Le sue sculture esplorano la vita e la morte – la morte nella vita, la vita nella morte, la vita prima della vita, la morte prima della morte – nella forma più privata e più inquietante. Esse portano l’illuminazione, ma l’illuminazione è tanto oscura quanto profonda».
J.M. Coetzee, comunicato stampa, 25 Gennaio 2013 

Per la 55esima Edizione della Biennale di Venezia, Berlinde De Bruyckere presenta all’interno del Padiglione del Belgio ‘Kreupelhout – Cripplewood’, una nuova installazione che occupa l’intero padiglione ed è ispirata al dialogo dell’artista con la città di Venezia, con la sua storia e con i numerosi dipinti e sculture di San Sebastiano che si trovano in città. ‘Kreupelhout – Cripplewood’ è l’ode dell’artista alla bellezza nascosta.

‘Kreupelhout – Cripplewood’ è una sintesi dei temi che sono alla base delle opere di De Bruyckere: vita e morte, Eros e Thanatos, forza e vulnerabilità, oppressione e protezione, desiderio e sofferenza, desolazione ed unificazione.

In questa installazione l’artista continua a realizzare a grandezza naturale corpi animali o umani; ma l’opera in questa occasione è un enorme olmo sradicato, nodoso e annodato, fuso in una massa di tronchi e di rami dalla somiglianza inquietante con muscoli, tendini ed ossa del corpo umano. Tra i rami dell’albero, soffici cuscini, coperte e stracci sono utilizzati per lenire e confortare questo corpo abbandonato.
Gli stampi che l’artista usa per la realizzazione dell’opera sono dipinti con una cera di varie tonalità di rosso e di blu (colori che l’artista utilizza per le riproduzioni del corpo umano) e riempiti con spessi fogli di cera bianco latte, Fragili calchi di alberi e di rami sono distesi orizzontalmente e disposti come un informe mucchio di muscoli ed ossa: un gigante corpo venato e carnoso rivela sottilmente i suoi lividi e le sue cicatrici.
La metamorfosi da uomo ad albero, e vice versa, è tangibile ma non ancora completata.

De Bruyckere considera il proprio contributo alla Biennale di Venezia come un progetto profondamente legato ad un determinato contesto, dal quale viene assorbita fino a tradurlo in una complessa e stratificata installazione. Ad accompagnarla nel suo viaggio, l’artista ha invitato il romanziere Sud Africano e vincitore del Premio Nobel per la Letteratura nel 2003, J.M. Coetzee. “Non per assistermi durante il processo di lavoro”, lei gli scrive, “ma come fonte d’ispirazione (…). Per me questo riassume il compito di curatore di questo intervento: darmi qualcosa di cui nutrirmi, qualcosa da digerire per un pò e poi sputare fuori”.

J.M. Coetzee e Berlinde De Bruyckere hanno a lungo ammirato l’uno il lavoro dell’altra, come risulta dalla pubblicazione a quattro mani ‘All Flesh’ del 2012. De Bruyckere rilegge l’intera opera di Coetzee, selezionando citazioni ed estratti che le appartengono e riarrangiandoli in accordo con i temi connessi alla sua opera. L’artista ha selezionato particolari delle proprie opere combinandoli con frammenti di testi che ha poi successivamente inviato a Coetzee. “Per mezzo di questa comunicazione, il rapporto tra il suo lavoro ed il mio è diventato sempre più chiaro”, afferma. “L’uccisione di animali, la tranquillità, il dolore, l’importanza delle ferite e delle cicatrici…in tutti i miei lavori le sue parole sono sottilmente presenti”.

Nel suo romanzo ‘Age of Iron’, Coetzee scrive: “We do not stare when the soul leaves the body, but veil our eyes with tears or cover them with our hands. We do not stare at scars, which are places where the soul has struggled to leave and been forced back, closed up, sewn in…”. De Bruyckere vede queste affermazioni come descrizione di quello in cui crede: ”Io ricucio l’anima all’interno, e non gli permetto di scivolare via. Rivelando le cicatrici, coltivandole. Questo è il momento della mia creazione, quando l’uomo cessa di esistere”.

Berlinde De Bruyckere non ha chiesto a J.M. Coetzee di rapportarsi al lavoro come ci si aspetterebbe normalmente da un curatore. La sua richiesta è stata quella di creare un testo parallelo, una giustapposizione che rivelasse la connessione tra tutte e due le opere. Lui le ha inviato ‘The Old Woman and The Cats”, un testo non pubblicato che l’artista ha assorbito e gradualmente traslato all’interno del proprio lavoro. Durante il processo di creazione, è fiorita una corrispondenza tra l’artista e lo scrittore. Lei ha descritto l’intero processo meticolosamente. Lui le ha inviato i suoi pensieri, le associazioni, le suggestioni e i testi riguardanti il titolo ‘Kreupelhout – Cripplewood’.

A causa della distanza fisica (Coetzee vive dall’altra parte del mondo), questa corrispondenza è stata il loro unico mezzo di comunicazione. Attraverso le loro lettere, hanno definito il lavoro, ‘scolpendolo’ in parole.

Berlinde De Bruyckere,   Kreupelhout-Cripplewood,   2012 - 2013 - Padiglione Belgio /Biennale di Venezia

Berlinde De Bruyckere, Kreupelhout-Cripplewood, 2012 – 2013 – Padiglione Belgio /Biennale di Venezia

Berlinde De Bruyckere Kreupelhout – Cripplewood,   2012 - 2013 © Mirjam Devriendt

Berlinde De Bruyckere Kreupelhout – Cripplewood, 2012 – 2013 © Mirjam Devriendt