Daniel Steegmann Mangrané A Leaf-Shaped Animal Draws The Hand, exhibition view at Pirelli HangarBicocca, Milan, 2019 Courtesy of the artist and Pirelli HangarBicocca, Milan Photo: Agostino Osio

Cosa accade quando l’arte contemporanea si fa ecosistema, luogo dell’esperienza e orizzonte stratificato? L’universo di Daniel Steegmann Mangrané – un universo delicato e lenticolare animato da arbusti, insetti, dispositivi altamente tecnologizzati, ma pure da disegni e membrane sottili – è protagonista della nuova esposizione A Leaf-Shaped Animal Draws The Hand presentata da Pirelli Hangar Bicocca a cura di Lucia Aspesi e Fiammetta Griccioli. 

La ricerca artistica propriamente trasmediale, l’interesse per la dialettica uomo-natura-tecnologia insieme alla sensibile attenzione riservata all’esperienza spettatoriale appaiono temi nodali nella riflessione di Steegman Mangranè. La redazione di ATP diary ha intervistato le curatrici della personale, Lucia Aspesi e Fiammetta Griccioli, nel tentativo di approfondire alcuni temi emersi dal percorso espositivo. 

Valentina Bartalesi: Da diversi anni la riflessione inerente i cambiamenti climatici ha destato l’attenzione pubblica, generando momenti di confronto e un dibattito sulle idee. La consapevolezza maturata nei confronti dell’Antropocene e le recenti catastrofi ambientali – si pensi agli incendi che hanno devastato ampie aree della foresta amazzonica e della Siberia nell’estate 2019 – rendono urgente una riflessione sul rapporto uomo-natura in un’ottica di pacifica cooperazione. Artisti, critici e istituzioni museali paiono muoversi in questa direzione. La scelta di un artista come Daniel Steegmann Mangrané, così sensibile a tali temi, s’inserisce criticamente in tale prospettiva: come è nata l’idea di questo progetto? In quali termini si pone HangarBicocca all’interno di un ipotetico dibattito che coinvolga il mondo della natura e le pratiche  artistiche contemporanee?

Fiammetta Griccioli: Il progetto è nato più di un anno fa, prima che si accentuasse questa situazione già presente nel dibattito contemporaneo degli ultimi anni. Un anno fa abbiamo deciso di invitare Daniel Steegman Mangrané proprio per questo suo approccio poetico al mondo della natura e della foresta, che si esplica non solo nella profonda attenzione riservata dall’artista alle problematiche ambientali contemporanee, ma che diviene un momento nodale per riformulare le relazioni tra gli individui e l’oggetto artistico. Ciò ci ha molto affascinate, trattandosi di un modalità davvero unica di tornare a meditare su tali relazioni. Lo stesso concetto di ecosistema ci sembrava in questo senso una parola chiave, anche in ambito storico-artistico, per descrivere il progetto.

Lucia Aspesi: Gli stessi riferimenti artistici di Daniel rientrano in un discorso che da un lato rimanda al movimento del Neoconcretismo, all’evoluzione dell’oggetto artistico in relazione alla collettività, con conseguenti riscontri socio-politici, e dall’altro si connette alle ricerche sulla luce maturate nel corso degli anni Settanta. La mostra di Daniel Steegmann Mangrané nasce inoltre dal desiderio di Pirelli HangarBicocca di presentare al pubblico la pratica di un giovane artista emergente che racconti tali tematiche utilizzando metodi ed espressioni profondamente radicate in un contesto specifico, quello del Brasile, dove l’artista vive quasi da quindici anni. Nel contempo, il lavoro dell’artista investe un contesto molto più ampio, inserendosi nella cornice di Hangar Bicocca attraverso la riflessione profonda sugli spazi della mostra.

Daniel Steegmann Mangrané A Leaf-Shaped Animal Draws The Hand, exhibition view at Pirelli HangarBicocca, Milan, 2019 Courtesy of the artist and Pirelli HangarBicocca, Milan Photo: Agostino Osio
Daniel Steegmann Mangrané A Leaf-Shaped Animal Draws The Hand, exhibition view at Pirelli HangarBicocca, Milan, 2019 Courtesy of the artist and Pirelli HangarBicocca, Milan Photo: Agostino Osio

VB: Rispetto a questo punto, considerata la peculiarità degli spazi espositivi, in che modo i lavori di Steegmann Mangranè si inseriscono nella suggestiva cornice “industriale” di HangarBicocca? Come ha vissuto l’artista l’incontro con tale monumentale spazio?

LA: Un primo aspetto significativo è rappresentato dalla decisione semplice, eppure “radicale”, di aprire le porte-finestre presenti sul fondo per far filtrare la luce; si tratta infatti, per certi versi, della primissima e seminale idea di far interagire lo spettatore con il contesto circostante, sia all’interno di HangarBicocca sia all’esterno di esso. Così, assecondando differenti scale, alcune delle opere presentate raccontano tale interscambio tra interno-esterno: per esempio in A Transparent Leaf Instead of the Mouth (2016-2017) diversi alberi trapiantati all’interno del terrariorisultano della medesima specie di quelli presenti nel giardino di Hangar. Sussiste dunque un’idea di contatto e di mutazione continua che anima l’intera mostra.

