Nemrut Dağı, Kilowatt Festival 2016.

Nemrut Dağı, Kilowatt Festival 2016.

Dal 15 al 23 luglio ci sarà a Sansepolcro, in provincia di Arezzo, la quattordicesima edizione del Kilowatt Festival, un programma di nove giorni dedicato a danza, teatro, musica, incontri e arte visiva. Il titolo di quest’anno è tratto da un verso di Amelia Rossellini: “È tempo di risplendere”. La sezione dedicata all’arte è chiamata KILOW’ART ed è curata da Saverio Verini, che ospita quest’anno Pietro Gaglianò con il progetto Nuova Didattica Popolare, in coproduzione con Guilmi Art Project.

ATPdiary ha posto alcune domande a Pietro Gaglianò.

Per la quattordicesima edizione del festival proponi il progetto “Nuova Didattica Popolare”. Di cosa si tratta?

Nuova Didattica Popolare è un progetto nato nel 2013, pensato da Lucia Giardino e Chico Bacci per Guilmi, un paesino  in Abruzzo, dove da 9 anni ogni estate prende corpo una residenza per artisti contemporanei, Guilmi Art Project. Guilmi conta poco più di 300 abitanti, con qualche emigrante di ritorno, età media alta, bassa scolarizzazione, tutti i problemi di una comunità dell’interno che soffre di emorragie demografiche, carenza di infrastrutture, disoccupazione. In questa cornice sono stato chiamato a cercare un ponte tra artisti e comunità, usando le immagini dell’arte (da Giotto a Francis Alÿs) per parlare di quello che realmente succede in paese e nel suo rapporto con il mondo, usando una lingua adeguata ma concetti alti e sofisticati. La sera dopo cena gli abitanti prendono un paio di sedie da casa e le portano nella piazzetta in cima al paese, dove ci sono io con videoproiettore, una poltroncina, un vecchissimo tappeto che definisce il centro dello spazio pedagogico. Si tratta di incontri, e non di lezioni, di cui rifiuto lo schema verticale. Vorrei citare qualcosa che ha scritto Lucia Giardino e che chiarisce l’atmosfera: “appassionati dibattiti in cui l’arte abbassa il gradino del suo piedistallo, quella più contemporanea scosta il velo fumoso del concetto, quella antica si toglie l’aura del miracoloso e insieme si mettono al servizio dell’esperienza del pubblico, come note al margine, come link d’immagini alla vita dei singoli presenti”. Vorrei chiarire infine che non si tratta di semplificazioni o banalizzazioni, ma tutto è molto condizionato dall’obiettivo di fare sentire i partecipanti connessi alla varietà estetica e formale che gli viene presentata.

Come mai questo nome?

Il nome è un’idea di Chico Bacci… è un gioco di parole che chiama in causa sigle del pensiero e della lotta politica, ma con leggerezza. Ha il pregio di suonare molto bene, e sintetizzare il profilo del progetto: nuovi interlocutori e un nuovo modo di intendere i processi pedagogici, il più possibile alla pari. Naturalmente preferisco altri termini e altri riferimenti quando penso alla formazione. Ma questo titolo ormau è diventato parte del patrimonio culturale dei Guilmesi.

Che dialogo ci sarà con Saverio Verini, curatore della sezione di arte visive del festival, chiamata KILOW’ART?

Con Saverio Verini c’è stato un confronto molto chiaro e solidale, da subito. Alcune altre occasioni ero stato invitato a portare NDP fuori da Guilmi e confrontandomi con Bacci e Giardino avevamo sempre scelto di aspettare, di capire meglio quali fossero i rischi di questa manifestazione ectopica di un progetto fortemente radicato in un contesto preciso e motivato, plasmato dalle persone cui si rivolge. Quest’anno (sarebbe stato il quarto per Guilmi), il progetto di residenza salta, e anche la NDP si prende una pausa rispetto al luogo in cui è nata. Così l’invito di Saverio è giunto inaspettato e curioso e ci permette di sperimentare un nuovo approccio, forse è il momento giusto, e noi siamo al momento giusto. Saverio ha subito compreso la fragilità di un progetto che corre il rischio di trasformarsi in intrattenimento, e sta lavorando con grande sensibilità. È importante dire che NDP viene inserita nella programmazione che lui cura da tempo, e il progetto pedagogico viene inteso quasi in un formato artistico, creando un cortocircuito i cui esiti sono da scoprire. Con Saverio ci siamo posti molti interrogativi sul taglio da dare agli incontri, su dove farli, sul modo per coinvolgere gli abitanti. La dimensione del festival rischia di falsare il naturale tessuto relazionale di un piccolo centro, ma è una delle possibili aperture, vedremo.

Inviterai artisti o qualcuno del sistema dell’arte? Chi?

No, non c’è nessun invitato speciale, soprattutto dal mondo dell’arte. Anche perché, sia pure con tutte le variazioni necessarie in questa trasferta, NDP ha una percezione molto chiara dei propri interlocutori: si rivolge alla comunità permanente di un luogo, fatta di cittadini storici e di recente insediamento, ai legami non casuali tra loro, al rapporto che creano con lo spazio fisico e sociale in cui agiscono. Devo confessare che ho sempre avvertito la presenza di persone dal mondo dell’arte (che d’estate arrivano numerosi a Guilmi) un po’ impropria. Non mi interessa parlare a loro in questa circostanza – userei un altro lessico e altre connessioni – ed è successo anche che qualche spettatore colto ma non intelligente (parlo di intelligenza come capacità di connessione) abbia frainteso il rapporto creato con la comunità… Insomma, come quando tengo i corsi di performance art, sono alla ricerca di un dialogo, non di un pubblico (ma sono contento di vedere dei volti amici tra i partecipanti, solidali). Voglio ascoltare voci e punti di vista diversi dai miei, non l’eco della solita camera acustica dell’arte.

Luca Ricci (direttore artistico di Kilowatt Festival) ha detto che: “Se vogliamo risalire dal fondo in cui ci sentiamo precipitati, dobbiamo lasciare da parte il chiacchiericcio quotidiano e dare importanza a chi parla bene, a chi scrive e pensa bene”. Ecco perché come titolo di quest’edizione è stato scelto un verso di Amelia Rosselli: “E’ tempo di risplendere”. Qual è il tuo pensiero riguardo a questo messaggio? E come te ne relazionerai? 

Il titolo scelto da Luca Ricci è come un manifesto, estetico e morale. Ho una grande fiducia nella capacità critica del pensiero individuale, e in quello che l’arte può fare per produrre soggettività autonome e consapevoli, in deroga alla massificazione di questo rumore bianco che ci avvolge. Portare a guardare e ad ascoltare, e farlo pensando. L’esercizio più importante, il più arduo, il più raro, consiste proprio nel mettersi in ascolto, trovando un tempo e uno spazio. NDP nasce da un mio personale esercizio di ascolto, con la rimodulazione del linguaggio, con il desiderio di creare uno spazio vuoto a sufficienza, silenzioso abbastanza, dove possa nascere il desiderio di usare la capacità immaginativa e tornare a risplendere.
Il tema che connette tra loro i tre incontri è “il tempo e la polvere”. Il tempo come esperienza individuale del mondo, come luogo di frizione rispetto alla scrittura della storia collettiva e individuale, come valuta nel mondo capitalista, come possibilità di riscatto nel momento in cui, tra le macerie e la polvere del potere, diventa il cuore di una nuova resistenza.

Nemrut Dağı, Kilowatt Festival 2016.

Nemrut Dağı, Kilowatt Festival 2016.