Installation view – La Plage, 2019, ZERO…, Milan. Credits Roberto Marossi

Lo storiografo greco Senofonte nel IV secolo a.C scrive una delle sue opere più celebri, l’Anabasi, in cui racconta la storia dei Diecimila, un’armata di mercenari greci organizzata da Ciro il Giovane per usurpare il trono di Persia al fratello Artaserse II. In uno dei passi più famosi i soldati greci, con al comando lo stesso Senofonte, stremati dalla lunga spedizione in Asia arrivano alla vetta del monte Teche dove hanno una visione di salvezza: “Thálassa! Thálassa!” (in italiano “Mare! Mare!) iniziano a gridare abbracciandosi.
Il mare, da sempre paesaggio onirico, legato alla magia, alla mitologia e al viaggio, nelle narrazioni contemporanee che ci accompagnano quotidianamente diventa scenario spesso di morte, pericolo e disuguaglianza. L’inquinamento degli oceani, il surriscaldamento globale e i fenomeni migratori sono temi di grande urgenza per la nostra società e il nostro pianeta: i desideri e le paure che derivano dai cambiamenti ambientali e geopolitici mettono in crisi il concetto di confine a favore di una visione più fluida e sfaccettata.

L’eterogeneità degli elementi presenti in La Plage – mostra ospitata alla galleria ZERO…, fino al 18 gennaio 2020 – riflettono sul rapporto tra centro e periferia, attività e stasi attraverso l’immagine di un paesaggio sommerso, annegato e riemerso dalle onde di un tempo teso verso il futuro. Approdati sulle sue sponde, le lanterne magiche di Anicka Yi (Releasing The Human From The Human, 2019) attirano gli insetti e i viaggiatori solitari che, superata la soglia, si scontrano con la zattera di Giuseppe Gabellone (Untitled, 2018), una stratificazione di cellulosa resinata che sembra rappresentare gli ultimi rigagnoli d’acqua sulla terra ferma.

Installation view – La Plage, 2019, ZERO…, Milan. Credits Roberto Marossi
Giuseppe Gabellone, Untitled, 2018, 60 × 188 × 168 cm, carta, resina acrilica, fibra di vetro, pigmenti, bamboo, legno, corda di cotone, cortesia dell’artista e ZERO…, Milano. Credits Roberto Marossi
Cally Spooner MM7H, MM12H, MM4H, 2019, variable dimensions, British sterling silver, courtesy of the artist and ZERO…, Milan. Credits Roberto Marossi

Più avanti le tre saponette d’argento di Cally Spooner (MM4H, MM12H, MM7H, 2018 – 2019) appaiono usurate e abbandonate in un paesaggio malinconico suggerito dal dipinto di Victor Man (Hand and Foot after I. Andreescu, 2019), realizzato per la mostra. Una volta addentrati in questo territorio misterioso e a tratti sinistro, Riccardo Benassi (Daily Desiderio Domestico, 2019) riflette sulla memoria, personale e collettiva, e ci regala un messaggio testuale per ogni giorno della sua vita. Il tempo diventa dimensione imprescindibile anche nel lavoro di Nancy Lupo (U, Bench, 2019) che riduce in scala le panchine della stazione Termini, elementi di stazionamento di luoghi di passaggio, su cui il visitatore è invitato a sedersi. Micol Assaël (Ri, 2019; A, 2007-2014) attraverso una stratificazione di materiali diversi, testi antichi e elementi installativi invita all’ascolto di noi stessi e di ciò che ci sta intorno mentre Olivia Erlanger (Pergusa (Deep Blue),2019) dona all’ambiente un pizzico di magia: al centro della sala una coda di sirena penzola da una lavatrice trasformando il banale in fatato. Ann Greene Kelly (Untitled, 2019) lavora il gesso e trasforma due sedie in plastica in una scultura decadente che dialoga con le immagini oniriche, ma allo stesso tempo domestiche, dell’artista americana Brandi Twilley (Plane Crash Survivors, 2016). Infine, il video di João Maria Gusmão e Pedro Paiva (A Imagem dos vampiros não aparece no espelho, 2019) indaga la figura mitologica del vampiro e dona all’ambiente un carattere ermetico.

Il progetto riflette sulla magia e l’incanto di spazi che, in apparenza meno iconici e più difficili, possono diventare luogo di rinascita. Ripensare il concetto di confine significa comprendere che viviamo all’interno di un mondo in continuo movimento e ci permette di aspirare a un’emancipazione economica, culturale e politica in risposta ai muri fisici e sociali e combattere quel potere disciplinante che, come ci ricordano Deleuze e Guattari, agisce tutt’ora per contrastare la mobilità e la libertà dei corpi nel contesto contemporaneo.

Installation view – La Plage, 2019, ZERO…, Milan. Credits Roberto Marossi
João Maria Gusmão, A imagem dos vampiros não aparece no espelho, 2019, ed. 1/6 + II AP, 16mm film, color, no sound. 2’35’’, courtesy of the artist and ZERO…, Milan. Credits Roberto Marossi
Olivia Erlanger, Pergusa (Deep Blue), 2019, 205 × 100 × 51 cm, washing machine, silicone, polystyrene foam, MDF, Playwood, courtesy of the artist and ZERO…, Milan. Credits Roberto Marossi
Nancy Lupo, U, 2019, 113 × 85 × 17 cm, Toilet paper, bamboo skewers, bass wood, Elmers School Glue, 9B Graphite Pencil, courtesy of the artist and ZERO…, Milan. Credits Roberto Marossi
Riccardo Benassi, Daily Desiderio Domestico, 2019, 48 × 96 cm, display a LED, CPU, modem Wi-Fi, Carter metallico RAL5019 opaco, software, cortesia dell’artista e ZERO…, Milano. Credits Roberto Marossi