Tríptiko. A vision inspired by Hieronymus Bosch – KARMACHINA- courtesy Fundación Princesa de Asturias e Museo Nacional del Prado di Madrid

Dopo un’edizione interamente online, torna a Forlì dal 24 al 26 settembre Ibrida – Festival Internazionale delle Arti Intermediali, l’evento nato nel 2015 per esplorare e diffondere le più recenti produzioni e ricerche nell’ambito della video arte. Inglobando in modo del tutto naturale i linguaggi della performance e della musica, Ibrida intende indagare le possibilità dei media, non solo digitali. A mettere in luce tale approccio, oltre ad una programmazione nella quale passato e futuro, tradizione e sperimentazione si incontrano, c’è il format di questa sesta edizione pensata in forma “mista”: agli eventi in presenza che avranno luogo negli spazi dell’EXATR di Forlì, si aggiunge una proposta artistica interamente pensata per l’online e che non sarà possibile vedere in sala. Una situazione obbligata lo scorso anno che ha accelerato una scelta curatoriale che i direttori artisti Francesca Leoni e Davide Mastrangelo dell’associazione culturale Vertov Project prevedevano già come evoluzione naturale dell’evento. E proprio all’aumento di velocità è dedicata questa nuova edizione dal titolo “Accelerazione intermediale” tra live, proiezioni, installazioni, incontri. Un’edizione che intende mettere in luce come il linguaggio artistico sia da sempre capace di riflettere – e in buon parte anticipare – la realtà, e che quest’anno dedica particolare attenzione alla specificità dello sguardo femminile sulla contemporaneità con quattro monografiche dedicate a Francesca Fini, Kika Nicolela, Francesca Lolli e Elisa Giardina Papa.

Per la sesta edizione di Ibrida Festival avete scelto come titolo “Accelerazione intermediale” definendola come un’edizione che tenta di tradurre in proposta culturale l’accelerazione digitale alla quale abbiamo assistito nell’ultimo anno/anno e mezzo. Ci potete dire di più?

La digitalizzazione dei segnali sta avvenendo su larga scala in vari campi. Abbiamo tutti un’identità digitale, un fascicolo elettronico sanitario, o per lo meno un avatar sui social. Questo è un dato di fatto, stiamo subendo un’accelerazione senza precedenti, dovuta anche all’attuale situazione pandemica. L’artista di solito anticipa i fenomeni contemporanei e le psicosi collettive. Secondo un nostro screening c’è una tendenza accelerazionista su più fronti, soprattutto per quanto riguarda gli artisti della rete. L’elemento di congiunzione resta l’ibridazione dei linguaggi, la digitalizzazione di tutti i segnali, attiva già da decenni. L’accelerazione intermediale di cui parliamo noi è prettamente legata ai codici (al linguaggio): in campo artistico non è certo una novità. Per questo ci limitiamo semplicemente a registrare il fenomeno in maniera analitica, anche grazie all’ausilio di critici, artisti ed esperti del settore.

Cosa significa per voi costruire e realizzare un festival come Ibrida dopo un periodo che in qualche modo ha costretto tutti a fare i conti con le possibilità e i limiti del digitale?

Cerchiamo di guardare al digitale sempre come un’opportunità, nonostante i rischi. Stiamo vivendo un momento storico molto particolare: sono in essere cambiamenti “epocali” che ci segneranno e ci spingeranno verso nuove frontiere. Il nostro festival ha lo sguardo fisso sul presente, per questo cerchiamo di adattarci, in qualche modo, alle sfide che si manifestano cercando di essere presenti online, ma soprattutto fisicamente: non basta vivere un’esperienza solitaria attraverso uno schermo, bisogna condividerla con un altro corpo per poterla assorbire appieno. Il digitale è un ponte, a ciascuno la possibilità di sfruttarlo al meglio. Dalla scorsa edizione abbiamo attuato diversi cambiamenti, con l’avvento della pandemia. In primis l’utilizzo delle stanze digitali “Ibrida live”, stanze virtuali attive anche quest’anno, ma che presenteranno una selezione video e performativa esclusiva, che non vedrete al Festival in presenza.

Francesca Leoni e Davide Mastrangelo – ph Consuelo Canducci – courtesy Vertov Project
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A proposito di questa piattaforma Web permanente “Ibrida live” suddivisa in stanze: come funziona e che ruolo/peso ha prima nell’ideazione e poi nello svolgimento dell’evento?

