Regenerate – Installation views, WIELS, Bruxelles 2021 – Ph. Philippe De Gobert

Durante quest’ultimo anno – segnato da isolamento e distanziamento –  la parola normalità è stata messa in discussione. Il carattere di promozione e produzione sociale tipico dello spazio pubblico si è ridotto drasticamente ed è diventato parte di quello privato insieme alla sfera lavorativa e personale. Esisterà un tempo di post-pandemia? Possiamo ritornare alla nostra quotidianità come niente fosse o è necessario ripensare il nostro modo di vivere?
La mostra Regenerate presso il museo Wiels vuole, in un momento di forte digitalizzazione e distanziamento interpersonale, dare spazio a opere d’arte pensate per essere esperite in un luogo di incontro fisico e di riflessione per riaffermare l’arte come elemento essenziale nella ricostruzione di una società.

La modernità è strettamente legata a rapporti di proprietà privata della terra che risultano essenziali secondo la logica dominante dell’accumulazione. Ma questo è davvero l’unico modo di abitare i luoghi? Bram Demunter riflette sul rapporto tra passato e presente attraverso l’utilizzo di riferimenti alla storia dell’arte nei suoi dipinti come in Moving House, dove viene rappresentata l’idealizzazione e la conquista della natura. Marie Zolamian mette in discussione il concetto di affiliazione e appartenenza ad una comunità o regione attraverso una serie di lavori che evocano sogni e racconti popolari provenienti da diverse parti del mondo. Carlos Caballero, a partire da un episodio della sua vita ovvero il trasferimento a Ghent senza conoscere il tedesco, nei suoi disegni e dipinti crea precise composizioni caratterizzate da forme che funzionano come lettere di un alfabeto che non è possibile decodificare. Nelle scene fantastiche dipinte da Corentin Grossman troviamo diverse influenze iconografiche legate alla storia dell’arte ma anche allusioni alla società contemporanea, come il riferimento a sostanze allucinogene in Special Kush, una forma di cannabis.

Batsheva Ross – Regenerate – Installation views, WIELS, Bruxelles 2021 – Ph. Philippe De Gobert
Chloë Delanghe, film still from Minnebrieven (Love Letters), 2020 3-channel film installation 6:00 mins Courtesy of the artist, elephy production and distribution

Il rapporto tra la Terra e l’uomo viene esaminato dal duo Eitan Efrat & Sirah Foighel Brutmann che, riprendendo un lavoro di Allegedly Kunz sulla ricostruzione geometrica di campi energetici a partire da alcuni fiori, danno vita ad un’installazione con nuove fotografie che riflettono sul rapporto tra vita e morte. Anche Tom Hallet affronta questo tema: la scultura D.R.F. (A New Kind of Tenderness) fatta di latex naturale, ricorda un corpo di animale steso per terra che in realtà contiene terra e semi che germineranno durante il corso della mostra. Chloë Delanghe con Minnebrieven (Love Letters) – progetto nato durante una residenza in Giappone – ragiona sul rapporto tra uomini e animali attraverso un racconto visivo su tre schermi in cui viene ripreso l’incontro dell’artista con un piccione, un cervo e un corvo. 

I virus si collocano al confine tra ciò che chiamiamo “vivente” e “non vivente” e la pandemia ci ha mostrato come la tecnologia sia in grado di dissociare l’essere umano dal suo funzionamento fisiologico. In Shitsukan Of Objects Eva L’Hoest (de)costruisce il corpo umano attraverso una serie di sculture in polimero realizzate con la tecnica della stereolitografia che si affiancano a immagini in movimento create a partire da una raccolta di dati e immagini online: l’installazione nel suo insieme restituisce una versione ibrida di corpo umano. Cecilia Bjartmar Hylta in Calculation of Incoherence presenta 17 airbags che, gonfiati e impregnati con della resina, ricordano dei cuori nell’atto di espandersi per ricevere l’ossigeno. Il duo Effi and Amir, attraverso un’installazione che comprende diversi schermi e un disegno, esaminano come la lingua che parliamo, il suono della nostra voce e il modo in cui pronunciamo certe parole ci identificano da un punto di vista anatomico ma anche politico.

