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Parto da Alessandria in treno, una mattina di inizio ottobre e mi dirigo verso Casalborgone, nei pressi di Chivasso, per incontrare Tonino de Bernardi, autore del cinema d’avanguardia in Italia. Il nome di Tonino era emerso durante una conversazione che avevo avuto con Jonas Mekas a Londra questa primavera. E’ stato proprio allora che ho deciso di iniziare una serie di incontri con i registi sperimentali più rappresentativi degli anni 60/70: con la volontà di ricomporre una realtà diventata ormai storia, e mettere insieme le tessere di un mosaico che, viste a distanza, sembrano un eloquente ‘foto di gruppo’.

Ho rivolto il mio sguardo a quegli anni passati per indagare la società di oggi, i traumi che ci portiamo dietro e i nostri ideali lacerati – Film come ‘I vinti non vinti’ e ‘Passato-Presente’ di De Bernardi ne sono una profonda metafora, ed è per questo che le sue opere così complesse ed elaborate riescono a dirmi così tanto della nostra condizione odierna.
Una reinvenzione della memoria come fulcro di un’arte innovativa e radicale e la possibilità di apprezzare, anche umanamente, le esperienze di questi artisti, conservandone il prezioso ricordo – sono il motore e le fonti d’ispirazione in questo mio percorso.

Arrivo nella residenza di campagna di Tonino, nascosta tra il verde e, dopo le presentazioni, ci immergiamo in una lunga conversazione, fatta di vita, insegnamenti e novità. Ripercorriamo il suo cammino, dai primi film in 8mm, fino agli ultimi video e ai progetti più recenti, come ‘Ifigenia in Aulide’ presentato in anteprima al Film Festival di Rotterdam e presente alla 36° edizione del Film Festival di Torino.

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Di fronte alle opere di De Bernardi, create con materiali poetici e soggetti minimi, intimi, ci si riflette nel suo microcosmo. Scattano processi di identificazione che hanno la potenza di risvegliare immagini che ciascuno di noi ha immagazzinato nel corso della vita ma che non riusciamo a delineare chiaramente, a mettere a fuoco: il prima e il dopo, il passato e il futuro, fatti, luoghi, persone. Tanti tasselli che ci portano a una riflessione esistenziale.

Un cinema che segue il ritmo della vita: un processo di rinascita che fluisce attraverso una sovrapposizioni di immagini che assorbono magneticamente lo spettatore all’interno del film, rendendolo parte integrante dell’opera. Visioni eteree, che ripercorrono i sentieri della memoria e ridestano i ricordi della vita passata, fissati dalla mente nel profondo, in modo da innescare una nostalgia che produce la sensazione di essere bloccati in un momento eterno, tra il ricordo e il sogno. ‘ I film di Tonino si estendono oltre i confini del tempo’ ha scritto Stephen Dwoskin. Ed è così, sospesi tra l’antico e il moderno, che attraversiamo diverse realtà, fino ad arrivare a un finale liberatorio che ci riporta alla distesa d’acqua primordiale, da cui tutto ha avuto inizio. Una catarsi mnemonica. Un flusso di coscienza visivo.
Mi perdo io stessa nel fluire della conversazione e in questo sfarfallio di immagini, tanto che, a un certo punto, smetto di prendere appunti. Al termine del nostro incontro mi rendo conto, con un po’ di amarezza, di essere stata sfuggente e vaga e di non aver seguito o approfondito i punti che mi ero prefissata. Ma forse proprio questo si è rivelato essere il cuore del mio metodo e della mia ricerca: non un oggetto da argomentare o specifiche domande a cui trovare risposte, ma piuttosto una progressiva approssimazione all’interrogativo di partenza.
Una conversazione, non vista con l’obiettivo di raggiungere una verità ‘ultima’, bensì come una specie di ‘centro vuoto’ che precede la formula delle domande e il loro argomento. Questo «centro vuoto» sono io, è Tonino, siamo noi stessi.’’L’uomo è una domanda’’, come diceva Novalis.

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