Ibrida Live è nata lo scorso anno dalla necessità di portare una parte del nostro Festival online. Era una cosa che prima o poi sarebbe successa, la pandemia l’ha solo, in qualche modo, accelerata. Molti dei nostri artisti lavorano e fruiscono della rete come luogo per le loro mostre e opere, come per esempio i post internet artist di cui potrete trovare traccia nella selezione di Piero Deggiovanni. Quindi abbiamo creato tre stanze (Red Room, Green Room e Blue Room) e una stanza live (Live Room). Nelle prime tre stanze abbiamo fatto confluire le nostre selezioni video, fruibili liberamente durante tutto il periodo del Festival. Nella stanza “live” abbiamo programmato una performance in streaming, un vero e proprio appuntamento online fruibile tramite un biglietto e con ora e data ben precise. Quest’anno torniamo completamente in presenza, ma non abbiamo abbandonato le stanze digitali. Le utilizzeremo in modo differente. La performance in streaming verrà affidata a Francesca Fini, che direttamente da Santo Domingo performerà nella stanza “live”, giovedì 23 settembre alle 20.30, Wild paint: è una performance di action painting ‘aumentato’, davanti ad una parete di carta bianca, l’artista si cimenterà in un’opera di pittura dal vivo, ogni suo gesto e ogni colore utilizzato produrranno in tempo reale suoni generativi e animazioni grafiche che si sovrapporranno alla componente fisica e ai materiali organici, creando una seconda partitura aumentata dell’opera. Le stanze conterranno alcuni lavori di videoarte della stessa artista e rimarranno disponibili liberamente fino alla mezzanotte del 26 settembre. Lo scorso anno abbiamo avuto diverse visualizzazioni da tanti Paesi, quindi abbiamo deciso che una parte del nostro Festival continuerà a vivere online anche nelle future edizioni, magari in una nuova forma Ibrida dei due mondi.

Ibrida è un evento dedicato alla video arte, ma che propone all’interno del suo programma anche performance e musica. Come sarà il programma di questa edizione?

Quest’anno abbiamo un programma molto variegato e ricco. Oltre alle proiezioni di videoarte, provenienti da oltre trenta Paesi, il Teatro Tenda ospiterà all’interno del Festival cinque live. Ibrida, infatti, contempla e presenta ogni forma di interazione con il video, anche in relazione con la performance (teatrale o musicale), l’importante è che utilizzi l’audiovisivo come parte integrante dell’opera e non come decorazione fine a sé stessa. Partiremo venerdì 24 settembre con “Tríptiko. A vision inspired by Hieronymus Bosch” un concerto multimediale concepito e realizzato dallo studio Karmachina in collaborazione con la band Fernweh, realizzata in occasione dei Premios Princesa De Asturias 2019 (Oviedo, Spagna). Si tratta di un viaggio audiovisivo della durata di 30 minuti in cui si alternano momenti più figurativi, dove più evidente è il rimando alle tavole di Bosch, ad altri più astratti, che evocano liberamente la natura visionaria e lisergica dell’opera del maestro fiammingo. Seguiremo con Dj Balli, “SBRANG GABBA GANG”, un dj-set di dj accompagnato dai visuals di Teresa Prati che illustrerà attraverso bordate di cassa in 4/4 quanto le serate futuriste e le piramidi gabber abbiano in comune e come l’intona rumori di Luigi Russolo possa intonare anche il tipico “ballo del gabberino”, chiamato in olandese Hakken. Sabato 25 avremo “Altered Ego”, A/V performance del duo Apotropia, Antonella Mignone e Cristiano Panepuccia, che esplora la (de)materializzazione digitale dell’identità umana, seguiti dai Muvic on Olypmpia (Andrea Lepri e Paolo Baldini) in un’interazione tra musica e film (Olympia di Leni Riefenstahl), dove il re-sampling audio e la manipolazione delle immagini seguono una nuova struttura sonora. Infine domenica 26 cambiamo registro e ci avviciniamo alle ibridazioni tra teatro, cinema e musica in “Non troverete nulla di me in questo film”, con la regia di Cosimo Terlizzi. Lo spettacolo mette in relazione gli articoli pubblicati all’uscita del film Cenere (1916) e le lettere di Eleonora Duse alla figlia, testi che diventano voce dell’unica testimonianza cinematografica dell’attrice. Una voce che, interpretata da Fiorenza Menni in dialogo con la sonorizzazione dal vivo di Luca Maria Baldini, fa emergere tutta la forza della Duse concedendo un nuovo e sorprendente senso ad uno dei film più controversi della storia del cinema muto.

