Arsenale by Andrea Avezzù – Courtesy of La Biennale di Venezia

Il 22 maggio 2021 si inaugura la prossima edizione della Biennale di Architettura curata da Hashim Sarkis e allestita fino al 21 novembre 2021. Emblematico – e visti i tempi anche decisamente significativo – il titolo: How we will live together?
“L’attuale pandemia globale – ha spiegato Hashim Sarkis – ha senza dubbio reso la domanda posta da questa Biennale ancora più rilevante e appropriata, seppure in qualche modo ironica, visto l’isolamento imposto. Può senz’altro essere una coincidenza che il tema sia stato proposto pochi mesi prima della pandemia. […] attraverso l’architettura possiamo offrire modi alternativi di vivere insieme. La Biennale Architettura 2021 è motivata dai nuovi problemi che il mondo sta ponendo all’architettura, ma è anche ispirata dall’attivismo emergente di giovani architetti e dalle radicali revisioni proposte dalla professione dell’architettura per affrontare queste sfide.” 

I 112 partecipanti, provenienti da 46 paesi diversi, proporranno la loro idea di abitazione e fruizione degli spazi, ripensata e immaginata a seguito dei cambiamenti imposti e aggravati dalla pandemia, come la crisi climatica, la migrazione e le diseguaglianze economiche, sociali e razziali. Un concept ambizioso che si declina in diverse esposizioni ed eventi.
La mostra internazionale si articola in cinque aree tematiche divise tra Giardini e Arsenale – Among Diverse Beings, As New Households, As Emerging Communities, Across Borders e As One Planet – e prevede una serie di partecipazioni fuori concorso e un progetto speciale, realizzato in collaborazione con il Victorian & Albert Museum, dedicato alle Arti Applicate dal titolo Three British Mosques.

SKIDMORE, OWINGS & MERRILL – Sneak peek of the project – Photo: Moon Village © SOM | Slashcube Gmb
AS NEW HOUSEHOLD Gramazio Kohler Architects/NCCR DFAB Description: human-machine collaboration Credits: Roman Keller

Nel mese di luglio – dal 23 luglio al 1 agosto 2021 – la sezione Among Diverse Beings sarà teatro di alcune performance e frammenti coreografici ad opera dei danzatori di Biennale College per risemantizzare e reinterpretare le tematiche affrontate nei singoli progetti architettonici. 

Menzione a Lina Bo Bardi che riceve quest’anno, su proposta di Hashim Sarkis, il Leone d’oro speciale alla memoria. Architetta, scenografa, designer e critica: dopo la laurea in architettura alla Sapienza, essersi unita alla resistenza e aver lavorato per Domus, nel 1947 si trasferisce in Brasile con il marito Pietro Maria Bardi. Qui realizza progetti emblematici – come il Museo di San Paolo, la Casa de Vidro (oggi sede dell’Istituto Bardi), il centro sociale SECS e il Teatro Oficina – creando un legame tra l’estetica e la comunità in cui l’edificio si colloca, in un’architettura popolare, meticcia, colta e impegnata. La sua concezione dell’architettura, intesa come servizio collettivo, diviene emblema della 17. Mostra Internazionale di Architettura.

Il programma comprende inoltre 17 eventi collaterali, un ciclo di incontri con architetti italiani e internazionali – Meetings on Architecture –  volto alla riflessione e al confronto sulle sfide che l’architettura dovrà affrontare nel prossimo futuro e un progetto dedicato al gioco –  dal titolo How will we play together? – allestito da cinque architetti internazionali a Forte Marghera.

LIna Bo Bsrdi, MASP glass easels at the exhibition space – Photo Courtesy Leonardo Finotti
Lina Bo Bardi – Glass House – Courtesy Photo: Leonardo Finotti
Lina Bo Bardi, MASP – Courtesy Instituto Moreira Salles – Photo: Hans Gunther Flieg