKNO Studio,
Tomás Saraceno. Aria – Installation view at Palazzo Strozzi, Firenze – Photography ® Ela Bialkowska, OKNO Studio,
Tomás Saraceno. Aria – Installation view at Palazzo Strozzi, Firenze – Photography ® Ela Bialkowska, OKNO Studio,
Tomás Saraceno. Palazzo Strozzi. © Alessandro Moggi, 2019