Angela Bulloch, The Blue Magic Library, 2018, donated books covered with glassine paper and The Blue Magic Library stamp, variable dimensions

Angela Bulloch, The Blue Magic Library, 2018, donated books covered with glassine paper and The Blue Magic Library stamp, variable dimensions

Raymond è almeno tre cose diverse, forse quattro, sicuramente di più: è un safari in uno spazio inconsueto, è la poetica narrazione della fragile potenza intellettuale, un omaggio surreale e raffinato così come, certamente, cronaca. Qualora l’arte lo chiedesse però, è un progetto corale, artisticamente orchestrato da Luca Trevisani con la collaborazione di Olaf Nicolai per il Grand Hotel et Des Palmes, via Roma 398, Palermo.

Il 14 luglio 1933, il corpo di Raymond Roussel, definito scrittore surrealista pur avendo molto più del primo e meno del secondo, viene trovato morto nella stanza numero 224 del Grand Hotel et Des Palmes a Palermo. L’edificio liberty diventa scena di un caso archiviato piuttosto frettolosamente: Roussel viene dichiarato morto suicida per un’eccessiva dose di barbiturici.
Come una piece teatrale l’omaggio di Trevisani a Roussel, dopo quello di Foucault e Sciascia, è il secondo atto di una ricerca nata a Castelbuono (Luca Trevisani, Grand Hotel et Des Palmes, 2015) e destinata a tornarvici – o magari concludersi – con la Controfigura dell’intellettuale francese (nel luglio 2018). Il suo Raymond si costruisce e – di più – si fa interprete della meravigliosa poetica dietro quella cronaca, la racconta con la potenza multipla del linguaggio artistico e invita a godere dello spazio che ospitò, accusò e superò la storia di Roussel – come d’altronde quella degli altri ospiti.

Leonardo Sciascia, Atti relativi alla morte di Raymond Roussel, Sellerio Editore, Milano 1971

Leonardo Sciascia, Atti relativi alla morte di Raymond Roussel, Sellerio Editore, Milano 1971

La riservatezza e l’anonimato dovuti al cliente, a distanza di ottant’anni, si consumano in uno strano ritratto corale confezionato da trentuno artisti come una serie di soluzioni immaginarie. A ognuno, ricevuto l’invito a partecipare a Raymond (Invitation, Olaf Nicolai, 2018), tocca sostituire la rivelazione della cronaca con un’opera per questo spazio fuori dal tempo.

Una paradossale ironia invade dunque l’Hotel, si mimetizza tra boiserie, busti neoclassici e kenzie per occupare gli interstizi della struttura alberghiera; foyer, sale da pranzo, corridoi, stanze, scale e salotti si riempiono di oggetti nuovi, plausibilmente sempre stati dove il soggiorno del cliente ha tempi troppo stretti per averne memoria. O fortuna: perché chissà quale cliente parteciperà al primo turno di colazione della domenica, quando verranno apparecchiati cinquantasei tovaglioli in raso decorati delle iniziali di Roussel (R., Fabio Quaranta, 2018); chissà chi ascolterà mai la telefonata di Luigi e Antonia (Certo Titolo, Lucia Amara, 2014), un pettegolezzo sulle dinamiche della morte di Roussel, trasmesso durante la colazione del giorno dopo l’anniversario della tragedia, il 15 luglio 2018; o chissà chi avrà mai il piacere di sentire RR, i sessanta minuti frammentati e in loop pensati da Haris Epaminonda per descrivere l’ultimo respiro di Raymond.

Ma non si tratta neppure di fortuna qualora il soggiorno in Hotel non sia nelle camere in cui Baruchello, Bartolini, Vitone e Panayiotou hanno nascosto i loro frammenti per questa storia. Anche se è comunque probabile che l’ospite della stanza 121 non si renda conto o non abbia interesse di ascoltare Tavolo (Massimo Bartolini, 2012), il giradischi in attesa di suonare per 3’44”. O magari, nella stanza 352, nessuno si accorgerà, un venerdì, della sostituzione delle rose nel vaso in ceramica (Eppur si muove, Luca Vitone, 2002-2009); oppure in pochi si laveranno consapevolmente con Au Service (2018), il servizio di saponette pensato da Nicolai per le stanze dell’albergo.