FG: Per queste ragioni è interessante vivere la mostra durante il giorno, in quanto essa continua a modificarsi e a mutare. Ci ha molto colpito come le opere di Daniel posseggano differenti durate temporali: alcune hanno un carattere più prossimo all’effimero – prendiamo ad esempio A Transparent Leaf Instead of the Mouth (2016-2017), il padiglione in cui convivono gli arbusti con gli insetti e in cui l’opera “cambia” ogni volta in cui viene presentata – mentre altri lavori selezionati insieme a Daniel, tra i quali per esempio Lichtzwang (1998 – in corso), oppure Table with Objects (1998-in corso), raccontano di un’evoluzione nel tempo sviluppatasi per decenni. Cosa implica un’opera che attraversa i decenni, “confluendo” in operazioni realizzate con altri media o magari ponendosi in prossimità fisica e spaziale con lavori che possiedono una temporalità differente? 

LA: Esiste sicuramente una preoccupazione legata al tempo: è come se ci fosse un riverbero all’interno dello spazio, un riflesso in cui il corpo del visitatore diventa esso stesso parte di tale eco. Il progetto possiede così sviluppi e velocità eterogenee: per Daniel è stato fondamentale cercare di riproporre la serie Lichtzwang (1998 – in corso) che appare come una sorta di matrice generativa, di modulo o di leitmotiv che, in modo quasi inconscio, declina e determina lo sviluppo degli altri lavori. Ciò che pare affascinare particolarmente Daniel Steegmann Mangrané è l’idea che, stando all’interno dell’installazione che si sviluppa linearmente, è possibile vedere le altre opere posizionate nello spazio in un continuo movimento di immissione e uscita dal tempo, dallo spazio fisico e dalla riflessione.

Daniel Steegmann Mangrané A Transparent Leaf Instead of the Mouth, 2016-2017 Installation view at Pirelli HangarBicocca, Milan, 2019 Courtesy of the artist; Esther Schipper, Berlin; Mendes Wood DM, São Paulo, New York, Brussels, and Pirelli HangarBicocca, Milan Photo: Agostino Osio
Daniel Steegmann Mangrané A Transparent Leaf Instead of the Mouth, 2016-2017 Installation view at Pirelli HangarBicocca, Milan, 2019 Courtesy of the artist; Esther Schipper, Berlin; Mendes Wood DM, São Paulo, New York, Brussels, and Pirelli HangarBicocca, Milan Photo: Agostino Osio

VB: Lo statuto dell’opera d’arte nella produzione di Daniel Steegmann Mangrané oscilla tra forme mediali diverse che veicolano messaggi differenti, pur essendo unite da un’evidente coerenza tematica: sono state realizzate delle opere site-specific per l’esposizione? 

FG: La dimensione mediale dell’opera di Daniel appare particolarmente evidente nell’opera site-specific Phantom Architecture (2019) realizzata per HangarBicocca e composta da un insieme di partizioni di tessuto volte a strutturare l’intero spazio espositivo. Phantom è una parola ricorrente nella poetica del’artista, così come Phasmides (dal greco fantasma), che rimanda ad una dialettica di presenza-assenza-apparizione in cui i visitatori sussistono nel medesimo “piano” delle opere, convivendo con esse in una sorta di ecosistema. Queste partizioni architettoniche raggiungono così lo status  di membrane conniventi destinate a mutare l’atmosfera dello spazio. 

LA: L’opera di Daniel sembra così assumere i contorni di una riflessione che, dal fondo, si espande in molteplici direzioni: per esempio il film Phasmides (2012), realizzato in 16 mm e trasferito poi in digitale, mostra una serie di rimandi all’omonima scultura, realizzata nel 2018, che oscillano tra incidente e sorpresa. Uno degli aspetti più peculiari dell’atto creativo in Daniel Steegman Mangranè è pertanto che molte opere nascono spontaneamente, quasi sorprendendo l’artista stesso.

VB: A Leaf-Shaped Animal Draws The Hand si configura come la prima personale in Italia dedicata al lavoro di Steegmann Mangrané, un’ampia esposizione che illustri, presentando oltre venti opere, l’evoluzione dell’artista sin dal 1998: come descrivereste il percorso espositivo di questa mostra – in particolare i criteri che hanno motivato la scelta delle opere – e quale ruolo ha avuto l’artista stesso nel suo sviluppo?

