Lorenzo D’Anteo. Racconti domestici | Spazio Contemporanea, Brescia

Durante l’inaugurazione della mostra, svoltasi il 21 maggio scorso, una di queste creature emerse dalla nebbia del mito si è cimentata in un rituale pagano di suoni e luci. Jacopo Benassi, con il supporto in console di Canedicoda, ha messo in scena la sua performance Sosia, ispirata alle vicende del servo di Anfitrione, protagonista dell’omonima commedia di Plauto.
6 Luglio 2022
Lorenzo D’Anteo – Racconti Domestici – Installation view – Foto Alberto Petrò

Come un sogno straniante dissoltosi al risveglio si è conclusa qualche giorno fa la mostra Racconti domestici allo Spazio Contemporanea di Brescia, personale di Lorenzo D’Anteo (La Spezia, 1973) presentata e promossa dal progetto curatoriale In Fact and in Fiction – Valentina Lucchetti, Irene Bianchetti – con Gloria Pasotti. Nelle sale trovava posto una serie di istantanee in bianco e nero di un surreale interno domestico, brulicante di oggetti e dettagli.

Le opere di D’Anteo, disegni a carboncino realizzati su fogli di carta da pacchi di grande formato, indagano i meandri di una casa sconosciuta, abbandonata al disordine da tempo immemore. L’occhio transita da una credenza ingombra di libri e soprammobili ai fiori appassiti in un vaso, stagliati su di un fondale di intonaco sporco solcato da crepe, ragnatele e cavi elettrici a vista. Alcune macabre presenze abitano questi scorci di stanze: si tratta di animali impagliati, o forse di carcasse di creature appena sottratte alla vita, come la testa di tigre trafitta da un pugnale in Araldica (2019). In alcuni casi è come se gli oggetti abbandonati a loro stessi avessero intercambiato di propria volontà le loro ubicazioni reciproche, sovvertendo la disposizione che forse in un passato remoto era stata loro impartita da una mente razionale. Difficile spiegare altrimenti la cornetta del telefono appesa precariamente ad un palco di corna di cervo (Telephone Handset, 2019), o una statua da giardino collocata tra una vetrinetta e un vaso portaombrelli (Concrete Biancaneve, 2018). Le inquadrature molto ravvicinate spesso tagliano le cose a metà; dettagli secondari guadagnano il centro della scena, mentre ciò che dà il titolo all’opera è talvolta relegato in secondo piano, seminascosto (è il caso del poster pressoché invisibile in Propaganda I, 2017). 

Si ha la chiara sensazione che qualcosa si sottragga alla vista appena al di là della cornice, se ne capta angosciosamente la presenza-assenza. In virtù di uno slancio effimero di consapevolezza, si può al massimo accedere ad una porzione limitata di un ben più vasto paesaggio onirico, la cui planimetria sfugge alla comprensione. Non è possibile neanche capire a quale epoca storica risalgano gli ambienti, anzi sembra che più temporalità si siano fuse insieme, determinando giustapposizioni impossibili, come quella tra un bassorilievo antico e una motocicletta (Lucifer, 2017). Molti dei muri intravedibili attraverso gli squarci nella quarta parete di questa casa impossibile sono invasi di dipinti: finestre incastonate dentro finestre, che invece di dare respiro allo sguardo ormai soffocato dalle cose con nuove e più ariose prospettive, lo sprofondano piuttosto nell’abisso di altri mondi, di cui è ormai capzioso cercare di stabilire lo statuto di realtà o di finzione (uno di questi miraggi è Godzilla che assalta il Palazzo della Civiltà Italiana, in EUR, 2017). Ma il sogno trasuda nella realtà dell’esposizione: i grandi fogli si squadernano sulle pareti dello Spazio Contemporanea talvolta raggruppandosi a due, a cinque, a sei e palesandosi perciò come quadri armonizzati in simmetrie tematiche (così la testa di tigre di Araldica va à pendant con lo squalo ingioiellato in Jewels, 2019); il pensiero va alle gallerie seicentesche. Alcune cornici sono ornate da rosoni in gesso con motivi alti e bassi ispirati alla mitologia, mentre statue a tutto tondo che ricordano quelle dei giardini delle regge fanno sorgere il sospetto che strane presenze di altri mondi stiano palesandosi tra noi.

Lorenzo D’Anteo – Racconti Domestici – Installation view – Foto Alberto Petrò

Durante l’inaugurazione della mostra, svoltasi il 21 maggio scorso, una di queste creature emerse dalla nebbia del mito si è cimentata in un rituale pagano di suoni e luci. Jacopo Benassi (La Spezia, 1970), con il supporto in console di Canedicoda (Giovanni Donadini), ha messo in scena la sua performance Sosia, ispirata alle vicende del servo di Anfitrione, protagonista dell’omonima commedia di Plauto. Durante l’azione Benassi si muove nello spazio impugnando un flicorno equipaggiato con una macchina fotografica; come Sosia nella commedia ruba la scena ad Anfitrione e si comporta da padrone di casa, allo stesso modo lui accoglie gli avventori sulla porta dello Spazio Contemporanea e li intrattiene-aggredisce con quindici minuti di suoni e flash. Ad un tappeto sonoro di percussioni si sovrappongono le emissioni basse e prolungate dello strumento, che ricordano le sirene delle navi. Mano a mano il ritmo si fa più sincopato, si aggiungono echi ed effetti di distorsione. Aumenta l’intensità; Benassi spreme uno ad uno i suoni dallo strumento, esaurendovi il fiato. Ricerca l’appagamento attraverso la spossatezza. Nel frattempo si muove, si confronta fisicamente con le persone, ormai indissolubilmente parte dell’amalgama “punk-dadaista” (così lui stesso lo definisce) di immagini e vibrazioni acustiche, di gesti e di corpi. Con la reflex ne assorbe l’anima, in cambio del suono. Lo strumento prende e dà, è sede di un flusso estetico bi-direzionale. Nell’oscurità rischiarata solo dalla luce dei flash, le opere di Lorenzo D’Anteo appaiono più che mai come aperture che ammiccano ad altri tempi ed altri spazi. Nelle fotografie alcuni brani ulteriormente ritagliati di quelle istantanee già angosciosamente incomplete divengono sfondo per un altro racconto domestico frenetico e straniante, alla presenza di Sosia, o più precisamente del suo ennesimo alter-ego.

A seguire, l’atmosfera si accende di tinte dionisiache con il live concert di Khan of Finland, musicista electro-acid-techno amico e collaboratore di Benassi sin dai tempi del Btomic. I flash delle fotografie non si interrompono e adesso illuminano le movenze di questo fauno nordico. Impossibile ormai stabilire univocamente il loro ruolo: ausili alla documentazione della performance, metronomi di un ritmo creativo disallineato con quello musicale, segnali visivi che il rituale sta generando nuove immagini, contributi estetici per una commedia degli equivoci. 

Jacopo Benassi, Sosia, with Khan of Finland and Canedicoda, during the opening of Racconti Domesici by Lorenzo D’Anteo at Spazio Contemporanea, 2022, Courtesy the artist.
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