• Cantieri Radetzky, Edicola Radetzky. Darsena Milano 2015. Photo Credit Liligutt Studio
  • Cantieri Radetzky, Edicola Radetzky. Darsena Milano, 2015. Photo Credit Liligutt Studio
  • Edicola Radetzky, restauro
  • Edicola Radetzky , restauro
  • Edicola Radetzky, restauro
  • Edicola Radetzky, restauro
  • Edicola Radetzky, restauro
  • Edicola Radetzky, restauro

Atpdiary ha intervistato i realizzatori e curatori di Edicola Radetzky, un piccolo spazio autogestito situato nel centralissimo quartiere Navigli di Milano. Ecco di cosa si tratta.

ATP: Che cos’è Edicola Radetzky? Come mai questo nome?

Progetto Cittá Ideale: Posizionata lungo la riva della Darsena di Milano, Edicola Radetzky è un bene storico di proprietà del Comune di Milano inutilizzato da diversi anni, un luogo pubblico che stiamo trasformando in un polo espositivo dedicato all’arte contemporanea in cui poter dialogare con lo spazio pubblico e i cittadini. La sua struttura Liberty, caratterizzata da un tetto a pagoda che si conclude con una guglia decorata, grazie alle pareti vetrate estese su tutti e quattro i lati si presta, a restauro ultimato, a diventare uno spazio espositivo aperto sull’esterno, che renderemo facilmente visibile grazie ad un’illuminazione costante. Il senso d’apertura comunicato della trasparenza delle pareti ci ha suggerito l’utilizzo come spazio espositivo particolarmente adatto a progetti site specific, nei quali le opere degli artisti si relazioneranno con un ambiente molto vivo frequentato da un pubblico eterogeneo. Edicola Radetzky è una preziosa opportunità per indagare le possibilità comunicative dell’arte contemporanea nel contesto urbano, in cui poter partecipare alla formazione di un immaginario collettivo come nelle migliori esperienze d’arte pubblica.

Il nome Radetzky deriva dalla presenza di un supporto sul quale nell’Ottocento erano affissi i bandi del governatore Radetzky. Ci siamo chiesti se questa indicazione, con cui l’Edicola è nota ed era citata nel bando di Zona 6 – Comune di Milano, al quale abbiamo partecipato ricevendo l’assegnazione, dovesse essere cambiata. Senza dare particolare enfasi al periodo a cui fa riferimento, abbiamo scelto di lasciare il nome, per dare continuità a quella stratificazione nel tessuto culturale urbano emersa dai racconti dei cittadini, che ha visto l’Edicola ospitare anche le trasmissioni di una radio locale.

ATP: Adesso, invece, avete in corso Cantieri Radetzky. Di cosa si tratta?

PCI: Il restauro dell’Edicola, che è il primo passaggio per un’effettiva riappropriazione, ci è sembrato un momento utile per riflettere sulle possibilità di attivazione di un’opera d’arte fuori da un contesto propriamente espositivo. Cantieri Radetzky assume quindi le caratteristiche di un contenitore culturale a sé stante, interno al restauro, in cui si chiede agli stessi artisti impegnati nel lavoro di ripristino dell’Edicola di produrre opere che possano inserirsi e attivarsi in questo momento specifico. Alcuni artisti più di altri hanno riflettuto sul tema del lavoro attraverso contributi oggettuali funzionali al restauro stesso, come la cassetta degli attrezzi dal sofisticato gioco di incastri realizzata da Giuseppe Buffoli, le spatole ergonomiche e i grembiuli con stampe psichedeliche di Daniele Carpi, i cappellini con logo dipinto a mano di Giovanni De Francesco, il telo protettivo di Mirko Canesi che riproduce i marmi policromi di una pavimentazione , la casacca luminosa di Yari Miele, la tenda che riprende una tag presente sulla superficie dell’Edicola di Davide Spillari, i segnali luminosi di Devis Venturelli, la transenna di Fiorella Fontana Altri interventi invece si relazionano maggiormente sulla temporalità del cantiere utilizzando lo spazio stesso dell’edicola o quello circostante, come la pietra di salgemma che lentamente si scioglie in riva alla Darsena di Marcello Tedesco, il dipinto realizzato all’interno da Adi Haxhiaj, le conchiglie di cartapesta rosa donate ai passanti di Stefano Serusi, gli occhi apotropaici posizionati sul tetto da Lorenzo Manenti.

Altre opere saranno pronte nelle prossime settimane per essere anch’esse “attivate” all’interno e intorno all’Edicola, dove possono essere viste da persone totalmente estranee al mondo dell’arte come da esperti. Presto anche le opere di Jacopo Candotti, Francesco Saverio Costanzo, Bruno Marrapodi, Samuele Menin, Luigi Massari e Serena Vestrucci.

ATP: Che programma avete per il futuro? E quali sono i vostri obiettivi?

PCI: Edicola Radetzky a partire dalla primavera 2016 inizierà la sua programmazione di mostre soprattutto personali a cadenza regolare, con la direzione artistica di Andrea Lacarpia, mentre Progetto Città Ideale (Mirko Canesi, Fiorella Fontana, Stefano Serusi) si occuperà costantemente di sviluppare una visione più generale legata all’identità del progetto. Il punto di partenza è l’approfondimento di quelle che secondo noi sono le ricerche più attuali, con attenzione particolare ai linguaggi scultorei ed installativi che aprono riflessioni sul rapporto tra natura e cultura, desiderio e sublimazione. L’Edicola sarà quindi uno spazio in cui la città ritroverà diverse formalizzazioni di un altrove in cui proiettare i propri desideri come in una nuova mitologia urbana. Il progetto, aperto a collaborazioni esterne, ci fa pensare a un’evoluzione naturale di linguaggi e forme, con l’apertura di prospettive che al momento non abbiamo ancora ipotizzato.

Tra i nostri obbiettivi è fondamentale quello di proporre lo spazio pubblico come luogo privilegiato per una riflessione sul ruolo dell’arte contemporanea, un tema del resto predominate in tutte le iniziative di Progetto Città Ideale. Oltre alle mostre, prevediamo appuntamenti di diversa tipologia, come eventi legati all’editoria indipendente o alla performance per raccontare anche lo spazio circostante e immaginare Edicola Radetzky come un luogo che si espande oltre la propria struttura, trovando ospitalità anche in altri luoghi del quartiere, grazie anche all’attivazione di workshop e percorsi nella zona della Darsena.

ATP: Come vi vedete tra 3 anni? Quali potrebbero essere le caratteristiche di Edicola Radetzky, che non ritroviamo in altri spazi di Milano, che darebbero una specificità al progetto?

PCI: Immaginiamo che l’esperienza di Edicola Radtezky col tempo possa attivare un dialogo proficuo a livello territoriale, connettendo più realtà per diventare una sorta di epicentro per l’attuazione di progetti in altri contesti urbani. Sicuramente l’unicità di Edicola Radetzky, data dalla sua posizione in un luogo caratteristico dal punto di vista storico ed urbano della Darsena e la sua struttura appartenente ad una tipologia di arredo urbano un tempo molto diffusa anche a Milano, ma di cui ormai resta l’ultimo esempio, sono fattori fondamentali che già la rendono interessante di per sé, certo noi dovremmo proprio su queste basi puntare sull’innovazione della proposta culturale e la natura del progetto spingendo sia la programmazione al suo interno sia valutando le specificità che l’esterno offre con progetti mirati, affinchè Edicola Radetzky possa davvero avere un riconsocimento da un un punto di vista identitario per la città.

Cantieri Radetzky_Edicola Radetzky _Darsena Milano_2015_Photo Credit Liligutt Studio

Cantieri Radetzky_Edicola Radetzky _Darsena Milano_2015_Photo Credit Liligutt Studio