LA: L’allestimento è nato strettamente in parallelo alla selezione delle opere. Abbiamo cercato di restituire le diverse prospettive e il linguaggio di Daniel Steegmann Mangrané favorendo una riflessione sulla sua produzione che non fosse univoca o superficiale, quanto piuttosto che si concretizzasse in una articolazione spaziale della sua ricerca. La preoccupazione costante che l’artista nutre nei confronti dell’esperienza del visitatore ha determinato la selezione delle opere, in un movimento che dal centro – dalla riflessione originaria di Lichtzwang (1998 – in corso) – si sviluppa in una serie di opere, di dettagli e di linguaggi che si arricchiscono e si richiamano in modo organico. Per esempio i rimandi del film Phasmides (2012), realizzato in 16 mm e trasferito poi in digitale, mostra una serie di riferimenti alla scultura, che oscillano sotto un profilo creativo tra incidente e sorpresa. La cosa bella di Daniel è che molte opere nascono quasi sorprendendo l’artista stesso. Come ci diceva Daniel, la mostra appare una sorte di medium 

FG: Abbiamo deciso così di presentare in mostra anche quelle opere esposte più raramente e che tuttavia possiedono un carattere fondativo per l’iter dell’artista, nel desiderio di restituire una visione ampia della sua pratica. In tale direzione, abbiamo preferito presentare in mostra quelle opere che, possedendo forti rimandi tra di loro, rendono conto nel contempo dell’organicità insita tra le varie sperimentazioni dell’artista. 

Daniel Steegmann Mangrané Geometric Nature/Biology, 2011 Installation view at Pirelli HangarBicocca, Milan, 2019 Courtesy of the artist and Pirelli HangarBicocca, Milan Photo: Agostino Osio
Daniel Steegmann Mangrané Holograma 1 (Estrutura e galho), 2013 Installation view at Pirelli HangarBicocca, Milan, 2019 Courtesy of the artist; Mendes Wood DM, São Paulo, New York, Brussels, and Pirelli HangarBicocca, Milan Photo: Agostino Osio

VB: I caratteri di immersività ed interattività, oltre alla peculiare attenzione riservata ai media audiovisivi e alla tecnologia, paiono caratterizzare la poetica di Steegman Mangrané: che esperienza dovrà attendersi il possibile visitatore di HangarBicocca visitando l’esposizione?

FG: Una bella citazione emersa durante il confronto con Daniel è stata quella secondo cui l’artista è interessato non solo al momento in cui il visitatore interagisce con l’opera, ma soprattutto al momento in cui lo stesso visitatore diviene cosciente della sua esperienza all’interno della mostra. Come ci sono opere aventi scale eterogenee e temporalità variabili che convivono all’interno dell’ambiente-mostra, così il visitatore può letteralmente entrare all’interno di determinate installazioni e vivere sulla pelle dei momenti propriamente percettivi e interattivi. Per esempio l’artista ci raccontava come all’interno del padiglione di Transparent Leaf Instead of the Mouth (2016-2017) gli insetti stessi rimettano in discussione la percezione dello spettatore, che inizia a vedere tutto ciò che è compreso all’interno del terrario, ogni ramo e ogni foglia, come un insetto. Rimane inoltre da considerare l’importanza dei sensi e generalmente dell’esperienza sensoriale nel lavoro dell’artista. Sarà presentata tra le altre opere Quebreira (2013), un’opera sonora in cui verrà attivato il senso dell’udito degli spettatori, e altre installazioni che solleciteranno tanto l’olfatto quanto il tatto. In Orange Oranges (2001) ci sarà la possibilità da un lato di esperire la variazione nella percezione visiva dovuta alla compensazione cromatica dell’arancione – colore del padiglione in cui l’attività performativa ha luogo – e dall’altro permetterà di provare cosa significa fare esperienza con il corpo. 

LA: E’ come se la presenza dell’insetto potesse addirittura comportare la messa in discussione della percezione e di ciò che si vede: alle volte, ricorda Daniel Steegmann Mangrané, si tratta di un’esperienza estremamente soggettiva. In certi casi per esempio, accompagnando le persone in mostra, queste ultime riconoscono immediatamente l’animale, mentre altre, pur seguendo le indicazioni fornite dell’artista, non riescono a percepirlo. Il discorso che conseguentemente ne deriva – dalla possibilità che un visitatore possa guidare lo sguardo di un altro alla ricerca di un determinato soggetto, come può essere l’insetto – provoca un senso di estraniamento dalla realtà che si conclude, da ultimo, nella consapevolezza di essere sempre stati lì, seppur proiettati in un diverso orizzonte. Molti dei riferimenti di Daniel oscillano tra la presentazione di elementi e forme naturali e quella di dispositivi altamente tecnologici. Si attiva così anche una narrazione o una modalità di vedere simile all’azione dello “zoomare”, dell’avvicinarsi all’oggetto con una lente al microscopio per poi tornare a rivalutarla generalmente dopo l’esperienza di tale visione. L’idea di muoversi idealmente e fisicamente all’interno dello spazio è fortemente presente nel pensiero dell’artista.

Daniel Steegmann Mangrané
A Leaf-Shaped Animal Draws The Hand
12 settembre 2019 – 19 gennaio 2020 
A cura di Lucia Aspesi e Fiammetta Griccioli 
Pirelli Hangar Bicocca

Daniel Steegmann Mangrané Spiral Forest (Kingdom of all the animals and all the beasts is my name), 2013-2015 Installation view at Pirelli HangarBicocca, Milan, 2019 Courtesy of the artist; Esther Schipper, Berlin; Mendes Wood DM, São Paulo, New York, Brussels, and Pirelli HangarBicocca, Milan Photo: Agostino Osio