• Vyacheslav Akhunov. Lenin's Bay (The bay of the name of V.I.Lenin) Country of Sun, 1981,Paper, watercolor, pen, cm 51x36,5. Courtesy Laura Bulian Gallery
  • Laura Bulian Gallery - La quarta prosa, Installation view
  • Laura Bulian Gallery - La quarta prosa, Installation view
  • Dmitrij Prigov, Bukharin, 1996, mixed technique on newspaper, cm 90x65 - Courtesy Laura Bulian Gallery
  • Laura Bulian Gallery - La quarta prosa, Installation view
  • Babi Badalov, Refugee Refused, 2015, ink on paper, cm 32x24, Courtesy Laura Bulian Gallery - Courtesy Laura Bulian Gallery
  • Laura Bulian Gallery - La quarta prosa, Installation view - Courtesy Laura Bulian Gallery

Laura Bulian Gallery inaugura la nuova sede in – Via G. B. Piranesi, 10 –  ai Frigoriferi Milanesi con un’interessantissima mostra, a cura di Marco Scotini, che indaga le ricerche verbo-visive esteuropee attraverso le opere di quattro artisti, alcuni noti internazionalmente, provenienti da diversi paesi: Vyacheslav Akhunov (Uzbekistan),   Babi Badalov (Azerbaijan),   Vlado Martek (Croatia) e Dmitrij Prigov (Russia), tutti nati tra il 1940 e il 1959. Una panoramica non esaustiva ma fortemente rappresentativa delle ricerche in questo ambito liminare tra visivo e verbale che denotano le peculiari caratteristiche assunte in quest’area geopolitica rispetto alle coeve sperimentazioni europee che si andavano diffondendo negli stessi anni in ambito concettuale.

Nell’Est Europa la riappropriazione del linguaggio e la sua riqualificazione estetico-critica al fine di produrre una comunicazione capace di un’incidenza sociale, la riconquista di una dimensione “popolare” che sfrutta canali alternativi, extra-artistici assume, in contesti di regimi totalitari e di forte controllo sociale e ideologico, una dimensione più radicale rispetto alle coeve esperienze europee, proponendosi come pratica sovversiva e spesso clandestina. Di conseguenza, gli artisti hanno con il potere un rapporto difficile, di opposizione e di forte scontro sconosciuta in Occidente, che ha segnato pesantemente le loro vicende personali: il trattamento psichiatrico per Prigov, la negazione del visto di uscita per Akhunov e la ricerca di asilo politico per Badalov. Di fatto queste pratiche si avvicinano, fino a sovrapporsi talvolta all’azione militante, arrivando, come per Martek, a esiti di attivismo poetico con performance e azioni portate per strada e nelle piazze.

Del resto già la scelta verbo-visiva e l’utilizzo di prelievi dall’universo mediatico – immagini, frammenti, citazioni – implica una prospettiva critica finalizzata allo svelamento della mistificazione operata dalla comunicazione dominante, demagogica e ortodossa e ambisce a proporre nuove interpretazioni e percorsi di senso verso un’eterodossia libertaria e spazi di espressione del dissenso, quindi un’operazione politica, anche se proposta da punti di vista individuali. Oltre all’aspetto sociale, non è secondario quello formale: eredi delle sperimentazioni delle avanguardistiche novecentesche che in ambito sovietico hanno avuto grande sviluppo, in particolar modo nella grafica e nell’arte tipografica, queste ricerche si aprono ad altri ambiti disciplinari e ad altre influenze storico-artistiche come, nel caso della ripresa della scrittura manuale, le arti calligrafiche tradizionali in Akhunov o le suggestioni pop e di arte urbana in Badalov o ancora a commistioni performative e teatrali come in Martek.

Esposizione - La Quarta Prosa,   Courtesy Laura Bulian Gallery

Esposizione – La Quarta Prosa, Courtesy Laura Bulian Gallery

La Quarta Prosa si presenta quindi come un’antologia del dissenso poetico. Le opere dei quattro artisti sono organizzate nel grande spazio espositivo come delle personali, con una notevole selezione che permette di cogliere la cifra stilistica di ciascuno. L’uzbeko Akhurov è presente con una serie di lavori in cui è protagonista la scrittura manuale che diventa un tappeto visivo, una texture che fa da sfondo a un collage di magniloquenti emblemi dello stato sovietico. Il contrasto tra i testi e le immagini di propaganda è ironico e dissacrante. È una sorta di taccuino ribelle: la forma del foglio di appunti è una scelta privilegiata dell’artista che presenta anche due tra i suoi libri autoprodotti. Il croato Martek, filosofo poeta e libraio, invece espone un’installazione complessa che si sviluppa lungo una parete e in alcune teche dove sono mostrati materiali di varia natura: collage fotografie, disegni, manoscritti e volantini. Nella sua pratica, che definisce Pre- Poesia, la scrittura e l’immagine sfociano nell’azione pubblica, si contaminano con il gesto e la parola, per aspirare alla ricostruzione del mondo. L’azerbaigiano Badalov porta avanti una poetica trasversale che unisce scrittura e disegno adottando uno stile spontaneo vicino alle espressioni della cultura di strada. La sua è una costante interrogazione sulla lingua intesa come barriera e strumento di selezione ed esclusione, che va superato con la contaminazione – di più lingue ma anche di vari linguaggi – arrivando recentemente, anche a sperimentazioni audio.

Di notevole interesse, la selezione di lavori di Prigov, scrittore artista ma soprattutto dissidente politico, scomparso nel 2007. A lungo perseguitato dal regime sovietico, l’artista fu arrestato e internato per breve tempo in un ospedale psichiatrico a causa di una sua performance di affissione pubblica di poesie sovversive. Qui sono esposti una serie di lavori tra i suoi più noti, realizzati utilizzando come supporto le pagine della “Pravda” scelte in base a eventi e notizie ritenute importanti sulle quali scriveva a penna denunciando gerarchi e responsabili di partito o omaggiando personalità della cultura letteraria. Il lavoro richiama i samizadat, autoproduzioni clandestine sviluppatesi in area sovietica, che permettevano la circolazione di scritti proibiti – sia di opposizione politica ma a carattere religioso, poiché le confessioni erano generalmente osteggiate – diventata un fenomeno sociale tra gli anni cinquanta e gli anni sessanta del Novecento, a cui Prigov prese parte attivamente.

Una rassegna delle esperienze di confine tra immagine e scrittura e tra arte e politica che hanno segnato la cultura contemporanea est-europea negli ultimi anni.

Fino al 25 marzo 2016

Vyacheslav Akhunov,   The Cuban people will live under Communism. 1987,   Printed paper,   pen,   cm 21x18,  2,   Courtesy Laura Bulian Gallery

Vyacheslav Akhunov, The Cuban people will live under Communism. 1987, Printed paper, pen, cm 21×18, 2, Courtesy Laura Bulian Gallery

Vlado Martek,  Construction-deconstraction-construction,   courtesy Laura Bulian Gallery

Vlado Martek, Construction-deconstraction-construction, courtesy Laura Bulian Gallery