Luca Vitone, ​Romanistan​, 2019 ​exhibition view at ​Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci ph. OKNO Studio

Romanistan è il progetto vincitore della IV edizione del bando Italian Council (2018). Si tratta di un viaggio, un attraversamento paesaggistico via terra – durato sei settimane, condotto da Luca Vitone insieme a una troupe e a Santino Spinelli, docente di Lingua e cultura Romaní, fondatore e presidente dell’associazione culturale Thèm Romanò, nonché rappresentante per l’Italia al parlamento dell’Unione Internazionale Romaní (IRU). 
Alla mostra, asciutta e senza fronzoli,  oltre ad alcune opere inedite, sono state presentate le foto di viaggio, una versione ridotta del film documentario, delle cartoline inviate dall’artista, una rivisitazione della mostra  The Indefinite Place  e una ricca pubblicazione edita da Humboldt Books
Il viaggio ripercorre – a ritroso – il percorso fatto da rom, sinti e kalé nel loro tragitto dall’India nord occidentale verso l’Europa, una migrazione iniziata intorno all’VIII secolo e giunta nel nostro continente nel XIV secolo. Come scrive Cristiana Perella, nella pubblicazione in mostra, Romanistan contiene al suo interno almeno tre differenti percorsi: quello sopra menzionato, un viaggio nella storia di un popolo, ma si tratta anche di un viaggio nel lavoro di Luca Vitone. Questo progetto, infatti, si inscrive come proseguimento logico e coerente nella ricerca dell’artista.
Luca Vitone ha sempre guardato con interesse tutte quelle culture di minoranza restie a far propri i modelli dominanti. Non solo, il viaggio sposa perfettamente la sua pratica  artistica, come una nuova esperienza “in movimento”.

Già nel 1994 con la  mostra The Indefinite Place, allestita presso la Galleria Nagel Draxel a Colonia, l’artista si avvicina ai percorsi migratori dei rom in Germania e approfondisce le relazioni che vi sono tra noi (europei) e loro (i rom). Nel 1998, invece, realizza Wide City, opera che verrà poi presentata nel 2017 al Museo del Novecento, in occasione della mostra IO, LUCA VITONE , allestita presso il PAC. Wide City indagava la presenza delle minoranze etniche nella città di Milano e anche in questo caso si trattava di un progetto molto articolato che analizzava la visione della città attraverso il filtro di tutte quelle minoranze straniere che la abitano, sostituendo alla visione indigena della città, quella degli Altri: gli stranieri, i migranti. 

Le bandiere del popolo rom, colorate con i colori dell’internazionale anarchica – il rosso e il nero – vengono esposte nel 2004,  nella mostra Nulla da dire solo da essere, allestita presso la Galleria Emi Fontana di Milano. Dieci anno dopo invece arriva Eppur si muove, una grande sfera nera (a significare il globo terrestre) arricchita con una ruota al centro, il simbolo  della bandiera rom. Il titolo dell’opera, presa da una celebre frase storicamente attribuita a Galileo Galilei, diviene in questo caso, la metafora della mobilità, sottolineando l’identità senza confini e in movimento del popolo rom. Fino ad arrivare a Romanistan, un viaggio di sconfinamento in cui  è l’artista a posizionarsi come lo straniero.

Come scrive Cristiana Passarella, con  Romanistan abbiamo a che fare con: «venticinque anni di lavoro di cui diventa simbolo una bandiera nera sulla quale si staglia una ruota rossa, vessillo che fonde la bandiera rom con i colori degli anarchici per unire due possibili strategie di resistenza allo status quo. Bandiera non di uno stato ma di un’identità senza confini».

