Marion Baruch,   Mancanza/Here and Where,   2016,   installation view at Otto Zoo. Photo © LucaVianello

Marion Baruch, Mancanza/Here and Where, 2016, installation view at Otto Zoo. Photo © LucaVianello

Artista è chi è capace di vedere oltre la consuetudine, addentrandosi nei territori semisconosciuti delle pieghe e degli scarti, per riscoprire la ricchezza e il valore di ciò che altrimenti è tralasciato perché ritenuto banale. Marion Baruch ha la facoltà di guardare la realtà in modo non scontato, portando l’attenzione sul residuale e la rimanenza, dando all’apparentemente inutile la forza della suggestione e una nuova vita.

Si tratta di grandi pezze di stoffa, scarti della lavorazione sartoriale dopo il taglio: quel che resta sono diaframmi sensibili all’attraversamento, divisioni inconsistenti che presuppongono la relazione. Le opere, sottili ed eteree ma con un deciso impatto, sono state allestite in altre occasioni come installazioni ambientali: qui invece sono appese alle pareti e, come arazzi, si stagliano con decisione sul bianco dell’intonaco. Questa lettura bidimensionale, voluta dalla curatrice Francesca Pasini, ne sottolinea la tensione verso la tridimensionalità e verso una spazialità analoga a quella dei Tagli di Fontana: nel gioco ambiguo dello scambio dinamico che si crea tra vuoti e pieni – che diventano qui figura e sfondo – la superficie si annulla per andare oltre, negando il concetto abituale di spazio in pittura e scultura.

Vuoti e pieni – che il titolo della mostra  Mancanza/Here and Where sintetizza perfettamente – spalancano le porte dell’immaginazione: è la mancanza che, paradossalmente, ci aiuta a vedere suggerendo un’astronave, un teatro, un’arpa, o anche le sottili sensazioni della distanza e l’impalpabilità del respiro. Non mancano gli omaggi, come quello a Melotti al quale sono dedicate alcune opere che condividono con quelle del maestro roveretano un’analoga ritmica interna che scandisce il tempo e lo spazio della visione.

Il tessuto è un materiale leggero, duttile ma pregnante e fortemente simbolico: è la seconda pelle, il confine tra noi e il mondo. Nella stoffa c’è anche la storia dell’umanità, che qui rimanda più concretamente alla dimensione sociale del lavoro, alla quale Baruch è da sempre attenta, e anche allo sfruttamento dell’uomo e delle risorse: la valorizzazione degli scarti è una scelta che diventa quindi un imperativo morale contro la dissennatezza del consumismo.

Otto Zoo, Milano

Fino all’8 luglio —

Marion Baruch,   Mancanza/Here and Where,   2016,   installation view at Otto Zoo. Photo © LucaVianello

Marion Baruch, Mancanza/Here and Where, 2016, installation view at Otto Zoo. Photo © LucaVianello

Marion Baruch,   Mancanza/Here and Where,   2016,   installation view at Otto Zoo. Photo © LucaVianello

Marion Baruch, Mancanza/Here and Where, 2016, installation view at Otto Zoo. Photo © LucaVianello

Marion Baruch,   Mister Horror L’Eternel Retour,   2015,   fabrics,   212x220 cm. Installation view at Otto Zoo. Photo © LucaVianello

Marion Baruch, Mister Horror L’Eternel Retour, 2015, fabrics, 212×220 cm. Installation view at Otto Zoo. Photo © LucaVianello