Ugo La Pietra. The degrees of freedom,   exhibition view,   Laura Bulian Gallery,   Milan,   26.10.16-27.01.17,   Courtesy Laura Bulian Gallery ,   Milan

Ugo La Pietra. The degrees of freedom, exhibition view, Laura Bulian Gallery, Milan, 26.10.16-27.01.17, Courtesy Laura Bulian Gallery , Milan

Fino al 27 gennaio 2017 la Galleria Laura Bulian di Milano ospita la mostra personale I gradi di libertà di Ugo La Pietra, a cura di Marco Scotini. Proponendo opere degli anni ’70, si vuole dare spazio a lavori creati in “un decennio tra più innovativi e produttivi dell’intera attività di La Pietra” (Marco Scotini), che lo stesso artista chiama I gradi di libertà, per indicare le sue produzioni concepite tra il ’69 e il ’76, di piglio più dichiaratamente concettuale. “Ma più che circoscrivere un periodo, l’espressione ‘gradi di libertà’ indica piuttosto una risposta radicale all’utopia modernista e alla fine dei grandi soggetti collettivi”. I lavori in mostra riflettono le nuove forme di pensiero e azione della modernità, dominate dalla molteplicità di punti di vista, dall’anacronismo dell’esclusività progettuale, dalla sostituzione del “processo di trasformazione con concatenamenti graduali o forme di modulazione” (M.S.).
Ci sono lavori fotografici o testuali, come Itinerari preferenziali (1969), Recupero e reinvenzione (1969/76), Ad ognuno la propria realtà (1972/74) e Viaggio sul Reno (1974), di forte matrice esplorativa, dove emerge e si percepisce l’entusiasmo per la “scoperta di una creatività anonima e di spazi ancora disponibili” in luoghi intatti e vergini. Il discorso prosegue e si avvicina a forme di contemplazione incantata, dove vengono banditi il consueto e il prevedibile per dare risalto alle modulazioni eventuali e idiosincratiche. A tal proposito si faccia riferimento a opere come Il Commutatore (1970), Decodificazione dell’ambiente (1975) e Il desiderio dell’oggetto (1973). Il processo di significazione, nelle opere di questi anni, non è più univoco e monolitico, ma si screzia in più direzioni, traducendo la pulviscolarità e la versatilità della dimensione contemporanea con proposte legate all’architettura e all’urbano: Ugo La Pietra fa aderire la sua ricerca necessariamente ad un mutamento in atto in quegli anni, e non tanto per scelta critica, ma per necessità percettiva. D’altra parte, in un contesto socioculturale in cui i nuovi mezzi di comunicazione stavano dando i primi segni di una trasformazione senza precedenti verso la pluridirezionalità e la transitorietà di contatti, relazioni, notizie, percezioni, l’istinto primo di La Pietra è di ragionare su questo momento realizzando e proponendo quelli che Scotini chiama “modelli”, molteplici e diversamente applicabili: La Pietra è per il curatore un “toolsmaker”, un “costruttore di modelli”.

Ugo La Pietra. The degrees of freedom,   exhibition view,   Laura Bulian Gallery,   Milan 26.10.16-27.01.17,   Courtesy Laura Bulian Gallery

Ugo La Pietra. The degrees of freedom, exhibition view, Laura Bulian Gallery, Milan 26.10.16-27.01.17, Courtesy Laura Bulian Gallery

Non mancano spunti d’indagine intorno alla monodirezionalità dei sistemi informativi, sulla manipolazione delle immagini circolanti da parte dei sistemi di governo, dell’assoggettamento conoscitivo moderato da una cerchia ristretta di persone. Ne riflette, tra gli altri, uno dei suoi lavori più conosciuti, la documentazione fotografica dei tubi di scarico delle acque piovane delle case di Parigi, in cui “I tubi di scarico diventano dei supporti per sostenere «messaggi» i quali, lasciati, vengono letti superando qualsiasi strumento di informazione codificato del sistema”.
L’analisi investe anche il tessuto urbano, che, nelle sue espressioni materiali date da cartelli segnaletici, edifici e abitazioni, diventa uno strumento di gerarchizzazione ambientale offrendosi al passante quali indizi univoci e monoreferenziali. Insomma, tutto quello che ci circonda parla forte e comunica chiaramente: “Cioè questi segnali sono in effetti la formalizzazione di alcune gerarchie sociali o più spesso rappresentano la volontà di imporre, attraverso dei simboli, una serie di valori coi quali si manifesta il processo di condizionamento del nostro vivere sociale nei confronti della logica del «sistema»” (U.L.P.).

Emerge che La Pietra sviluppa un forte senso di scoperta spinto da una necessità conoscitiva a livello urbano: capisce che la città offre una molteplicità di situazioni ambientali in cui si snodano diversi sistemi di vita con differenti metodi d’azione e meccanismi di pensiero. Scopre, insomma, che dietro gli angoli, nei vicoli umidi, negli attici non visibili nascono urgenze e bisogni diversissimi tra loro, incompatibili, inassociabili… Così crea uno strumento, un aiuto percettivo, per adottare e sviluppare più punti di vista e dimensioni sensibili: Il commutatore, un sostegno per vedere il mondo da un’altra prospettiva. “Questo particolare oggetto può essere considerato come lo strumento emblematico di tutto il mio lavoro di ricerca sull’ambiente urbano. Molte volte, attraverso il suo uso, ho visto cose che non erano di immediata lettura, molte volte l’ho fatto usare ad altre persone. Uno strumento di conoscenza, quindi, e propositivo; realizzato in un momento in cui il cosiddetto ‘design radicale’ costruiva oggetti evasivi e utopici” (U.L.P.).

Ugo La Pietra,   On the bench,   1972,   bw print,   Courtesy Laura Bulian Gallery,   Milan

Ugo La Pietra, On the bench, 1972, bw print, Courtesy Laura Bulian Gallery, Milan

Ugo La Pietra,   Il monumentalismo #1 / The Monumentalism #1,   1972,   collage,   cm 53x28,   Courtesy Laura Bulian Gallery

Ugo La Pietra, Il monumentalismo #1 / The Monumentalism #1, 1972, collage, cm 53×28, Courtesy Laura Bulian Gallery

Ugo La pietra,   La grande occasione / The great occasion,   1973,   photo on aluminium,   cm 40x50,   Courtesy Laura Bulian Gallery

Ugo La pietra, La grande occasione / The great occasion, 1973, photo on aluminium, cm 40×50, Courtesy Laura Bulian Gallery