Carol Rama – Seduzioni e Sortilegi a Studio la Città | Intervista al curatore Marco Meneguzzo

"La casa di Carol Rama è una specie di viaggio nella mente dell’artista, un luogo in cui si è depositata una memoria lunga quasi una settantina d’anni. Inoltre, Carol Rama è stata una persona e un’artista estremamente legata al proprio vissuto, per cui ciascuno degli oggetti che sono presenti in quell’abitazione ha un significato preciso nella vita e nella poetica. Si può dire in un certo senso che la casa è uno specchio, tutto combacia. " Marco Meneguzzo
6 Aprile 2022
Carol Rama, “Senza titolo”, 1967 Inchiostro e occhi di bambola su cartone cm 36,5 x 56 (al vivo) – cm 38,5 x 57,5 x 3,5 (con cornice) © Archivio Carol Rama, Torino Ph. Pino Dell’Aquila
Carol Rama, Seduzioni e Sortilegi Installation view, courtesy Studio la Città – Verona Ph. Michele Sereni, © Archivio Carol Rama – Torino

Olga Carolina Rama, in arte Carol Rama o Carolrama, nasce a Torino il 17 aprile del 1918. Inizia a dipingere nei primi anni Trenta, non attraverso studi regolari alla Reale Accademia Albertina delle Belle Arti, bensì frequentando assiduamente lo studio di Felice Casorati che è, a quell’epoca, l’artista più noto e influente a Torino e il cui atelier è un effervescente cenacolo artistico e culturale. Carol Rama è stata un’artista dal temperamento spericolato e irregolare, che ha raggiunto fama e riconoscimento solamente in tarda età e che si è trovata sempre al di fuori delle correnti e ai margini dei movimenti artistici.  
Il salotto della sua casa di via Napione a Torino è stato per decenni il luogo d’incontro di intellettuali, poeti e scrittori. Il mondo dell’artista come opera d’arte totale. 

La mostra Seduzioni e Sortilegi, curata da Marco Meneguzzo a Studio la Città (Verona) ospita un “corpus di opere frutto di un’accurata selezione operata grazie alla collaborazione con Pinuccia Sardi, presidente della Fondazione Sardi per l’Arte” – una fondazione torinese che opera per valorizzare figure importanti, note e meno note, del panorama artistico novecentesco.

Valeria Marchi: Per questa importante mostra, la galleria Studio la Città apre il proprio open space con un allestimento realizzato ad hoc per ricreare l’intimità della casa dell’artista. “L’abitazione di via Napione a Torino e gli oggetti in essa contenuti, hanno occupato un ruolo molto importante nella vita e nell’operato dell’artista la quale, nel corso degli anni, ha fatto della propria casa una grande opera d’arte totale.” 
Vorrei approfondire la dimensione intima e totalizzante dell’abitazione di Carol Rama nel suo lavoro artistico. Come si declina secondo te questa dimensione di grande opera d’arte totale? 

Marco Meneguzzo: La casa di Carol Rama è una specie di viaggio nella mente dell’artista, un luogo in cui si è depositata una memoria lunga quasi una settantina d’anni. Inoltre, Carol Rama è stata una persona e un’artista estremamente legata al proprio vissuto, per cui ciascuno degli oggetti che sono presenti in quell’abitazione ha un significato preciso nella vita e nella poetica. Si può dire in un certo senso che la casa è uno specchio, tutto combacia. 

Carol Rama, Seduzioni e Sortilegi Installation view, courtesy Studio la Città – Verona Ph. Michele Sereni, © Archivio Carol Rama – Torino
Carol Rama, Seduzioni e Sortilegi Installation view, courtesy Studio la Città – Verona Ph. Michele Sereni, © Archivio Carol Rama – Torino

VM: La casa di via Napione è raccontata in mostra attraverso le 12 fotografie dell’artista Bepi Ghiotti tratte dalla serie Inside Carol Rama: immagini dello studio dell’artista. In mostra c’è anche lo sguardo all’interno della casa-studio di Rama degli scatti in bianco e nero di Roberto Goffi: si tratta di una serie ampiamente pubblicata dal titolo La Casa di Carol, che Goffi ha realizzato utilizzando l’obiettivo di una vecchia macchina fotografica a soffietto degli anni ‘30, appartenuta al padre.
Come e quando nascono i due progetti fotografici in mostra? 
Quali sono le differenze formali e di prospettiva poetica che le due serie portano avanti nella narrazione degli spazi di vita e di lavoro dell’artista? Entrambe, pur nelle dissonanze, hanno uno sguardo affettuoso, meticoloso, dettagliato, che fa vivere in ogni inquadratura la densità emotiva ed esistenziale di Carol Rama e della sua casa-studio.

