Etel Adnan & Simone Fattal: Working Together alla Fondazione Antonio Dalle Nogare

…una mostra che per la prima volta in Italia racconta il percorso d’arte e di vita della coppia che, fin dagli anni Settanta, ha condiviso esperienze artistiche e letterarie.
7 Giugno 2022
Simone Fattal Fallen Figure, 2011 glazed stoneware 16 x 18 x 16.5 cm Courtesy Studio Simone Fattal Photo François Doury
Etel Adnan Night, 2017 Leporello, gouache et lavis sur livret Courtesy Etel Adnan and Galerie Lelong & Co. Paris

Fino al 5 novembre 2022 è possibile visitare alla Fondazione Antonio Dalle Nogare a Bolzano, a doppia personale delle artiste Etel Adnan & Simone Fattal: Working Together a cura di Vincenzo de Bellis. Si tratta di una mostra che per la prima volta in Italia racconta il percorso d’arte e di vita della coppia che, fin dagli anni Settanta, ha condiviso esperienze artistiche e letterarie. 
Attraverso più di sessanta opere, tra dipinti, sculture, libri e oggetti di uso quotidiano, la mostra restituisce l’intimità della loro pratica, all’interno degli ambienti della biblioteca della Fondazione che, per l’occasione, sono stati trasformati in spazi espositivi. 
Colpisce il dialogo informale e domestico che le opere intessono con l’ambiente circostante, mantenendo un sapore casalingo a metà tra sala da pranzo e salotto, in cui il visitatore può sostare, leggere, osservare.
L’allestimento dei lavori rimanda chiaramente al mondo personale di Etel Adnan (Beirut, 1925 – Parigi, 2021) e Simone Fattal (Damasco, 1942) e al calore familiare della casa parigina dove hanno vissuto, dopo aver abitato anche a Beirut e nella California settentrionale. I lavori – circa trenta di Etel Adnan tra dipinti, disegni, arazzi, leporelli e sculture, e trenta di Simone Fattal tra oggetti ceramici e tessuti – si mescolano ad oggetti personali e libri editi da Simone e scritti da Etel o legati al lavoro di autori che hanno amato e conosciuto. 
Nella grande parete-libreria si vedono testi pubblicati dalla Post-Apollo Press – la casa editrice fondata da Simone Fattal nel 1982 e specializzata in opere sperimentali di poesia, prosa e traduzione di scrittori americani, europei e mediorientali. 
Tra i volumi, si trovano i dipinti e i disegni di Etel Adnan che richiamano spesso i paesaggi californiani a lei cari: nel 1979 si trasferisce con Simone a Susalito in California dove il Monte Tamalpais diventa soggetto di indagine privilegiato della sua pittura.

Etel Adnan & Simone Fattal: Working Together alla Fondazione Antonio Dalle Nogare – Photo Jurgen Eheim

Le opere, tutte di piccolo formato, sono inchiostri, gouaches, olii su tela e carta, realizzate dalla Adnan in un arco cronologico ampio, dagli anni Sessanta fino alla morte avvenuta nel 2021. Tuttavia, è solamente dal 2012, quando una vasta selezione dei suoi dipinti viene esposta a Kassel per Documenta, che l’artista inizia ad avere riconoscimento internazionale per la sua ricerca pittorica.
I suoi lavori sono ricoperti da segni informali a volte astratti, che alludono più o meno esplicitamente alla figurazione e al paesaggio, oppure da stesure piatte di colore, organizzate in campi cromatici geometrici puri, volutamente imperfetti nella spatolatura della pasta materica. 
Una simile matericità è evidente nelle figurine di ceramica di Simone Fattal, dalla superficie scabra e irregolare, che ricordano forme organiche, come si evince da alcuni titoli: Apple (2000), Tree (2004) o Woman on a rock (2009). 
La pratica artistica di Simone Fattal si è nutrita di svariati mezzi espressivi fin dal 1969 quando inizia a esporre a Beirut i suoi disegni e i suoi dipinti ma è dal 1988 che si concentra principalmente sull’uso dell’argilla, evocando forme a cavallo tra reale e immaginario. Dal 2006 collabora con il laboratorio di Hans Spinner a Grasse in Francia per la produzione delle sue opere.
Il lavoro della coppia, oltre a essere intrecciato alla vita personale condivisa, è anche pregno di influenze letterarie: al lavoro di editrice di Simone Fattal, si affianca la scrittura di Etel Adnan che porta l’autrice a pubblicare, tra gli altri, il suo più noto romanzo Sitt Marie-Rose nel 1977.
Il progetto espositivo di Fondazione Dalle Nogare mette in luce, in un contesto abitualmente dedicato all’arte visiva, l’importanza della letteratura nella carriera delle artiste, offrendo la possibilità di incontrare nella loro pratica visiva, sia di coppia che individuale, i contenuti poetici e letterari di una vita passata lavorando assieme, working together