Momenti di crisi hanno conseguenze oltre che fisiche anche psicologiche e in molti casi tutt’altro che trascurabili. In Blood Sisters Helena Anna Flanagan e Joesfin Arnell mettono in scena una sorta di cerimonia iniziatica coinvolgendo quattro donne anziane con l’intento di sottolineare la conformità e la pressione sociale al quale il corpo femminile è sottoposto ma anche il controllo del nostro comportamento, oggi più che mai costretto a rigide limitazioni che si ripercuotono anche a livello emotivo.

Corentin Grossmann, Special Kush, 2020 Graphite, pastel and coloured pencils on paper 125 x 212.5 cm Courtesy of the artist and Art: Concept, Paris
Elen Braga – Regenerate – Installation views, WIELS, Bruxelles 2021 – Ph. Philippe De Gobert

La sempre più assillante richiesta di efficienza e produttività può portare a squilibri psico-fisici e la mancanza di sonno è uno dei più diffusi come sottolinea Sandrine Morgante nella serie Mélatonine: scritte e disegni annotati dall’artista nel pieno della notte e riportati su fotocopie di alcuni libretti illustrativi di medicinali per l’insonnia diventano manifesto di uno stato di sofferenza molto attuale. Anche Nokukhanya Langa in 25/8 riflette sulla continua domanda da parte della società di disponibilità, visibilità e produttività più di ventiquattro ore al giorno, sette giorni su sette. L’atmosfera si fa più opprimente con il poema visivo scritto da Eva Giolo in risposta alla pandemia da Covid-19: la pellicola, attraverso la ripetizione di alcuni gesti e movimenti, cattura il fragile equilibrio emotivo che le nostre vite fanno sempre più fatica a mantenere dopo gli ultimi lockdown. Anche le fotografie di Camille Picquot – ritratti di donne e uomini nudi uno accanto all’altro – ci appaiono oggi come qualcosa di lontano rispetto al tempo del distanziamento sociale che stiamo vivendo.

La religione contemporanea – il capitalismo – è un rito continuo, incessante che pervade ogni aspetto della nostra vita individuale, sociale e politica. La ricerca di Elen Braga parte dalla propria educazione evangelica per indagarla e discostarsene allo stesso tempo; durante il periodo di lockdown riflette sul concetto di escatologia e cuce insieme frammenti di immagini prese da fonti diverse per dar vita a una sorta di arazzo. Nella stessa stanza la video installazione On Fire documenta la performance dell’artista e di sua madre svoltasi sulla piattaforma Zoom. Nella serie Fitness Studies l’artista Batsheva Ross ritrae gruppi di persone mentre fanno ginnastica o partecipano a lezioni di yoga, Pilates, Zumba: le composizioni ad olio sottolineano la posizione centrale dell’insegnante che assume il ruolo di leader spirituale nel tentativo di aiutare quei corpi vicino a lui/lei a migliorarsi e incontrare meglio le richieste della società capitalista.

Da sempre gli artisti colgono e restituiscono il presente e la realtà che viviamo spesso da punti di vista inediti. La mostra, attraverso un’interessante selezione di lavori, si interroga su come la pandemia abbia modificato i nostri immaginari e quale processo di ricostruzione sia necessario ora mettere in atto.

Regenerate 
A cura di Zoë Gray & Helena Kritis
Con Cecilia Bjartmar Hylta, Elen Braga, Carlos Caballero, Chloë Delanghe, Bram Demunter, Effi & Amir, Eitan Efrat & Sirah Foighel Brutmann, Helen Anna Flanagan & Josefin Arnell, Eva Giolo, Corentin Grossmann, Tom Hallet, Nokukhanya Langa, Eva L’Hoest, Sandrine Morgante, Camille Picquot, Batsheva Ross, Marie Zolamian

WIELS
Avenue Van Volxemlaan 354, 1190 Bruxelles
Fino al 15 agosto 2021

Cecilia Bjartmar Hylta – Regenerate – Installation views, WIELS, Bruxelles 2021 – Ph. Philippe De Gobert
Regenerate – Installation views, WIELS, Bruxelles 2021 – Ph. Philippe De Gobert
Tom Hallet, Tribute (Bertha), 2021 Latex, human hair, metal 120 x 80 cm Courtesy of the artist
Eva L’Hoest – Regenerate – Installation views, WIELS, Bruxelles 2021 – Ph. Philippe De Gobert
Eitan Efrat & Sirah Foighel Brutmann – Regenerate – Installation views, WIELS, Bruxelles 2021 – Ph. Philippe De Gobert