MM: La casa di Carol Rama è un argomento succulento, nel senso che propone a un fotografo moltissimi punti di vista da cui realizzare una creazione: da una parte c’è la possibilità dell’isolamento di un particolare dello spazio, dall’altra c’è una serie quasi infinita di dettagli dello stesso tipo.
Il fotografo oltretutto è qualcuno che documenta qualcosa: quando il soggetto è interessante, il fotografo si sente fortemente stimolato nell’indagine visiva. Questi due fotografi hanno dei caratteri in comune: per esempio hanno scelto tutti e due dei particolari della casa perché era impossibile fare altrimenti, o quasi. Ci possono essere dei campi medi, se uno vuole, ma non molto di più.
Come nascono i progetti? I fotografi vogliono sempre testimoniare quello che capita loro attorno e in fondo Carol Rama per Torino è stata un vero e primo personaggio: chi non la conosceva? Anzi, a volte la si conosceva più come personaggio, come animatrice o fiancheggiatrice di molte situazioni accadute, che per il suo lavoro artistico; oltre che essere nota come conoscitrice di una certa società torinese molto perbene. 
Noi oggi la conosciamo prima per la sua ricerca artistica e poi anche per la sua personalità: Carol Rama ti racconta ad esempio di quando andava con Mollino sulla Cisa a tutta velocità sulla spider quando non c’era l’autostrada…

Bepi Ghiotti, Inside Carol Rama #14, 2012-2014 Fine Art Giclée su Baryta 37.5 x 28 cm

VM: Un’ultima domanda sul percorso espositivo che ripercorre i momenti salienti della vita artistica di Carol Rama fino ad arrivare ai lavori più recenti. Costante e quasi ossessivo nell’opera dell’artista è il riferimento al vissuto personale: tutto quello che è legato all’infanzia, anche se viene raccontato per frammenti, è mescolato nella sua arte trasformandosi in mistero ed enigma. Studiando il lavoro di Carol Rama, leggevo questa dichiarazione:  L’utilizzazione così frequente di materiali vicini, le immagini filtrate o ricostituite da frammenti oggettuali confidenti, quasi la mia pittura nascesse da una stanza, da un uguale e riconoscibile luogo, fisico e psichico, o a esso ritornasse sempre con i segni ormai inconfondibili e attesi dell’usura e dello straniamento.”
Credi che questa dichiarazione dell’artista abbia a che fare eminentemente con la sua produzione pittorica degli inizi o si possa modellare attorno all’intero percorso artistico? 

MM: Sì, è un atteggiamento che si potrebbe definire “diaristico” quello che Carol Rama ha nel suo intero percorso artistico, dunque certo che condivido.

VM: Ti chiedo inoltre se vuoi delineare il percorso espositivo e raccontarci il taglio che hai dato alla mostra di Studio la Città.

MM: L’allestimento è molto merito della gallerista, Héléne de Franchis, che ha deciso addirittura di creare dei muri fittizi. 
Un problema banale che abbiamo dovuto affrontare è stato il fatto che ci siamo trovati davanti a opere non tanto grandi in spazi invece abituati a grandi formati. Abbiamo apparentemente abbassato il soffitto, creando impedimenti visivi per costringere il pubblico a una visione ravvicinata delle opere. 
Un altro fatto su cui abbiamo discusso e che poi è stato messo in atto magistralmente è stata la necessità di non proporre un percorso cronologico in una mostra che è molto importante e che ha una qualità museale. Per Carol Rama il percorso cronologico è inutile, è come ragionare su che cosa sono vent’anni nella psiche umana…In Rama la psiche è molto delineata fin dagli inizi, ha delle linee costanti in tutto il suo percorso. Abbiamo scovato così anche delle vicinanze tra opere che cronologicamente sono lontanissime e questo è servito per non non esagerare in didatticità e in didascalicità: ci sono lavori degli anni 2000 che avrebbe potuto fare nel ‘41. 
Carol Rama è un’artista che ha vissuto in un mondo tutto suo, senza troppe influenze dall’esterno, anche se poi non è così vero perché ad esempio le “gomme” sono legate al lavoro del padre ma anche a un certo tipo di Arte Povera, così come i lavori del periodo del MAC, che dipendono anche da un legame personale che Rama aveva con un esponente del movimento.
C’è sempre un aspetto individuale e psicologico nella poetica di Carol Rama che è infinitamente più forte dell’aspetto linguistico e questo è quello che abbiamo cercato di far vedere nella mostra.

Carol Rama, “La corona di Keaton”, 1993 Pennarello su carta prestampata cm 30 x 40 (al vivo) – cm 44 x 53 (con cornice) © Archivio Carol Rama, Torino Ph. Pino Dell’Aquila
Carol Rama, Seduzioni e Sortilegi Installation view, courtesy Studio la Città – Verona Ph. Michele Sereni, © Archivio Carol Rama – Torino
Carol Rama, Seduzioni e Sortilegi Installation view, courtesy Studio la Città – Verona Ph. Michele Sereni, © Archivio Carol Rama – