Giuseppe Abate -Il Damerino, 2019 -  Installation view - ADA Roma

Giuseppe Abate -Il Damerino, 2019 – Installation view – ADA Roma

Chi è il damo se non un bellimbusto? Dov’è l’ostentazione se non nei ricami? E quella carta da parati? Un po’ lauta forse, ma armoniosi e ridondanti ne sono gli arabeschi. Cosa dire di questa casa così ben curata, così attenta e piena di parsimonia. Dove starà il damerino! Nel pieno delle sue avance ci ha lasciati soli nello spazio dell’artificio.

Prima di iniziare con la mostra di Giuseppe Abate, ospitata fino al 23 marzo nella nuova sede di ADA, mi piacerebbe partire da un’immagine. Quella in cui, nel celebre romanzo A ritroso, Huysmans descrive l’incredibile potenzialità di un mazzo di fiori artificiali, i classici fiori in tessuto, abilissimi nella loro veste, di mimare il reale. Il piacere idilliaco, parzialmente erotico, inebria i nostri orifizi nasali pur non producendo nulla.
Così è il nostro damerino, la seduzione dell’abito che fa chiaramente il monaco. La sua è un’istanza confortante, la sua presenza ti fa sentire meglio, ma forse solo per una frazione di tempo impalpabile.

Infatti, il motto che ci accoglie su uno stendardo pieno di daini nel bel mezzo di un bosco ricamato recita: One happy world brings blessings of joy to all mankind. Non si tratta in effetti di una bella favoletta, il romanzo da cui la citazione è estrapolata parla di fantascienza. Time out of joint di Philip K. Dick. Il tempo si è spezzato ed è ora giunto il momento di svelare il camuffamento del nostro damerino.

Giuseppe Abate, Bu! 2019 ADA Roma

Giuseppe Abate, Bu! 2019 ADA Roma

Giuseppe Abate -Il Damerino, 2019 -  Installation view - ADA Roma

Giuseppe Abate -Il Damerino, 2019 – Installation view – ADA Roma

La sua maschera è quella di un caimano piumato, a cui si susseguono i volti-personaggi di innumerevoli altri animali e umani. Il conflitto è sempre in atto: in uno specchio, davanti a un altro gallo, nella testa mozzata di una tigre a terra e infine di fronte al tremendo, e anche forse un po’ pacato, cacciatore.

 Insieme a questi cinque disegni, si fronteggiano nella sala due altri ricami. Su una seta proveniente dall’Assam, bombole rosse Indane decorano il bordo del tessuto. Sull’altra dal lato opposto, pantere e stelle generano motivi ornamentali.
Resta un abbecedario giocoso che propone per ogni lettera dell’alfabeto un prodotto di consumazione industriale. Aia, Barilla, Chupa Chups, Del Monte, Esta The, Findus, Gallo, Haribo, Illy, Jagermeister, Knorr, Lyso Form, Moretti, Nutella, Oral B, Pringles, Q8, Rio mare, Simmenthal, Tic Tac, Uliveto, Vetri, Wc Net, Xanax, Yoga e infine Zuegg.

È poi il tessuto, ricamato con i mille gusti più uno delle patatine che in India colorano l’ambiente a portare avanti il camuffamento. E sebbene il paese si presenti nel nostro immaginario come il più colorato che ci sia, in realtà lo sfondo di questi pacchettini tutti differenti è piuttosto grigio.

Ritornando alla carta da parati, nella sua maestosità, se vista da vicino, sviscera la sua reale natura. Realizzata con l’argilla, una volta lavata trasforma il decoro alla parete in un muro sporco.

Giuseppe Abate - Panther And Star, 2018 - ADA Roma

Giuseppe Abate – Panther And Star, 2018 – ADA Roma

Giuseppe Abate, Il Damerino, 2019 - ADA Roma

Giuseppe Abate, Il Damerino, 2019 – ADA Roma