Muna Mussie at Archive books – Photos by Monia Ben Hamouda

Archive, nata a Berlino una decina di anni fa, divenuta negli anni un’organizzazione decentralizzata, plasmata da una molteplicità di operatori culturali che vivono a Berlino, Cairo, Dakar, Londra, Marrakech, Milano, New York, Parigi, Tunisi, articola il suo programma nella capitale tedesca, in quella senegalese e da quest’anno anche a Milano. Qui Archive vuole “rendere visibili e contrastare le eredità del colonialismo e del fascismo, combattendo il razzismo sistemico e i processi di Othering”.

La mostra che ha inaugurato il nuovo spazio in Via Tertulliano lo scorso 18 giugno è la monografica di Muna Mussie, የቦሎኛጎዳና |شارعبولونيا |Bologna St. 173. Il sole d’agosto, in alto nel cielo, batte forte, curata da Zasha Colah e Chiara Figone.

L’Eritrea è stata una colonia italiana dal 1886 al 1941, anno in cui viene occupata dall’esercito britannico per rimanere sotto occupazione militare fino al 1949. Diviene quindi protettorato britannico fino al 1952. In quell’anno viene federata all’Impero d’Etiopia per dichiarazione delle Nazioni Unite. La lotta armata per l’indipendenza dell’Eritrea dall’Etiopia è iniziata dal Fronte di Liberazione Eritreo (ELF) nel 1961 e dura trent’anni, fino al rovesciamento del Dergue da parte del Fronte di Liberazione del Popolo Eritreo (EPLF).

Negli stessi anni, in particolare tra il 1974 e il 1991, Bologna, città in cui Muna Mussie si trasferisce insieme alla famiglia esule all’età di due anni, è in prima linea per la lotta contro la dittatura militare e la nascita della nazione Eritrea. Nel mese di agosto tiene, durante quei vent’anni, il Congresso-Festival dell’E.F.L.E. (Eritrea per la liberazione in Europa) presso le Caserme Rosse, in un grande parco pubblico a Corticalla. Qui si riuniscono eritrei provenienti da tutto il mondo per sostenere la liberazione dell’Eritrea dall’Etiopia. Muna è una bambina quando negli anni Ottanta partecipa con la famiglia a questi festival. I suoi ricordi di questa “polis estemporanea” riaffiorano negli spazi di Archive, con un approccio delicato e personale. Nello spazio espositivo si è accolti da due strutture precarie simili a tende. Delineano uno spazio autonomo, una sorta di zona franca, una casa. La struttura portante è leggera ed è coperta da ne’zzla, una doppia garza intrecciata a mano, un tessuto bianco estremamente morbido su cui l’artista ha ricamato brevi sigle durante la sua residenza ad Archive a gennaio e febbraio di quest’anno. Le lettere nel loro complesso costituiscono un progetto di resistenza articolato, un insieme di associazioni, e quindi case, entro cui essere riconosciute, protette, e in cui esercitare la propria volontà politica in sostegno al Fronte di liberazione che combatte. Tra le sigle ricamate, come fossero sigilli magici, si leggono A.D.E.E. (Associazione delle donne eritree in Europa), E.R.A. (Associazione per gli aiuti all’Eritrea), G.U.E.S. (Unione generale degli studenti eritrei), R.I.C.E. (Centro per le ricerche e l’informazione dell’Eritrea); ma ce ne sono molte altre. 

Alcuni Netsela con ricamate sigle di associazioni nate durante la guerra d’indipendenza sono anche installati lungo le pareti dello spazio, dipinte per metà di un colore giallo intenso. I tessuti sono allestiti a copertura di alcune serigrafie su muro, un immaginario archivistico che diviene visibile solo nel momento in cui una luce al neon viene accesa, rendendo trasparente la ne’zzla. L’immagine è sgualcita, si intravede uno striscione politico su cui è scritto COMITATO D’ONORE FESTIVAL ERITREA REGIONE EMILIA ROMAGNA. Davanti a esso alcuni musicisti ballano la shelil, danza tradizionale dei Bilen, scuotendo la testa a destra e sinistra. Le loro treccine si sollevano e rimangono in sospensione, parallele al suolo. Poi il neon si spegne e la ne’zzla torna a opacizzare questa immagine d’archivio che ha cercato di farsi strada per sovrapporsi al ricordo personale.

Muna Mussie at Archive books – Photos by Monia Ben Hamouda

Nella memoria pubblica poco è rimasto dei Congressi-Festival dell’E.F.L.E. a Bologna. Ad Asmara, però, una via è stata intitolata Bologna St. 173 dal neo Governo eritreo nel 1991, proprio in ricordo di queste manifestazioni in sostegno dell’indipendenza dell’Eritrea. Bologna St. 173 indica un approccio antitetico rispetto a quello italiano di nominare vie o piazze con riferimenti all’ex impero coloniale, a ricordo di una supremazia: è una storia di gratitudine, una storia narrata in un modo differente.

Sul pavimento di Archive, agli angoli, ma anche lungo le pareti, sono disposti piccoli mucchi di pop-corn. È il segno residuo di una performance di Muna Mussie la sera dell’opening, PF DJ (Disc Jokey? Democracy and Justice?), un corpo fantasmagorico, vestito con il Netsela, che prepara pop-corn con una macchinetta elettrica kitsch. I chicchi di mais nelle mani di questa figura esplodono e vengono sparati nello spazio. Quando colpiscono le persone nello spazio sono ancora caldi, incandescenti. Mentre scoppiano emettono un rumore simile a quello di spari. Spari di piccoli proiettili di mais. L’ambiguità sonora viene registrata e trasmessa nei giorni successivi in mostra. In Eritrea i pop-corn si preparano durante feste, compleanni, matrimoni e balli per poterli lanciare in aria e gettare a terra, delineando una zona di abbondanza ed effimero. PF DJ,e più in generale Bologna St. 173, è anche l’impressione emotiva di racconti di spari e bombardamenti ricevuti durante momenti di festa e di danza. 

Sulla vetrata in fondo allo spazio è dipinto un sole – l’alba di una nuova pace o il tramonto di una guerra – con nastri adesivi argentati la cui composizione crea un pattern che ricorda tute mimetiche militari. L’iconografia di riferimento è quella di un’immagine che ha sempre accompagnato le lotte armate di stampo marxista per la libertà: si tratta dell’immagine di un pugno chiuso alzato che esce dall’abisso del mare (proprio quell’area dell’Eritrea che l’Etiopia voleva).

Il medesimo pugno alzato è presente nella performance PF DJ, azione di cui in Archive rimane una muta di Netsela con una maschera. Il gesto del pugno alzato è impresso nel tessuto in forma di taglio, segnato ancora una volta con nastro adesivo argentato, come se fosse divenuto un “bracciale” prezioso. 

Questa mostra è una proposta di sguardo, composta da immagini sospese, presentate in un tempo di attesa in cui lotta e festività sono un tutt’uno. In Bologna St. 173 l’ingresso nell’archivio avviene attraverso un canale caldo, che è quello intimo e familiare, in cui il personale è una forma di resistenza rispetto alla storia. 

የቦሎኛጎዳና |شارعبولونيا | Bologna St. 173 fa parte del flusso di ricerca di Archive (re)memberings and (re)groundings (2020-22).

Muna Mussie. የቦሎኛጎዳና |شارعبولونيا | Bologna St. 173
Archive, Milano
Fino al 05.09.2021
In occasione della chiusura della mostra è prevista la performance Back to Bologna.

Muna Mussie at Archive books – Photos by Monia Ben Hamouda