DJ Balli a courtesy Riccardo Balli

La sezione dedicata alle “proiezioni” è stata costruita in parte tramite un’open call internazionale. In base ai progetti ricevuti che avete visionato: qual è lo stato attuale della video arte nel mondo?

Le tendenze e le tecnologie corrono e si evolvono così velocemente che è difficile restare sempre al passo, se non continuando a studiare e immergendosi completamente nella vulnerabilità della ricerca. Per questo da qualche anno abbiamo introdotto lo strumento dell’open call per cercare, appunto, di intercettare le più recenti produzioni di videoarte a livello internazionale. Quest’anno sono arrivati circa quattrocento lavori da ogni parte del globo. Tutta questa partecipazione ci fa capire com’è ricco il panorama della videoarte e come gli artisti (sempre più numerosi) che lavorano con questo tipo di linguaggio siano veloci a percepire i cambiamenti della società contemporanea. La videoarte offre un panorama ricchissimo di linguaggi e forme che ogni anno ci stupiscono. Temi come la pandemia, la situazione sociale contemporanea, l’utilizzo dei social e la crisi ambientale sono subito entrati nei lavori che vedremo al Festival, in molti casi hanno addirittura anticipato il fenomeno. Grandissima anche la partecipazione di artisti italiani che negli anni sono cresciuti di numero, ma soprattutto nella qualità delle opere presentate.

Tra i Live proposti Tríptiko. A vision inspired by Hieronymus Bosch di Rino Stefano Tagliafierro e Olympia sembrano avere un elemento in comune: la manipolazione del passato in una forma contemporanea. Da una parte un concerto multimediale che utilizza le immagini del grande pittore spagnolo, dall’altra la sonorizzazione live dell’omonimo cortometraggio di Leni Riefenstahl del 1938. Pensate sia questa la direzione di ricerca verso la quale le arti intermediali si stanno muovendo?

Crediamo che questa possa essere una delle direzioni. In fondo la rielaborazione di un’opera del passato con un linguaggio personale e rivisitato ha sempre fatto parte dell’arte contemporanea e successivamente della videoarte. Un esempio eclatante è “24 hours Psycho” di Douglas Gordon dove l’artista ha “stretchato” il celebre film di Hitchcock fino a farlo diventare lungo 24 ore. Di esempi come questi ce ne sono molteplici, e continueranno ad esserci. Così come nella pittura alcuni film/video diventano iconici, e come tali fanno parte dell’immaginario collettivo, al quale gli artisti contemporanei attingono per le loro opere. Nello specifico i due live di cui parli, si muovono in maniera differente e sopratutto con tecniche differenti. Nel caso di “Tríptiko. A vision inspired by Hieronymus Bosch”, ad esempio Rino Stefano Tagliafierro (Karmachina), si avvale del morphing, mettendo in movimento opere d’arte statiche e pittoriche, mentre in “Muvic on Olympia” c’è un re-sampling audio e la manipolazione delle immagini live seguono una nuova struttura sonora e visiva, creando un vero e proprio cortocircuito.In programma anche un workshop con Cosimo Terlizzi il cui esito sarà presentato proprio in occasione del Festival. Come si svolgerà e a chi è rivolto? La collaborazione con Cosimo Terlizzi inizia ancora prima del Festival con un progetto sui social network tal titolo “Vertigine”. Abbiamo pubblicato ogni settimana i lavori degli studenti delle Accademie che hanno partecipato ai diversi workshop che lui ha portato in giro per l’Italia, creando sul canale Instagram di Ibrida festival (@ibridafestival) una vera e propria galleria virtuale che rimarrà disponibile per chiunque voglia vederla su IGTV. Da questa esperienza nasce il workshop che Terlizzi svilupperà durante le giornate del Festival. Rivolto a sei studenti di Accademie e Università selezionati direttamente da Cosimo, il percorso verterà sull’utilizzo artistico e poetico del formato verticale (quello del cellulare per intenderci). I video realizzati verranno presentati al pubblico durante l’ultima giornata del Festival: sarà un’occasione importante per aprire le frontiere verso nuovi sguardi del tutto inediti.

Luca Maria Baldini, Fiorenza Menni e Cosimo Terlizzi_Non troverete nulla di me in questo film – 2021 – courtesy Baldini, Menni e Terlizzi