Etel Adnan Marée Basse, 1967-73/2021 Tapisserie Courtesy Etel Adnan and Galerie Lelong & Co. Paris

Alcune domande al curatore della mostra, Vincenzo de Bellis —

Valeria Marchi: Ho letto recentemente un articolo sulla figura di Etel Adnan e mi ha colpito molto questa sua dichiarazione: “Non mi sono mai sentita al cento per cento a casa mia. […] ho un’incapacità cronica a stabilirmi da qualche parte, al punto che a volte sono più a mio agio in un hotel. Noi altri del Mashriq apparteniamo a una cultura nomade anche se, paradossalmente, abbiamo anche le città più antiche del mondo”. Nella mostra da te curata alla Fondazione Dalle Nogare, la questione domestica è al centro dell’attenzione. Come si sviluppa nella vita e nella pittura di Etel Adnan la relazione tra casa, patria e pratica del dipingere?

Vincenzo de Bellis: Non so in che contesto Etel abbia detto questa frase, ma io posso darti la mia visione in base all’esperienza che ho vissuto io. Per Etel e Simone la casa era un luogo cruciale di vita e lavoro, specialmente per Etel che lavorava a casa, in una stanza trasformata in studio.
Inoltre, tantissimi dei suoi lavori pittorici, che sono paesaggi, sono viste del Mount Tamalpais da casa loro a Sausalito (Bay Area). Ma la casa era anche un luogo di scambio intellettuale com amici e compagni di strada. Pertanto secondo me, e secondo le artiste che hanno collaborato con me all’idea della mostra, il valore domestico è assolutamente centrale nell’opera delle due.

VM: Mi piacerebbe che esplorassi per Atpdiary la dimensione della scrittura e della letteratura che connota le artiste Adnan e Fattal come coppia: in mostra, restituisci questa atmosfera di “salotto intellettuale” mettendo a disposizione del pubblico libri e testi editi, scritti e amati dalle due. Ci racconti questa percorso bibliografico?

Vincenzo de Bellis: La scelta dei libri è stata fatta con Simone. In origine l’idea era di prendere esattamente tutti i libri da casa loro e trasferirli a Bolzano.
Poi quando è mancata Etel questa idea è diventata irrealizzabile perché svuotare la casa che si era già “svuotata” di lei è stato troppo per Simone (e io l’ho capito benissimo, ci mancherebbe).
A quel punto è nata l’idea di portare a Bolzano le cose più significative tra libri loro e di altri, tra libri editi dalla casa editrice e cataloghi di artisti che le hanno ispirate. Ovviamente abbiamo pensato a quel punto di mescolare questi con libri già presenti in biblioteca, anche questi scelti da Simone, in base agli interessi che lei riteneva essere fondamentali per entrambe.
Nell’allestimento all’inizio fai fatica a distinguere i libri, poi se ti concentri un attimo ti accorgi che una parte è tutta di Simone, una tutta di Etel e sono una di fianco all’altra. Poi ti accorgi di un altro aspetto: tutti i libri “aperti” sono o loro o sono di artisti a cui il loro lavoro si ispira.
In questo modo anche le pagine dei libri aiutano visivamente a “entrare” nel loro lavoro.

Simone Fattal Seated Woman,2003 glazed stoneware 14.5 x 9 x 10 cm Courtesy Studio Simone Fattal Photo François Doury
Etel Adnan & Simone Fattal: Working Together alla Fondazione Antonio Dalle Nogare – Photo Jurgen Eheim
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