Marina Donatone. Nell’ambito di Prender-si cura, Mattatoio di Roma, 2020. Credits: Monkeys Video Lab e Azienda Speciale Palaexpo
Roberto Fassone Nell’ambito di Prender-si cura, Mattatoio di Roma, 2021. Credits: Monkeys Video Lab e Azienda Speciale Palaexpo

Attraverso quali modalità si esplica la cura, oggi più che mai, dopo una crisi pandemica globale che ha portato a ripensare molte delle nostre abitudini quotidiane e consolidate? Come è possibile rimodulare il concetto di cura e le modalità della curatela a partire da un approccio concretamente aperto, plurale e trasversale? 

A pochi passi dalla Piramide Cestia, il Mattatoio ha subito negli ultimi due anni un’intensa fase di riprogrammazione delle proprie strutture – espositive e direzionali – con un investimento importante nel supportare nuovi progetti che facciano da traino a una riconsiderazione degli spazi già a disposizione, introducendo una fondamentale componente di innovazione. Prender-si cura, ideato e curato da Ilaria Mancia, è il programma di residenze di ricerca e produzione artistica della Pelanda del Mattatoio. Dopo una complessa edizione 2020 – complessa per ben noti motivi legati alla pandemia, che tuttavia non ha arrestato la tabella di marcia della residenze – per l’edizione 2021, che si svolge in un momento diverso ma pur sempre emergenziale, Prender-si cura volge lo sguardo alle relazioni messe in atto in un contesto di ospitalità e produzione che si esplica inevitabilmente attraverso una modalità di intenti ben presto chiarita: “in continuità con quanto sperimentato nel corso del 2020, si vuole proseguire nell’indagine della residenza artistica come oggetto da espandere e smontare, aperto all’imprevisto e orientato all’ascolto, in grado di mettere in atto nuove strategie produttive adatte a un tempo caratterizzato da mutamenti costanti”. 

È con questo approccio che il programma della Pelanda si struttura attorno a una riconfigurazione critica dello spazio – uno spazio fisico, molto complesso, vincolato dalle strutture pre-esistenti, dalla tipologia architettonica legata all’archeologia industriale e a una funzionalizzazione degli spazi non pensata per accogliere il nuovo turn – ma anche uno spazio concettuale – da articolare secondo la logica di apertura che informa tutto il progetto, sin dalle sue basi costitutive. Se è vero infatti che la cura e la direzione sono affidate a Ilaria Mancia, è anche vero che, come lei stessa racconta, il programma si struttura attorno a un rapporto di continuità diretta con gli artisti e il team, a una fase dialogica e di storytelling che precede e segue ogni residenza. 

Assistenza alla produzione, ma anche co-produzione e confronto critico, sono perciò le costanti di un dialogo a più voci in cui la residenza si costruisce sotto forma esperienziale, abitando gli spazi e riconfigurando, ove possibile, il concetto di performatività – così ampio e, spesso, abusato – in relazione al quale persiste un contenuto di apertura che tenga sempre ben presente la necessità del superamento del ruolo dell’istituzione come mero “contenitore” espositivo in favore invece della ri-configurazione dello spazio come terreno aperto, luogo critico, di creazione attiva e rinegoziazione dei saperi. Rivolgendosi a linguaggi diversi – performance, video, musica, teatro, arti visive – in continuità anche con il PACS, il master annuale di Arti Performative e Spazi Comunitari, il primo in Italia con un focus nell’incontro tra le arti visive, performative e l’architettura, e con una serie di laboratori formativi aperti al pubblico – Prender-si cura è un racconto corale che si modula attraverso le produzioni e le incursioni artistiche nello spazio, creando una forma di abitare il luogo che tenga conto della fase sperimentale e, spesso, preliminare alla ricerca.  