Luca Vitone, ​Romanistan​, 2019 ​exhibition view at ​Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci ph. OKNO Studio
Luca Vitone, ​Romanistan​, 2019 ​exhibition view at ​Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci ph. OKNO Studio
Luca Vitone, ​Romanistan​, 2019 ​exhibition view at ​Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci ph. OKNO Studio

Romanistan

Il titolo Romanistan, proviene dalle parole di Manush Romanov, leader  dell’Unione Democratica Rom, una delle quattro organizzazioni nazionali zingare in Bulgaria. Fu proprio Manush Romanov ad immaginare la possibilità di realizzazione di un paese rom, idea che secondo Luca Vitone non è più percorribile. Questo viaggio, come sostiene l’artista, vuole mettere in luce la frammentaria ma solida unione di questa minoranza etnica, a tal proposito, si legge nel diario di bordo tenuto durate tutto il viaggio dall’artista e da Daniele Gasparinetti: «Su mia insistenza ottenere dalle personalità rom che stiamo incontrando e intervistando in queste città europee una risposta alla domanda se questo popolo sogni o meno la costruzione di uno stato territoriale, come avvenuto per gli ebrei […] hanno insistito che i rom, questo benedetto stato-territoriale non lo vogliono. Non solo non lo vogliono, ma anche l’epica di una terra del ritorno, il mito e l’ideologia dell’origine – nel loro caso l’India – appare sfumata come può esserlo la memoria di un popolo praticamente privo di una letteratura scritta e di un testo sacro, IL LIBRO. […] E tutto sommato, questa vicenda rischia proprio di questi tempi di assumere una rilevanza paradigmatica, di fronte alla prospettiva di after-finitudine che nelle narrazioni accellerazioniste e antropogeniche, porrebbe l’umanità di fronte alla perdita del proprio tutto>MONDO. La Nazione-senza-terra, potrebbe insegnarci molte cose. »

In un’epoca in cui tornano a gran voce le istanze sovraniste e in cui si sente la necessità di alzare muri o istituire blocchi navali, la narrazione di un popolo di viaggiatori è tra gli aspetti più stimolanti di tutto il progetto. 

Romanistan  accende dei riflettorinel dibattito pubblico su una realtà ghettizzata e marginalizzata: quella di un popolo senza stato. Ma non solo, il viaggio ha permesso all’artista di incontrare delle personalità importanti, che possono essere delle voci autorevoli  nel dibattito contemporaneo, come ad esempio quella di Liliana Kovatcheva, attivista e femminista che ci può aiutare a comprendere i livelli intersezionali di oppressione che le donne rom subiscono. 
Il viaggio è iniziato a Bologna, la città che conserva il più antico documento che testimonia la presenza dei rom in Italia: ilRerum Italicarum Scriptores del 1422. Da Bologna hanno attraversato Croazia, Bosnia-Erzegovina, Serbia, Montenegro, Albania, Grecia, Macedonia, Bulgaria, Romania, Turchia, Georgia, Armenia, Iraq, poi dal confine orientale con l’Iran hanno attraversato il Pakistan fino ad   arrivare India. Sempre da diario di bordo leggiamo le parole di Luca Vitone: « L’itinerario aiuta ad affrontare un viaggio di ritorno alle origini, non mie ma di altri, osservando con uno sguardo straniero un paesaggio epico che ha vissuto per secoli attraversamenti in opposte direzioni. Queste hanno caratterizzato lo sviluppo della nostra società con conquiste e fallimenti. […]  La risalita alle origini si è rivelata come una piccola lezione di ontologia. All’origine dell’origine si trova l’indistinto. E la difficile scelta tra il dissolvere la preziosa identità costruita lungo l’arco dei secoli, per confluire in una madre-terra che è stata, fino ad oggi, dimentica e matrigna, oppure il continuare come geonauti a gravitare intorno a un pianeta, senza mai toccarne il suolo».

Luca Vitone, ​Romanistan​, 2019 ​exhibition view at ​Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci ph. OKNO Studio
Luca Vitone, ​Romanistan​, 2019 ​video still Courtesy ​the artist​, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Italian Council 2018
Luca Vitone, ​Romanistan​, 2019 ​photographic and cartographic series Courtesy ​the artist​, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Italian Council 2018
Luca Vitone, ​Romanistan​, 2019 digital photograph Courtesy the artist, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Italian Council 2018
Luca Vitone, Carta atopica​, 1988-92 carta geografica, plexiglas Courtesy AGI Verona