• In The Reading Room of Hell, Installation View A plus A, Venice_ph. Karolina Sobel
  • Agnes Moraux, Back Home at the O.R.G.Y., 2017, 66,5 X 52 cm, and coloured ink on paper - A plus A, Venice_ph. Karolina Sobel
  • In The Reading Room of Hell, Installation View A plus A, Venice - ph. Karolina Sobel
  • Claire Potter, Calico 2017, Performance in A plus A, Venice_ph. Karolina Sobel
  • In The Reading Room of Hell, Installation View A plus A, Venice_ph. Karolina Sobel
  • Eileen Agar, The Witch Collage, 1974, Installation View A plus A, Venice_ph. Karolina Sobel

In the reading room of Hell     In the club
for science-fiction fans
On the frosted patios     In the bedrooms of passage
On the iced-over paths     Where everything finally seems clearer
and each instant is better and less important
With cigarette in mouth and with fear   Sometimes
green eyes     And 26 years old     Yours truly

Roberto Bolaño, In the reading room of hell

La scrittura appartiene all’arte contemporanea più di quanto i suoi operatori la padroneggino consapevolmente. L’interesse non risiede tanto nel suo valore comunicativo, che francamente si assume al crescere delle competenze richieste per qualsiasi settore, ma nell’attenzione rivolta alla scrittura come strumento critico, narrativo e culturale.
Nonostante risulti impossibile definire un genere letterario, è più probabile individuare le caratteristiche contestuali e formali in grado di qualificare chi scrive e chi legge; artisti e critici, insieme al loro pubblico di lettori, sono sempre più numerosi sulla carta stampata mentre, non altrettanto facilmente, gestiscono lo spazio fisico del museo o della galleria.

Adagiate sulle sensibili prerogative concesse all’arte, i testi prodotti dall’artista differiscono nei propositi dalla forma saggio perdendone la classica connotazione scientifico-informativa a favore della completa finzione – non per forza invenzione – dei contenuti. Trattasi di una metodologia fortunata che trova la sua ragion d’essere nei pochi versi di Roberto Bolaño che danno il titolo al club per gli amanti della fantascienza in scena alla Galleria AplusA di Venezia.
A scrivere di In The Reading Room of Hell, si sente il peso dei contenuti appena descritti abbinati alla stima per chi li ha legittimati e convogliati in un progetto denso e autorevole. Ci si confronta cioè con i curatori Alun Rowlands e Matt Williams, insieme editori di NOVEL, un progetto editoriale che si prefigge di pubblicare la scrittura come prodotto culturale svincolata dall’obbligo ingannevole di comunicare.

Difatti la mostra all’AplusA di Venezia potrebbe essere il colophon di un nuovo numero del magazine, con un paradosso: interpretare il tema della scrittura quasi senza utilizzarla. D’altronde qualsiasi messinscena ha uno script che scompare al pubblico: un originale, in grado di costruire un legame sintattico tra le opere. Ma volendo insistere, una giustificazione a questa assenza risiederebbe nel gioco della fantascienza, nell’interpretazione della finzione, forse nel recupero della cacofonia che inevitabilmente nasce dall’accostamento di esperienze differenti; certo è che che le scelte curatoriali e il percorso costruito smettono di essere didascalici lasciando allo spettatore la libertà di leggere la mostra. Con uno strumento proprio: l’esperienza, tutta e senza retorica.

 In The Reading Room of Hell, Installation View A plus A, Venice_ph. Karolina Sobel

In The Reading Room of Hell, Installation View A plus A, Venice_ph. Karolina Sobel

Sebbene una scenografica vetrina accolga le sospensioni di Elaine Cameron-Weir, le sue impronte in peltro e latex (Wave from walks the earth, 2017) non costituiscono l’origine concettuale che cerchiamo: piuttosto lo è uno strano disegno in punta d’argento, che descrive un corpo esile, sottile e quasi emaciato. Spetta infatti a Julien Nguyen giustificare una narrazione che da Our only weapon is your entire life (2015) torna al testo che ne ha prodotto il titolo (My whole world, Hardy Hill) per poi rivolgersi allo spettatore come invito alla celebrazione del sé, del corpo e dell’erotismo – individuali e collettivi –. Solo allora la strana figura prende i connotati fantascientifici del mitologico mangiatore di loto (un fiore in grado di cancellare la memoria) e la fantasia del lettore può essere sfogata.

Una prospettiva che adesso conferisce valore fisico – quasi carnale – anche al lavoro della Cameron-Weir, o ai vicini props di Calico, contributo performativo di Claire Potter. Un giubbotto da lavoro e una serie di fogli riempiti con parole in alliterazione, lette e ritmate dall’artista all’inaugurazione, ricordano la libertà che il testo e la sua interpretazione subiscono nel dominio artistico. Con la stessa veemenza i volti abbozzati da Eileen Agar e Jean-Marie Appriou esprimono surrealismo: la prima nella storica appartenenza al movimento, il secondo nell’alchemica stratificazione vitrea di Marble (2017), in grado di rispondere alle sollecitazioni di Nguyen con potere quasi esoterico.

Scritte o meno, è ora evidente che le opere declinino la sensibilità sul sociale e sul corpo, sulla sessualità e sul genere. Dunque tutto sembra farsi meno fantascientifico nei formulari ad olio di Simon Thompson (About you and your partner e About children continue, 2017) o nella serie Zippers (2016) di Henrik Olesen: qui la fantasia è quella sociale, delle uguaglianze di ruolo e genere. Oppure è un elogio alla sessualità Spermatorrhea (2017), dove anche il calco di una bambola in polietilene può diventare erotico come la disfunzione cui il titolo allude, per tanto tempo considerata malattia; o Modem (2014) di Luiz Roque, un elegante elogio all’artificio del corpo, dove un uomo in latex scimmiotta il corpo assessuato di una statua danzandogli esplicitamente attorno; o infine Patrick Procktor, i cui disegni riflettono una temperie sociale e una sensibilità in grado di essere ancora contemporanea.
Ad ogni modo un lettore di spirito lo capisce presto: giustificati dalla scelta di usare Bolaño come incipit curatoriale e approfittando di una breve incursione nelle parole spese dalla critica per l’autore cileno, In The Reading Room of Hell è simile a una ragnatela o un labirinto: è tessuta sulla libertà dei tempi letterari, adopera registri narrativi differenti, è disseminata di tracce, indizi, sintomi che ne fanno un unico organismo corale.

In The Reading Room of Hell
a cura di NOVEL (Alun Rowlands e Matt Williams)
A plus A Gallery – San Marco 3073, Venezia
Fino al 12 maggio 2018

Julien Nguyen, Our Only Weapon is your entire life, 2015, 60 x 60 x 4 cm, oil and silverpoint on panel, brushed steel frame_ph. Karolina Sobel

Julien Nguyen, Our Only Weapon is your entire life, 2015, 60 x 60 x 4 cm, oil and silverpoint on panel, brushed steel frame_ph. Karolina Sobel

Jean-Marie Appriou, Marble, 2017, In The Reading Room of Hell, Installation View A plus A, Venice _ ph. Karolina Sobel

Jean-Marie Appriou, Marble, 2017, In The Reading Room of Hell, Installation View A plus A, Venice _ ph. Karolina Sobel

Julien Nguyen, Our Only Weapon is your entire life, 2015, 60 x 60 x 4 cm, oil and silverpoint on panel, brushed steel frame_ph. Karolina Sobel

Julien Nguyen, Our Only Weapon is your entire life, 2015, 60 x 60 x 4 cm, oil and silverpoint on panel, brushed steel frame_ph. Karolina Sobel