Hannes Egger – Kitchen Performance, 2020, drawing

Kitchen Performance or The Order of Things, 2020 nasce dall’artista altoatesino Hannes Egger (1981) come audio o audience performance affinché, seguendo determinate istruzioni, sia il pubblico o l’ascoltatore a diventare protagonista delle azioni performative, nell’ambiente della cucina di casa. Spiega Hannes che questa performance della cucina dipende dal divieto di uscire imposto per il contenimento in questo periodo di emergenza sanitaria e dunque ha i connotati della risposta seria – ma anche giocosa – alla presenza forzata nelle nostre abitazioni, spesso a cucinare, pulire o lavare per ore e ore.

I pasti, la preparazione del cibo e il suo consumo rappresentano in questo periodo di distanziamento sociale dei momenti fondamentali della scansione della giornata per molti esseri umani, quasi tutti: sono momenti davvero “salienti” perché mimano un’idea di socialità che non c’è e ritmano giornate potenzialmente sempre uguali a se stesse.

La performance però non è solo un divertissement a distanza ma propone un ripensamento dell’ordine delle cose: partendo dall’artista americana Martha Rosler (1943) e dalla sua nota performance del 1975 Semiotic of the Kitchen , Hannes Egger dà inizio alla performance in modo analogo indossando un grembiule, apron in inglese, e dicendo il nome dell’oggetto ad alta voce. Quello che poi succede è da provare, ma sicuramente il clou del lavoro sta nel nuovo ordine che le cose alla fine prendono, tra pentole, padelle, fornelli e tavolo da cucina. Per concludere con un’ottima tazza di caffè. Per fare la performance basta cliccare qui e seguire le istruzioni nella propria cucina di casa.

Hannes Egger – Kitchen Performance, 2020

Semiotic of the Kitchen di Martha Rosler è un lavoro che prende ispirazione dalle famosissime dimostrazioni televisive di Julia Child degli anni Sessanta, dei veri e propri cooking show che popolavano le case degli americani all’epoca. Si tratta in realtà di una ricerca artistica intorno a un alfabeto casalingo, che scaturisce per Rosler dall’oppressione avvertita da un certo mondo femminile per i ruoli assegnati: è un alfabeto recitato che dalla A di apron alla T di tenderizer nomina gli oggetti della cucina nello spazio in cui la donna dovrebbe essere regina. I gesti dell’artista, che accompagnano l’esposizione di questi arnesi e che mimano le ultime lettere dell’alfabeto U, V, W, X, Y, e Z, sono violenti, insofferenti e sintomatici di una frustrazione evidente.

Indicano in fondo che le parole che usiamo per nominare ciò che ci sta attorno creano le cornici ideologiche delle cose stesse. In altre parole, sono le parole che fanno le cose e non viceversa.
Rispetto a questo lavoro la Rosler ha infatti dichiarato: «Stavo ragionando su qualcosa come la nozione di “language speaking the subject” e della trasformazione della donna stessa in segno, la quale fa parte a sua volta di un processo di segni che rappresenta il sistema di produzione del cibo: un sistema di soggettività sfruttate.»
Similmente, Hannes Egger riattivando la semiotica della Rosler e ripartendo dalla sua performance si chiede oggi «in che misura – in generale – le abitudini, le prospettive percepite e i criteri di ordinamento possono essere modificati» a causa di e in relazione con questo nuovo modus vivendi. Stiamo per inaugurare un nuovo ordine delle cose? Come ce lo immaginiamo?

Il titolo di questo articolo deriva dalla serie di fotocollage intitolata Bringing the War Home: House Beautiful che Martha Rosler realizza tra 1967 e 1972. Anche in questi lavori i protagonisti sono la casa e gli interni domestici dell’immaginario americano anni Sessanta, che coabitano con le foto della guerra del Vietnam. Il curatore e studioso Denis Curti sottolinea ciò che l’artista mette in atto con questi lavori: «i luoghi americani deputati all’adempimento dei ruoli femminili, […] diventano inaspettati teatri dell’orrore bellico. Ciò che, in pratica, l’artista cerca di provocare nello spettatore è un cortocircuito visivo che stacchi la spina di una vita irreale».

Si può forse riflettere su quest’ultimo punto per provare e mettere in atto un nuovo ordine esistenziale delle cose che parte dalla cucina di casa nostra. Io personalmente sogno che una stanza così fondamentale di casa possa idealmente uscire dalle mura domestiche ed espandersi nello spazio delle città, in una maniera molto simile a quella immaginata dall’artista Rirkrit Tiravanija quando organizza cene di cibo thai nelle gallerie e nei musei più prestigiosi del mondo.

Hannes Egger – Kitchen Performance, 2020
Martha Rosler, Red Stripe Kitchen, dalla serie House Beautiful, Guggenheim Museum
Rirkrit Tiravanija (who’s afraid of red, yellow, and green); May 17 to July 24 2019; Hirshhorn Museum and Sculpture Garden