Veduta del Torrione di Vicenza, sede della Fondazione Coppola. Foto Francesco Castagna

Il 4 maggio apre a Vicenza La Torre, mostra inaugurale della Fondazione Coppola che esordisce con una doppia personale di Neo Rauch e Rosa Loy a cura di Davide Ferri.
Antonio Coppola, fondatore e collezionista, ha concesso ad ATP un’intervista per raccontare la nascita della sua Fondazione, che ha sede nell’antico Torrione di Porta Castello.

Claudia Santeroni: Antonio, lei è fondatore e amministratore di Biomax Spa, azienda leader nel settore delle tecnologie biomedicali. Contestualmente coltiva la sua passione per l’arte, è un noto collezionista. Quando e come nasce questo interesse? Ci parla della sua collezione e degli artisti che ha incluso?

Antonio Coppola: L’arte nelle sue declinazioni è stata sempre una fedele compagna della mia vita.  In un paese come l’Italia è inevitabile finirci dentro in una maniera o nell’altra, consapevolmente o senza rendersene conto. Ho acquistato il mio primo lavoro di un artista contemporaneo soltanto 12 anni fa. Pochi anni ma intensi in cui ho viaggiato in lungo e largo in Europa e negli Stati Uniti per raffinare il mio gusto e comprendere le affinità elettive con alcuni dei protagonisti di arte visiva. Non è qui possibile enunciare tutti gli artisti che colleziono. Ne cito alcuni: Justin Mortimer, Matthias Weischer, Eva Kot’àtkovà, Mike Nelson, Daniel Pitín, Francesco Gennari, Nicola Samorì, Alessandro Pessoli, Haroon Mirza, Maria Farrar, Manuele Cerutti. 

Veduta degli interni del Torrione di Vicenza, sede della Fondazione Coppola. Foto Francesco CastagnaVeduta degli interni del Torrione di Vicenza, sede della Fondazione Coppola. Foto Francesco Castagna

CS: L’impegno della Fondazione Coppola rispetto al progetto del Torrione è stato triplice: inizialmente l’acquisto e la donazione al Comune di Vicenza in cambio di una concessione trentennale dello spazio, poi i lunghi e meticolosi lavori di restauro ed infine il finanziamento per gli allestimenti per poter accogliere le mostre. Il sostegno dei privati ha da sempre caratterizzato la storia dell’arte, e oggi la contemporaneità sembra continuare a necessitare del loro intervento per promuovere una vita culturale che includa grandi nomi internazionali. 

AC: Questo processo è inevitabile. La storia del collezionismo d’altronde è imperniata sulle attività dei singoli. I comitati di selezione sono indiscutibilmente più lungimiranti e “scientifici” nel loro processo di isolare nomi e correnti artistiche. Nel breve termine sono però i singoli a fare da fulcro per le attività di sostegno degli artisti all’inizio delle loro carriere. Le istituzioni intervengono in un momento successivo, quando i giochi sono parzialmente fatti.


CS: Tra i vari punti dell’accordo siglato è previsto che il Torrione sia adibito a museo d’arte contemporanea, e che la fondazione garantisca a sue spese la fruizione pubblica, l’apertura gratuita per scuole ed università e la rotazione di artisti internazionali e curatori. 
In che modo secondo lei Il Torrione influenzerà la vita artistica e culturale di Vicenza?
Quanto bisogno c’è che l’arte contemporanea esca dai poli di Milano e Torino per insediarsi anche in città più piccole?

AC: Non lo so. Posso provare a immaginarlo. Per me il Torrione è un osservatorio che ispira a tirare fuori il meglio da sé. Non più un laconico e nostalgico cimelio del passato, ma una sentinella viva che taglia e collega i secoli in maniera inedita, una sorta di Veglio di Creta, grazie alle opere degli artisti che vi esporranno. È un atto di devozione che l’uomo può fare per rendere omaggio alla vita; affinché il Torrione possa influenzare i visitatori deve assumere significati inediti che neanche io sono in grado di prevedere. Il fatto che tutto questo avvenga a Vicenza può essere considerato un pregio. La visibilità di un luogo speciale come il Torrione in una città periferica ne amplificherà sicuramente il contenuto. Aggiungo subito che Vicenza nel suo piccolo è un gioiello architettonico, un museo a cielo aperto con il suo patrimonio palladiano e tutto il resto. Può essere riduttivo associare la grande arte agli hub metropolitani. Le rivoluzioni e i movimenti possono tranquillamente essere alimentati anche in periferia.

Rosa Loy, Einstieg, 2018, caseina su tela / casein on canvas cm 90×75 photo: Uwe Walter, Berlin Rosa Loy, VG Bild-Kunst, Bonn Courtesy Kohn Gallery, Los Angeles Galerie Kleindienst, Leipzig Gallery Baton, Seoul

CS: Fondazione Coppola apre al pubblico il 5 maggio con una rassegna di due artisti internazionali, Neo Rauch e Rosa Loy, rappresentanti della nota scuola di pittura di Lipsia. Perché si è deciso di inaugurare proprio con questi due artisti? 
Come mai la curatela è stata affidata a Davide Ferri, piuttosto che ad un curatore di profilo più internazionale?

AC: Neo Rauch e Rosa Loy sono stati a Vicenza almeno tre volte. Hanno avuto modo di apprezzare la città e le opere degli artisti che vi sono passati. Quando hanno visitato il Torrione, più di un anno fa, hanno subito aderito all’idea di fare una mostra. Per Neo poi il Torrione è diventato un protagonista silenzioso che lo ha ispirato a produrre un intero ciclo di lavori. Davide Ferri è un indiscusso apprezzatore, nonché conoscitore di pittura. Ci è sembrato doveroso affidare a lui il compito di curare professionalmente la mostra.

CS: I lavori di restauro ed allestimento hanno richiesto parecchio tempo. L’esposizione si sviluppa sui diversi livelli della torre, dalla sala di accoglienza per il pubblico all’attico. Attraverso quali modalità lo studio UP3 Architetti Associati è riuscito a creare un dialogo tra ambienti medievali e arte contemporanea?  

AC – Intervenendo il meno possibile. Lasciando il più possibile che fosse la torre a parlare di sé. Questo per lasciare una certa intimità, la più diretta possibile, tra un monumento storico e le opere esposte.

CS: Può anticiparci qualcosa sulla futura programmazione della Fondazione? Quanti eventi prevedete annualmente, se avrete collaborazioni con altre istituzioni, idee su artisti e curatori da coinvolgere… 

 AC: Le idee ci sono ma preferisco che a parlare siano le mostre future. Non c’è una programmazione vera e propria, anche se abbiamo già concordato la prossima mostra. Le garantisco che proveremo a far sì che siano gli artisti i protagonisti assoluti con l’aiuto dei componenti della Fondazione, che ringrazio, di Vicenza e soprattutto dei suoi cittadini.

Neo Rauch, Die Meute, 2018, olio su lino / oil on linen cm 65×100 photo: Uwe Walter, Berlin Neo Rauch, VG Bild-Kunst, Bonn Courtesy Galerie EIGEN+ART, Leipzig / Berlin David Zwirner, New York / London / Hong Kong
Veduta degli interni del Torrione di Vicenza, sede della Fondazione Coppola. Foto Francesco Castagna