C+C Maxigross Masone 16 agosto 2019 ph. credits Stefano Bellamoli

All’interno della rassegna cinematografica e musicale Balletti Meccanici, il Labirinto della Masone (Fontanellato, Parma) – un luogo-architettura-collezione d’arte incantevole nato dalla mente originale e curiosa del collezionista e promotore artistico Franco Maria Ricci – si è svolta il 16 agosto una serata raccolta, dedicata al progetto artistico “Deserto” del collettivo veronese C+C=Maxigross, che è stata anche un omaggio al labirinto stesso.

Il collettivo inizia a suonare costantemente nel 2011, principalmente nella città di Verona, per poi crescere su scala nazionale ed europea con presenze importanti in festival di ampio respiro e portata, come il Primavera Sound ed Eurosonic. Negli ultimi due anni interrompe la propria attività di organizzatore di eventi, svolta attraverso l’etichetta discografica Vaggimal Records – fondata dai C+C – e di festival come Lessinia Psych Fest e Balera Veronetta. Il gruppo si ritrova però, a un certo punto, come scollegato e lontano dalla comunità e dalla città in cui è nato: nasce così il progetto “Deserto”, che è un album (in uscita a ottobre), un film e un tour di concerti chiamato appunto “Deserto per Verona”. Le date del tour iniziano a maggio e ribaltano fin dall’inizio la tradizionale concezione “estroversa” delle band che cercano visibilità fuori dal proprio territorio: l’originalità del progetto sta piuttosto nella sua natura intima e nell’idea di creare delle date di “prossimità” in luoghi quotidiani, in vie conosciute e sconosciute della città, in botteghe, osterie, biblioteche, aziende agricole, fattorie didattiche e luoghi culturali scaligeri, soprattutto nel quartiere “difficile” e multietnico di Veronetta. Credendo profondamente nella funzione politica, relazionale e sociale del fare artistico, i C+C si ripensano come stimolatori culturali di una città nota per la sua chiusura e le sue politiche (sociali e culturali) conservatrici.

«Tutto inizia da una storia troppo incredibile per non essere raccontata.» spiegano «Un incontro casuale con una narrazione senza tempo […] Un’audiocassetta che abbiamo trovato per caso in un mercatino dell’usato come tanti altri a Verona, senza etichette o indicazioni, con su registrato un racconto letto da una donna anziana.»

Le date dei concerti per Verona non sono ancora terminate e si attendono quelle settembrine: il 20 Settembre lungo Via XX Settembre, il 22 Settembre al Giardino Magenta di Villafranca di Verona e una data finale che sarà una vera e propria Festa di Deserto per Verona.

Frame Deserto C+C Maxigross Stefano Bellamoli
Frame Deserto C+C Maxigross Stefano Bellamoli

Valeria/ATP: Ho avuto la fortuna di passeggiare all’interno del Labirinto della Masone di Franco Maria Ricci a Fontanellato (Parma) e di seguirvi qui nell’unica data fuori Verona del vostro progetto “Deserto per Verona”, il 16 agosto. L’esperienza è stata molto intensa e il luogo scelto davvero speciale: perché una location di questa natura per un lavoro che, in origine, nasce per la città scaligera?
Leggevo in un’altra vostra intervista che la data alla Masone è stata il coronamento del progetto e in questo senso vorrei che mi parlaste della vostra idea di “deserto”.

