giardinoproject, 2020, ph Grazia Amelia Bellitta

In occasione della chiusura del primo ciclo di eventi organizzato nell’ambito di giardino project, abbiamo incontrato Giuseppe Amedeo Arnesano, fondatore di questo “spazio domestico dedicato alle arti visive e alle pratiche curatoriali” nato nella sua abitazione di Trepuzzi, in provincia di Lecce. Ecco cosa ci ha raccontato a proposito di questa nuova esperienza.

Antongiulio Vergine: Qual è stato il processo che ha portato alla nascita di giardino project?

Giuseppe Amedeo Arnesano: Credo che le esperienze formative come quella vissuta a Napoli a Casa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea, insieme agli insegnamenti di Giuseppe Morra e ai progetti indipendenti portati avanti in questi anni, realizzati sempre in forte relazione con gli spazi non convenzionali, siano stati degli esercizi propedeutici per la nascita di giardino. Poi lo scorso anno a Torino chiacchierando insieme a Francesco Snote ho avuto una prima suggestione, dopo di che ho trascorso la pandemia in Salento nell’appartamento di Trepuzzi (a pochi chilometri da Lecce), passando molto tempo in giardino tra letture, i pesanti silenzi e le telefonate con gli amici. Pensavo un luogo di dialogo e di incontro, uno spazio domestico dedicato alle arti visive e alle pratiche curatoriali da aprire e condividere.

A. V.: I primi due appuntamenti di giardino project hanno visto la partecipazione dell’artista Stefano Giuri e della curatrice Caterina Molteni. Perché la scelta è ricaduta su di loro? Quale rapporto vi lega?

G. A. A.: Seguo da tempo il lavoro di entrambi. Prima del lockdown sono stato più volte a Firenze e ho avuto modo di conoscere meglio il lavoro di Stefano, artista dalla pratica scultorea e performativa che indaga la relazione tra lo spazio e il corpo. Il giardino è un luogo neutro, così, parlando per la prima volta del progetto, Stefano ha accettato l’invito. Qualche mese fa ho incontrato Caterina a Bologna, che in quell’occasione mi accennava dell’esperienza di Bagni d’Aria, attività che per certi aspetti si avvicina a questa dimensione del vedere. Le ho racconto del progetto, anche per un confronto; poi come scrive Bourriaud l’arte è “fattore di partecipazione sociale e fondatrice di dialogo”. Sono contento che il loro sia stato il primo contributo e li ringrazio per la fiducia. Senza dubbio nutro nei loro confronti un rapporto di stima, professionalità e amicizia.

Stefano Giuri, A tu per tu con Tutanhkamon, giardino project, Volume 0, 2020, installation view
Stefano Giuri, A tu per tu con Tutankhamon, giardino project, Volume 0, 2020, ph Ilenia Tesoro

A. V.: giardino project nasce nella tua abitazione di Trepuzzi, in provincia di Lecce. A tal proposito, come consideri il rapporto degli spazi non-profit (e dell’arte contemporanea) rispetto al territorio pugliese e salentino? Noti una crescita dell’interesse e della sensibilità da parte del pubblico?

G. A. A.: Negli ultimi anni posso dire che il Salento ha molti più spazi non-profit e più attenzione per l’arte contemporanea rispetto all’intero territorio pugliese. Non ci crederai, ma più che di sensibilità da parte del pubblico (che in qualche modo dà sempre grandi soddisfazioni), alcune volte manca proprio quella sensibilità da parte degli addetti ai lavori, e in un territorio piccolo come il nostro questo atteggiamento fa riflettere. 

A. V.: giardino project è un’esperienza intima, riflessiva, scaturica quasi naturalmente dal periodo di semi-immobilità che abbiamo vissuto. Quanto è importante recuperare tale aspetto in un mondo frenetico (mi riferisco anche a quello dell’arte) che pare non fermarsi mai?

G. A. A.: Spero che questa dimensione periferica del verde possa essere un punto di partenza, un luogo di osservazione esterno per comprendere e provare a risolvere, con piccole azioni, le problematiche che agitano il sistema dell’arte. L’idea di ritrovare una piccola comunità raccolta in un giardino urbano, in un appartamento o in una casa, come per l’esperienza libera di Bagni d’Aria, può essere l’inizio di qualcosa di buono, un modo per riscoprire le energie pulite che animano i nostri corpi e quelle dei luoghi che frequentiamo.

A. V.: La prima esperienza di giardino project che racchiude i primi due appuntamenti – A tu per tu con Tutankhamon di Stefano Giuri e Pensiero che profuma di terra di Caterina Molteni – l’hai definita Volume 0. Prevedi, a questo punto, una serie di pubblicazioni annesse agli eventi?

G. A. A.: Certo, mi piace pensare a una pubblicazione annuale a conclusione di ogni edizione. Dopo l’estate l’archiviazione del Volume 0 avverrà con una piccola pubblicazione indipendente di testi e interviste inedite realizzate dagli ospiti di quest’anno.  

A. V.: Ultima domanda, non meno importante: quale significato attribuisci al dato relazionale nell’arte, anche nell’ottica dei rapporti tra “addetti ai lavori”, e tra gli stessi e il pubblico? Il periodo appena trascorso è servito a riflettere anche in tal senso?

G. A. A.: Il dato relazionale è fondamentale, ti permette di vivere a pieno la dimensione politica e reale dell’azione, anche per questo motivo ho deciso di guardare a uno spazio che non fosse una galleria, ma il luogo di ritrovo di una comunità. Ho vissuto in varie città frequentando i “circuiti dell’arte” di Napoli, Torino, Milano e Roma, e posso dirti che qui da noi, come ti accennavo prima, i rapporti con gli addetti ai lavori sono particolari, nel senso che vi è poca partecipazione e interesse nelle attività e nei progetti altrui. Come auspicava Santa Nastro qualche mese fa sulle pagine di Artribune il sistema dell’arte ha bisogno di un bagno di umiltà.

Caterina Molteni, Pensiero che profuma di terra, giardino project, Volume 0, 2020, Courtesy giardino project
giardino project, 2020
giardinoproject, Giuseppe Amedo Arnesano, ph Grazia Amelia Bellitta