• Katharina Grosse, Ingres Wood (2018), Accademia di Francia a Roma – Villa Medici - Installation view, Foto di Alessandro Vasari
  • Katharina Grosse, Senza Titolo (2013/2018), Accademia di Francia a Roma – Villa Medici - Installation view, Foto di Alessandro Vasari
  • Katharina Grosse, Ingres Wood (2018), Accademia di Francia a Roma – Villa Medici - Installation view, Foto di Alessandro Vasari
  • Tatiana Trouve, Les indéfinis (2017), particolare - Accademia di Francia a Roma – Villa Medici - Installation view, Foto di Alessandro Vasari
  • Tatiana Trouve, Les indéfinis (2017), particolare - Accademia di Francia a Roma – Villa Medici - Installation view, Foto di Alessandro Vasari
  • Tatiana Trouve, Les indéfinis (2017), particolare - Accademia di Francia a Roma – Villa Medici - Installation view, Foto di Alessandro Vasari
  • Tatiana Trove, Notes on sculptures, September 15th, “Jill”, 2016 - Accademia di Francia a Roma – Villa Medici - Installation view, Foto di Alessandro Vasari
  • Tatiana Trouve, Les indéfinis (2017), particolare - Accademia di Francia a Roma – Villa Medici - Installation view, Foto di Alessandro Vasari
  • Tatiana Trouve, Les indéfinis (2017), particolare - Accademia di Francia a Roma – Villa Medici - Installation view, Foto di Alessandro Vasari

Katharina Grosse e Tatiana Trouvé hanno investito gli spazi dell’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici creando un discorso unitario che cerca di portare una certa uniformità di pensiero insieme a differenze di linguaggio e di modalità di espressione.
Emerge in tutto il percorso della visita un certo senso di rovesciamento, che si manifesta in Grosse nella sua volontà di creare una sovrapposizione di spazi e contesti con la specificità di una pratica come la pittura; e in Trouvé, che invece rinchiude nella stabilità e stazionarietà del processo scultoreo.

Il titolo della mostra è Le numerose irregolarità – in programma dal 2 febbraio al 29 aprile 2018 –, come a voler indicare, alla fine, le diverse licenze di cui l’arte consente di servirsi quando si persegue un determinato pensiero, o obiettivo. Nelle prime sale del percorso espositivo troviamo opere di Trouvé come Somewhere in the Solar System e The Great Atlas of Disorientation (del 2017), Notes on sculptures, September 15th, “Jill”“Peter” (del 2016), che sono una sorta di traduzione scultorea di appunti. Sono appunti di viaggio, schizzi di mostre, piccole annotazioni mnemoniche.
Questo si collega con l’attitudine di “scolpire l’eco” di cui si parla nel catalogo della mostra in relazione al lavoro di trouvé. “l’eco […] è un fenomeno fisico che ci permette di capire il rapporto tra lo spazio e il tempo. […] se la prima eco che sentiamo rinvia al presente, quelle che seguono, che le succedono, sono già una memoria di quello stesso presente. In pratica, nel mio lavoro, scolpire l’eco significa creare le condizioni favorevoli a questi spostamenti del tempo nello spazio e concepire, di conseguenza, installazioni, sculture e disegni in cui gli intervalli e le relazioni tra le cose, giocando su fenomeni di ripercussione e riflessione, raddoppiamento e sdoppiamento, lo accolgono e li definiscono. […] a determinare il mio approccio al mondo [sono]una curiosità verso il potere che hanno queste coincidenze, questi slittamenti e gli ‘intramondi’ che si producono quando due spazi, due tempi, due prospettive si sovrappongono e si incastrano gli uni con gli altri”.
C’è nella Trouvé uno studio e un’analisi sul disegno, che sembra poi prendere spazio e corpo in sculture che creano linee metalliche e creano spazi liminali tramite lastre di plexiglass, in cui si creano anche piani temporali diversi attraverso un ritardo della percezione e uno sfasamento della vista.

Katharina Grosse, Ingres Wood (2018), Accademia di Francia a Roma – Villa Medici - Installation view,  Foto di Alessandro Vasari

Katharina Grosse, Ingres Wood (2018), Accademia di Francia a Roma – Villa Medici – Installation view, Foto di Alessandro Vasari

Katharina Grosse mette in atto, invece, un percorso di indagine intorno alla pittura o meglio, utilizzando le parole di Trouvé, “una reversibilità tra pittura, paesaggio e architettura”, un “rovesciamento del paesaggio”.
In mostra troviamo Senza Titolo (2013/2018) e Ingres Wood (2018) in cui si attua una sorta di trasposizione del linguaggio pittorico in elementi scultorei ed ambientali. La pittura non accetta più il concetto di tela bidimensionale e di superficie su cui deporsi, ma cerca un territorio e un contesto in cui stare e prendere forma, appropriandosi dello spazio, modificandone confini e forme. Ne sono un esempio tangibile le opere appena citate: nel primo caso si tratta di un intervento pittorico su un telo di seta che, scendendo dal soffitto, diventa architettonico, ambientale, ma anche ingannevole nella sua capacità e possibilità di creare un margine di spostamento nuovo. Nel secondo caso l’artista crea un’opera totale che diventa spazio essa stessa: la cordonata medicea viene totalmente ricoperta con un telo dipinto con vari colori, su cui vengono adagiati degli enormi tronchi – provenienti dal giardino mediceo e in origine parti di uno dei grandi pini che Ingres fece piantare nel parco di Villa Medici negli anni della sua direzione all’inizio del 1800 – ricoperti poi della medesima superficie cromatica del telo messo a pavimento. Si crea una sorta di univocità tra supporto e scultura, tra colore e superficie, tra forma e contenuto. “Durante il processo tutto viene rovesciato, continuamente. E a quel punto mi lascio alle spalle le nozioni immobili di paesaggio, di pittura o di architettura.  […] Desidero che il mio lavoro sollevi questioni su come potrebbe essere il mondo, qualora le categorie e i limiti fossero ridefiniti dai nostri cambi di prospettiva. […] credo che l’arte sia uno di quei luoghi privilegiati in cui il nostro sguardo può spostarci e il nostro modo di pensare può essere disorientato”.