Riccardo Fazi e Matteo Nucci. Nell’ambito di Prender-si cura, Mattatoio di Roma, 2021. Credits: Monkeys Video Lab e Azienda Speciale Palaexpo
Brutal Casual Magazine, Lady Maru e Jacopo Benassi. Nell’ambito di Prender-si cura, Mattatoio di Roma, 2021. Credits: Jacopo Benassi
Gianmaria Borzillo Nell’ambito di Prender-si cura, Mattatoio di Roma, 2021. Credits: Monkeys Video Lab e Azienda Speciale Palaexpo

Accanto alla produzione e alle sue fasi di sviluppo conseguenti, frutto del tentativo di restituire i tempi diversi che accompagnano un lavoro – nel suo momento iniziale o in quello conclusivo – con un interesse, come spiega Mancia, a “poter far sì che questa fase di ricerca e sperimentazione sia realmente considerata la parte del lavoro da sostenere”, Prender-si cura esprime un reale interesse per le variabili attraverso cui un progetto diventa declinabile, esplorando le temporalità della costruzione dell’opera dal vivo e rendendole accessibili allo sguardo del pubblico. È così che avviene un sovvertimento della consueta percezione rispetto al lavoro finito: alcuni artisti arrivano per avviare un progetto, altri per concluderlo, portando a compimento un discorso iniziato magari in un luogo diverso rispetto a quello della residenza. In questo movimento, di andata e ritorno, è racchiuso uno dei aspetti cogenti del programma, attraverso un percorso generativo che si sofferma sulla curatela condivisa, sulla creazione di uno spazio frastagliato in cui diversi piani si mescolano per diventare corpo vivo. 

Che si tratti di residenze della durata di una settimana o di un mese, senza alcun vincolo – nè sugli obiettivi della ricerca nè sugli obblighi a produrre un lavoro da demandare all’istituzione – questa discorsività del fare, che interessa sia il programma che le singole esperienze che lo compongono, afferma delle potenzialità anti-sistematiche da cui nascono rinnovate “possibilità rispetto alla contestualizzazione di un lavoro” (Mancia): non è un caso forse che tutte le conversazioni intrattenute con gli artisti siano state raccolte sul sito per diventare parte di un Diario, curato da Ilaria Mancia e Paola Granato, con lo scopo di fornire “una prospettiva interna ed espansa sul processo di lavoro, un approfondimento iniziato in un momento precedente, quello del lock down, in cui non si era certi della fattibilità del progetto e in cui si è voluto analizzare insieme la nuova temporalità emersa”, una temporalità che è anche archivio di immagini, coreografia di scambi e storytelling.

Prender-si cura 2021 è con (fra gli altri): Annamaria Ajmone, Gianmaria Borzillo, Brutal Casual Mag-Lady Maru e Jacopo Benassi, Marina Donatone, Silvia Calderoni e Ilenia Caleo, Giulia Crispiani, Roberto Fassone, Riccardo Fazi e Matteo Nucci, Valentina Furian, Sara Leghissa, Alessandro Sciarroni, Zapruder filmmakersgroup, Simone Pappalardo, Alexia Sarantopoulou.

Tra le produzioni legate al progetto si segnalano l’opera AAAAA! di Rä di Martino; alcune coreografie di Jacopo Jenna; TOCCARE. The white dance di Cristina Kristal Rizzo; l’opera Rest di Michele Rizzo esposta nell’ambito di “FUORI”, la Quadriennale d’Arte 2020 a Palazzo delle Esposizioni.

Durante i periodi di residenza La Pelanda sarà luogo di ricerca aperto, offrirà occasioni di incontro, secondo un calendario di aperture concordato con gli artisti, nella volontà di rendere fruibile e pubblico il percorso del lavoro produttivo e artistico.

Silvia Calderoni e Ilenia Caleo. KISS, progetto performativo con 23 performer, prodotto da Santarcangelo Festival, CSS Udine, Motus. Fotografia Sara Lorusso.
Valentina Furian 55, video, 2019 (film frame), Credits Valentina Furian
Sara Leghissa. Nell’ambito di Prender-si cura, Mattatoio di Roma, 2020. Credits: Monkeys Video Lab e Azienda Speciale Palaexpo
Annamaria Ajmone. Nell’ambito di Prender-si cura, Mattatoio di Roma, 2020. Credits: Monkeys Video Lab e Azienda Speciale Palaexpo