Rosalind Krauss © Foto Judy Olausen, c. 1978

Rosalind Krauss © Foto Judy Olausen, c. 1978

Testo di Mattia Solari

Cavalieri e medium artistici, su questi due concetti è stata articolata la conferenza di Rosalind Epstein Krauss (1941), una delle più celebri e importanti storiche e critiche d’arte viventi, tenutasi mercoledì 21 giugno presso la Sala Conferenze del Castello di Rivoli. L’intervento della critica americana è stato l’occasione per la presentazione al pubblico del neonato dipartimento di ricerca del Museo, il CRRI, Castello di Rivoli Research Institute, presieduto dal curatore Luca Cerizza, che per l’occasione ha letto una laudatio in onore della Krauss. Il nuovo dipartimento si occuperà di archiviare, preservare e divulgare l’arte prodotta dalla fine degli anni Sessanta a oggi, soprattutto tramite lo studio archivistico dei documenti.

Nella Sala, gremita di studenti, appassionati, addetti ai lavori e pubblico normale, sono stati snocciolati i temi e le riflessioni che la Krauss ha contribuito a diffondere attraverso i suoi saggi in quasi quarant’anni di attività, fra i vari concetti possiamo citare l’indicalità nella fotografia e la griglia in pittura, la scultura nel campo espanso, la sua lettura originale del surrealismo, l’interpretazione dell’informale e dell’inconscio ottico, la reinterpretazione del medium artistico.

Il grande merito della Krauss, ricorda Cerizza, è stato quello di traslare e tradurre termini e metodologie del pensiero strutturalista e post-strutturalista, attingendo da Foucault, Barthes e Lacan, nel pensiero della critica d’arte, arricchendolo nel lessico e nello strumentario ermeneutico, e contribuendo a scardinare forme trans-storiche di miti inveterati nell’arte, sull’artista come sulle opere.

Nel libro Under Blue Cup (Sotto la Tazza Blu, Mondadori, Milano, 2012), sul quale la conferenza si è basata, l’autrice racconta la difesa e la necessaria reinvenzione del medium artistico operata da artisti quali Marcel Broodthaers, Sophie Calle, Bruce Nauman, Ed Ruscha, William Kentridge e Christian Marclay; definiti cavalieri, proprio perché difensori della condizione del medium artistico in tempi che lo vedono in profonda crisi. Questi artisti riprendendo la tensione che animò l’arte modernista, ovvero la specificità del medium, come fu, ad esempio, la piattezza in pittura, tanto esaltata da Greenberg. Krauss indica come gli artisti citati abbiano piegato e utilizzato medium non convenzionali come supporto tecnico per le loro pratiche e per le loro esigenze espressive. I cavalieri hanno inventato ciascuno il proprio medium, a corredo della sua tesi, Krauss cita come esempi opere quali quelle di Ruscha eseguite con l’automobile, di Kentridge con le sue animazioni che si cancellano nello svolgersi, Coleman e i proiettori di diapositive, Marclay con l’audio delle pubblicità e di film rieditati, Nauman e gli elementi architettonici come muri e reti, Broodthaers nel video del dipinto che diviene un percorso sul quale si dipana la storia del modernismo, o, infine, Calle e il suo giornalismo investigativo. Usando questi supporti per la propria opera, l’artista scopre le regole del medium, sul quale poi egli costruisce una pratica ricorsiva nella quale si manifesta la specificità del medium utilizzato; gli artisti, afferma Krauss, hanno la necessità di inventare un supporto per la propria opera.

In seguito alla conferenza si è tenuta la proiezione di William Kentridge, Triumphs and Laments (2016), di Giovanni Troilo, documentario girato durante la realizzazione dell’omonima opera dell’artista sudafricano sulle sponde del Tevere a Roma.

Per coloro che non hanno potuto partecipare all’evento sarà disponibile, a breve, il filmato della conferenza sul sito del Castello di Rivoli.