Tatiana Trové, Notes on sculptures, September 15th, “Peter”, 2016 - Accademia di Francia a Roma – Villa Medici - Installation view,  Foto di Alessandro Vasari

Tatiana Trové, Notes on sculptures, September 15th, “Peter”, 2016 – Accademia di Francia a Roma – Villa Medici – Installation view, Foto di Alessandro Vasari

La mostra è l’ultima delle quattro tappe del cicloUNE, che – ideato dalla direttrice Muriel Mayette-Holtz e curato da Chiara Parisi – è un progetto che, attraverso il confronto artistico, interculturale e intergenerazionale, ha dato vita a collaborazioni e intrecci tra artisti a partire da febbraio 2017. Gli incontri sono stati: Yoko Ono con Claire Tabouret; Elizabeth Peyton con Camille Claudel e Auguste Rodin; Annette Messager con la “presenza” di Balthus.

Katharina Grosse (Friburgo, 1961, vive e lavora a Berlino) ha studiato alla Kunstakademie di Düsseldorf e alla Kunstakademie di Münster. È conosciuta a livello internazionale per i suoi lavori temporanei e permanenti, realizzati in situ, dipingendo direttamente su edifici, architetture e paesaggi. L’artista accoglie gli avvenimenti e gli imprevisti che accadono mentre dipinge, aprendo spazi e superfici alle innumerevoli possibilità percettive del suo privilegiato mezzo espressivo: la pittura. La sua ricerca nasce all’interno del suo studio, dove sperimenta costantemente nuovi materiali e la potenza del colore. Sue opere sono state esposte in numerose mostre personali e collettive in spazi pubblici e privati in tutto il mondo.Tra le personali, quelle presentate al Palais de Tokyo, Parigi (2005); ARKEN Museum for Moderne Kunst, Copenhagen (2009); Nasher Sculpture Center, Dallas (2013); Garage Museum of Contemporary Art, Mosca (2015); Museum Frieder Burda, Baden-Baden (2016). Tra le installazioni site-specific più recenti: The Horse Trotted Another Couple Of Meters, Then It Stopped, per le imponenti architetture industriali di Carriageworks a Sydney, le indimenticabili Untitled Trumpet per la 56a Biennale d’Arte Venezia nel 2015 e Rockaway! per il MoMA PS1 nel 2016.

Tatiana Trouvé (Cosenza, 1968, vive e lavora a Parigi). Tra le mostre collettive ha partecipato alla Biennale d’Arte di Venezia nel 2003 e nel 2007, alla XXIX Biennale di San Paolo nel 2010, alla Hayward Gallery di Londra nel 2010, alla Fondazione Pinault Punta della Dogana nel 2011, alla Biennale di Lione nel 2015, alla Biennale di Istanbul nel 2017, alla Triennale di Yokohama nel 2017 e alla BIENALSUR, la prima Biennale d’arte contemporanea del Sud America, nel 2017. Tra le mostre personali ricordiamo: Double Bind al Palais de Tokyo di Parigi nel 2007, 4 Between 2 and 3 al Centre Pompidou nel 2008, A Stay Between Enclosure and Space al Migros Museum di Zurigo nel 2009, alla South London Gallery nel 2010 e Il grande ritratto, un’ampia mostra ispirata al titolo omonimo del romanzo di fantascienza di Dino Buzzati e concepita in risposta all’architettura della Kunsthaus di Graz nel 2010, il progetto itinerante I tempi doppi, presentato nel 2014 al Kunstmuseum di Bonn, al Museion Bolzano e alla Kunsthalle Nürnberg. The Longest Echo — L’écho le plus long al Mamco di Ginevra è stata la sua prima retrospettiva nel 2014. The Sparkle of Absence è stata invece la sua prima mostra monografica in Cina al Red Brick Museum a Pechino. Il Public Art Fund le ha commissionato Desire Lines per il Central Park di New York nel 2015.
Quest’anno inaugurerà tre monografiche, rispettivamente al Broad Art Museum nel Michigan, al Petach Tikva Museum of Art di Tel-Aviv e al Printemps de Septembre a Tolosa. Vince il Premio Marcel Duchamp nel 2007.

Katharina Grosse, Ingres Wood (2018), Accademia di Francia a Roma – Villa Medici - Installation view,  Foto di Alessandro Vasari

Katharina Grosse, Ingres Wood (2018), Accademia di Francia a Roma – Villa Medici – Installation view, Foto di Alessandro Vasari

Tatiana Trouve, Les indéfinis (2017), particolare - Accademia di Francia a Roma – Villa Medici - Installation view,  Foto di Alessandro Vasari

Tatiana Trouve, Les indéfinis (2017), particolare – Accademia di Francia a Roma – Villa Medici – Installation view, Foto di Alessandro Vasari