Josèfa Ntjam – MÉLAS DE SATURNE Film co-prodotto con Sean Hart, 11’32min, 2020

Dopo la pausa estiva riprende il fitto programma di appuntamenti dell’iniziativa romana Hidden Histories – Pratiche performative nello spazio pubblico. Il progetto, a cura di Sara Alberani e Valerio Del Baglivo (LOCALES) – in collaborazione con Marta Federici – nasce con l’obiettivo di riflettere sull’eredità storica della città, proponendo un calendario di eventi sempre aperti e gratuiti. Se l’intento è quello di riappropriarsi dello spazio, dopo la reclusione forzata dell’ultimo anno e mezzo, Hidden Histories lo fa selezionando accuratamente personalità artistiche in grado di occuparlo quel mondo esterno, coinvolgendo il pubblico in diverse atività fra performance, talk, passeggiate nella città. In un processo di decostruzione di quel pensiero influenzato dalla cultura dominante dei sistemi egemonici, Hidden Histories mette le basi per un nuovo linguaggio, con l’obiettivo di raccontare le grandi narrazioni della storia a partire dall’elaborazione di un nuovo codice di comunicazione. 

Il mese di settembre si apre con la magnetica performance Watery Thoughts dell’artista francese Josèfa Ntjam, classe 1992, artista, performer, poetessa. Una figura poliedrica, in grado di plasmare storie costruite con l’ausilio di una pratica complessa, in cui scultura, fotomontaggio, video e suono si incontrano. In occasione della sua presenza romana la Ntjam porta avanti la sua riflessione su temi importanti, quali l’origine, la razza, l’identità di genere. Nella suggestiva cornice del Museo Nazionale Romano presso le Terme di Diocleziano, Ntjam conduce il visitatore in un viaggio che attraversa livelli temporali diversi, completamente immersi nella storia collettiva che questo luogo così importante rappresenta. I materiali utilizzati per le sue opere vengono da libri di scienze sociali e da internet, fonte inesauribile di risorse per la costruzione di mondi futuristici. Ancora una volta torna un tema molto presente nella produzione dell’artista, quello dell’acqua, che porta con sé significati molteplici: storia, antropologia, narrazione si intrecciano nel mare, che accompagna il viaggio di una nave circondata dall’oscurità del mare, in una notte senza luna. Acqua che rimanda alla dimensione oceanografica, che è tanto un luogo in cui non esistono più barriere, quanto cimitero delle speranze, non luogo di lunghe traversate senza mai un arrivo, simbolo della schiavitù di donne vittime della schiavitù che avevano condotto le rivolte anticoloniali nel continente africano. Un mondo fatto di storie personali che incontrano narrazioni collettive, che l’artista mette insieme nel costruire nuovi mondi, il cui luogo d’eccellenza è il mare. 

Josèfa Ntjam, Luciferin Drop, 2020, glass, metal, plastic _ Myceaqua Vitae, video installa- tion, Collection of the artist. Photo_ Tim Forbes.

It is in the blackness of abysses that I discovered how to express myself. From the dormant darkness to the off-center lights of my invertebrate friends. I take the plunge, whirring from bass to bass, the Dracxyian people accompanying me. 

In una moderna Atlantide, sprofondata nel bel mezzo dell’Oceano Atlantico, si trova la piccola Drexciya, in rappresentanza di tutte le bambine morte nel tentativo di attraversare la distanza inesorabile che divide dalla salvezza. Dai mosaici che decorano le antiche Terme romane e la loro destinazione d’uso originale prende spunto la storia nella storia che Josèfa Ntjam narra con il suo ritmo pulsante, sulle note di un assemblaggio di campionature di suono, l’eco della sua voce, l’accompagnamento musicale di un clarinetto. Insieme all’acqua anche la conchiglia, elemento simbolico che torna continuamente, insieme tesoro del mare, inabissato e conservato per secoli, e eco sonora di mondi lontani.

Me move foward, replacing our flags with these avatars and unidentifiable hashtags. But who are you? They, we, you, I, I, I… I speack for myself, my body network. I am not one, I would even say that my body was boned to transport in my dripping hide some subterranean revolts. 

Il passato incontra il presente, mentre video, suono e parola si fondono a costruire un nuovo livello nella stratificazione temporale e nella stratificazione di senso. In un luogo destinato a essere custode di una collezione museale, livelli temporali diversi si intrecciano e si accavallano, interrogandosi sul canone della classificazione dei beni artistici. 

What is beautiful about cosing your eyes? 

Do I have to write a poem so you can understand that my past and my present life are one and the same? […] yet I read, but whose words feed too many hopes, my spirits and ancestors who suddenly find themselves clinging to a mobile terrain, a terr-I-tory. 

Mitologia, religione, filosofia, storia convergono in questa nuova memoria che Josèfa Ntjam continua a scrivere, mettendo in discussione il concetto stesso dell’origine. La performance è in collaborazione con il Museo Nazionale Romano e Villa Medici – Accademia di Francia a Roma ed è resa possibile grazie al sostegno di Roma Culture, in collaborazione con SIAE.
Il prossimo appuntamento in calendario, che avrà luogo presso la nuova sede di NABA – Nuova Accademia di Belle Arti a Roma, è con l’artista Leone Contini.

Josèfa Ntjam, La Manutention, Palais de Tokyo, performance, 2020, photo Paul Fogiel