Eva Marisaldi, Pagine, 2018, stampe inkjet su carta 35x50cm, legno.

Eva Marisaldi, Pagine, 2018, stampe inkjet su carta 35x50cm, legno.

A non esser ospiti paganti, invece, si sentirà forse la frustrazione dello svantaggio. Pazienza. Il gioco del safari è anche non vedere, trovare. Sapendo osservare però, la consolazione arriva dagli interventi più democratici. Che si voglia leggere un quotidiano e ci si imbatta nelle Pagine (2018) di Eva Marisaldi, che si riconosca il dejavù compositivo di Mathieu Mercier (Various objects placed exactly the same way in several different places, 2012-18), che ci si soffermi sulla biblioteca di Angela Bullock (2018) o si noti il classico Bouquet di Willem de Rooij, qui installato da Giovanni Brancato e non da un qualunque concierge; in ogni caso, figlia indipendente di Manifesta12, la ricerca finisce per essere un tour tra gli spazi liberty progettati da Basile, tra quelli privati di un albergo, per la prima volta percorsi dallo spettatore nel ruolo di visitatore autorizzato, un po’ più ospite o comunque meno intruso.

Sempre fine e raffinato, rispettoso di quel dandy di cui ricorda i gloriosi fallimenti, Trevisani costruisce – a modo suo, da artista – un racconto sul valore del ricordo di Raymond con l’occasione di ricollocarne la memoria nello stesso, affascinante contesto da cui pare non essersene mai andato.

Fabio Quaranta, R., 2018, 56 sewn and embroidered elements, silk and cupro, 33x33cm

Fabio Quaranta, R., 2018, 56 sewn and embroidered elements, silk and cupro, 33x33cm

Ultima nota. Il soggetto Roussel, ancora sospeso tra linguaggio combinatorio, verità e finzione, è pure un libro diviso in due: Via Roma 398. Palermo – che include la prima traduzione inglese di Documenti relativi alla morte di Raymond Roussel (Sciascia, 1971) e che non è un catalogo quanto Raymond non è una mostra – e Dream Republic, uno snello pamphlet che contiene le immagini di chi, addormentato tra le lenzuola dell’Hotel delle Palme, si è lasciato ritrarre dalla delicata fotocamera di Trevisani. Entrambi sono editi da Humboldt Books. E come potrebbe non essere così quando il ruolo di quello strano intellettuale in una città straniera ha il sapore dei viaggi di inizio secolo; o quando il movimento dello spettatore all’Hotel delle Palme è accompagnato dalla scoperta; quando i lavori in mostra hanno viaggiato per arrivare nel capoluogo siciliano; o infine quando, i Documents di Sciascia, costruiscono la prima tappa di un percorso nell’eredità culturale del carissimo – ormai anche per noi – Raymond.

RAYMOND
Un progetto ideato e curato da Luca Trevisani in collaborazione con Olaf Nicolai
Grand Hotel et Des Palmes
11 maggio – novembre 2018

Artisti: Lucia Amara, Meris Angioletti, Maria Anwander, Massimo Bartolini, Gianfranco Baruchello, Lupo Borgonovo, Angela Bulloch, Francesco Cavaliere, Daniel Gustav Cramer, Michael Dean, Tacita Dean, Jason Dodge, Haris Epaminonda, Maurice Florence, Karl Holmqvist, Eva Marisaldi, Mathieu Mercier, Rodney Graham, Maurizio Mercuri, Christoph Meier, MK–Michele di Stefano, Aleksandra Mir, Ute Müller, Olaf Nicolai, Christodoulos Panayiotou, Francesco Pedraglio, Fabio Quaranta, Willem de Rooij, Bojan Šarčević, Luca Vitone.

Luca Trevisani, Via Roma 398, Palermo, 2018 Courtesy l’artista

Luca Trevisani, Via Roma 398, Palermo, 2018 Courtesy l’artista

Luca Trevisani, Via Roma 398, Palermo, 2018 Courtesy l’artista

Luca Trevisani, Via Roma 398, Palermo, 2018 Courtesy l’artista

Luca Trevisani, Via Roma 398, Palermo, 2018 Courtesy l’artista

Luca Trevisani, Via Roma 398, Palermo, 2018 Courtesy l’artista