Francis Offman, installation view, BALENO, 2021 – Courtesy: the artist and BALENO. Ph. Roberto Apa
Francis Offman, Untitled, 2020 Acrilico, inchiostro, carta cinese, gesso di Bologna su lino 48 x 36 cm – Courtesy: the artist and BALENO. Ph. Roberto Apa

Che a Roma si stia verificando un’importante spinta nel comparto artistico è innegabile, che questa spinta provenga sempre più spesso da iniziative legate a spazi informali e realtà indipendenti è ancor più significativo. BALENO merita certamente una menzione d’onore tra questi.
Aperto nello storico quartiere Pigneto da Roberto Senes nel 2019, all’interno del proprio appartamento privato, BALENO si basa su un accurato programma di mostre personali rivolte ad artisti emergenti, sia italiani che internazionali. Con l’intento di fornire agli artisti uno spazio di dialogo che possa consentire loro di sviluppare progetti in continuità con la propria ricerca, BALENO sostiene la produzione di nuovi lavori e di iniziative editoriali, il tutto all’interno di un luogo di negoziazione che, aperto al confronto critico con la comunità artistica, fa tesoro di un atteggiamento proattivo nei confronti del lavoro degli artisti.
Dalla scelta di privilegiare iniziative legate a progetti di mostre personali, nasce l’interesse verso un contesto curatoriale e narrativo più allargato che consenta agli artisti di familiarizzare con le possibili soluzioni formali che lo spazio, e l’ambiente, forniscono di volta in volta.
A partire da questo approccio, le mostre sin d’ora organizzate – The Other, la personale di Bogdan Ablozhnyy, A View from the Cliff di Anouk Chambaz, And for a very short period of time I was left, like an idiot, without any pain at all. E io mi ritrovai, per un breve lasso di tempo, come un idiota, senza alcun dolore di Massimo Vaschetto e la personale, attualmente in corso, di Francis Offman – dimostrano un interesse precipuo per l’approfondimento di linguaggi espressivi esperiti attraverso un confronto ravvicinato con gli artisti invitati e un’attenzione autentica per la concretizzazione di progetti indipendenti.
La personale di Offman, ad esempio, presenta otto dipinti recenti disposti lungo le tre sale dello spazio espositivo: “i dipinti di Offman sono astratti, non c’è dubbio.” – scrive Davide Ferri nel testo critico che accompagna la mostra – “Ma possono alludere vagamente al paesaggio (per certi gialli, marroni e verdi che evocano la vitalità della terra, o per certi azzurri che si incuneano tra le cose come frammenti e porzioni di cielo e corsi d’acqua), ma non c’è nulla – una linea d’orizzonte, il rimando a figure definite – che possa realmente configurarli come tali. Mettiamola così: i lavori di Offman sono astratti, ma mi sembrano richiamare, pur senza descriverla, l’immagine di un paesaggio esuberante e contrastato, un paesaggio di movimenti continui, di tremolii e sovvertimenti tellurici.”

Francis Offman, installation view, BALENO, 2021 – Courtesy: the artist and BALENO. Ph. Roberto Apa
Francis Offman, Untitled, 2019 Acrilico, inchiosto, carta, cemento fondu e gesso di Bologna su lino 170 x 215 cm – Courtesy: the artist and BALENO. Ph. Roberto Apa

Offman, che all’Accademia di Belle Arti di Bologna ha studiato con Luca Bertolo, è particolarmente legato a una pratica in cui l’etica dei materiali entra visceralmente a far parte del processo pittorico. La preparazione del supporto – in lino, iuta, o cotone – con un fondo ottenuto dalla lavorazione del caffè miscelato con gesso, colla e pigmento, rispecchia un interesse non episodico per la lavorazione dei materiali di scarto.
Il caffè, gli incarti del pane, la carta da pacco, le vecchie lenzuola e i lacerti di carte, magari già dipinte e mai utilizzate da altri, si dispiegano attraverso una tecnica di reimpiego con cui Offman si prende cura degli scarti. I dipinti allora diventano dei palinsesti, acquistano un volume specifico pur orchestrandosi sulla parete: assumono su di loro una persistenza della materia – il caffè miscelato che appare e scompare dietro agli strati di pittura e alle carte incollate, oppure il cemento impiegato in Untitled (2019) come fondo preparatorio che intesisce la tela di lino per conferirle un movimento quasi muscolare – unita all’elaborazione di elementi compositivi che, pur totalmente esenti da qualsiasi modularità del segno, sembrano ripetere forme vagamente ancestrali, che si sovrappongono e scambiano, mai uguali a loro stesse, a ricreare un lessico primario.
Se nei toni dei marroni e delle terre, nell’ocra intenso, nell’azzurro terso le cromie si riecheggiano ritmicamente, richiamandosi le une con le altre, allo stesso modo la superficie del dipinto, liberata del telaio, guadagna il proprio spazio espandendosi e contraendosi, così com’è addestrata a scambiarsi di posto, di volta in volta, con le campiture di colore, le sovrapposizioni di materiali, il fondo denso e compatto. “Una volta articolata l’immagine come incontro tra materiali/elementi eterogenei una nuova gamma di gesti interagisce con questi elementi. Il pennello riconfigura e riequilibra, evidenzia e amplifica, consumandosi e sfinendo una superficie ruvida e stratificata, dai contorni talvolta irregolari e sfrangiati”.

Francis Offman, Untitled, 2018 Acrlico, inchiostro, collage su carta di cotone al 100% 56 x 88 cm (dettaglio) – Courtesy: the artist and BALENO. Ph. Roberto Apa
Francis Offman, Untitled, 2019 Acrilico, inchiostro, carta, gesso di Bologna su iuta 34,6 x 55,5 cm – – Courtesy: the artist and BALENO. Ph. Roberto Apa