Ci siamo accorti di essere persi in un deserto solamente poco fa. Per anni, com’è da prassi per i gruppi musicali del nostro piccolo mondo, abbiamo suonato sempre meno nella nostra amata/odiata città di Verona. Affinché nella propria città ogni concerto sia un evento raro e quindi atteso questa è la prassi. Seguendo questa logica di mercato ci siamo accorti, dopo anni, di esserci distanziati troppo dalla nostra comunità. E questo c’è sembrato un grandissimo controsenso, dal momento che la cosa più importante per noi è la condivisione. “Deserto per Verona” sono concerti ed eventi per e con la comunità, in un momento storico in cui secondo noi la comunità è in crisi, divisa, spaventata. Noi, in quanto musicisti, non potevamo fare altro che scendere per strada e mettere a disposizione la nostra arte, le canzoni, assieme alle persone che mettono a disposizione la loro di arte, dal pane alle biciclette, passando per i libri e la salvaguardia dei rapporti umani (il che sembra assurdo che debba essere tutelato da dei professionisti invece che essere naturale, ma ormai è diventato necessario). Questo è il Deserto in cui ci troviamo ancora adesso, dopo trenta eventi tra Verona e provincia. E qui arriviamo al Labirinto della Masone. Questo luogo unico e magico è al centro delle nostre ispirazioni dall’origine di questo progetto, a partire dal fatto che è il labirinto più grande del mondo, a un’ora e mezza da casa nostra. E tutte le persone, le menti, le idee, i sogni e le arti che vi possiamo trovare dentro. Il legame tra il Deserto e il Labirinto lo disse Borges a Franco Maria Ricci un po’ di anni fa.

Poster concerti Verona 2019 Mattia Pasquali

Valeria/ATP: Questa volta partiamo dal dizionario e dalla definizione di [la-bi-rìn-to] s.m. 1 Edifi SIN dedalo: un l. di vicoli; 2 fig. Situazione molto complicata e difficile; 3 Gioco consistente nel trovare il percorso di uscita in un disegno raffigurante un intrico di vie; 4 anat. Parte dell’orecchio interno che svolge la funzione di controllo dell’equilibrio.
Tutte queste definizioni, in un modo o nell’altro, hanno a che fare con gli stessi concetti: orientamento, equilibrio, intrico (sia in senso fisico che metaforico) e dunque movimento, dal fuori al dentro e viceversa. Penso che questi termini si adattino molto bene all’esperienza rituale collettiva che abbiamo vissuto durante il vostro concerto al Labirinto della Masone. Sbaglio? Vorrei che commentaste questa riflessione, spiegandoci anche il legame con il labirinto di Borges.

Borges ha passato tutta la sua lunga vita a creare diversi piani di lettura delle sue opere, traendo ispirazione da ogni possibile cultura, testo sacro, antico e modernissimo, rivoltando il concetto stesso di “finzione”, letteraria e non. Questo è ciò che secondo noi deve fare l’artista. Non solo questo, certo. Ma assolutamente anche questo, sì. C’è bisogno di sognare, di confondere, di spostare la visuale dal dito alla luna. L’Arte permette di vedere il bello anche dove non c’è, perché in realtà è ovunque. Con l’esperienza del concerto al Labirinto a cui hai partecipato, unica e irripetibile come d’altronde è ogni opera d’arte non riprodotta meccanicamente, abbiamo voluto condividere un momento di perdita, viaggio e riconciliazione, con il nostro io e l’altro che ci si ritrova affianco, camminando al buio attraverso un dedalo di bambù. Passaggio fondamentale simbolicamente, come anche pratico della vita di ognuno di noi. Perdersi e ritrovarsi.

Valeria/ATP: Ultima domanda telegrafica: “Deserto per Verona” è anche un progetto di illustrazione, un lavoro fotografico e un progetto video. Manca qualcosa? Come sono legati questi aspetti e come si sviluppano o svilupperanno nel tempo?

“Deserto” è un film, il nostro primo film. “Deserto” è il nostro prossimo disco, il primo veramente in italiano. “Deserto” è un collettivo di persone formate ad oggi da Stefano Bellamoli (foto e video), Anita Poltronieri (grafica), Mattia Pasquali (illustrazioni) e noi musicisti. Non siamo ancora certi che tutto questa esista, ma saremo senz’altro i primi a far sì che diventi percepibile. Ogni elemento di questo progetto è parte integrante del tutto come anche totalmente indipendente. L’unica cosa che chiederemo al fruitore sarà di lasciarsi andare, di perdersi, anche solo per un momento.

Questo il trailer/teaser/prologo del film “Deserto”, il “frammento 00” —

Screenshot Ape D’oro C+ C Maxigross – Stefano Bellamoli
Deserto ph. credits Stefano Bellamoli
Labirinto della Masone – POSTER Mattia Pasquali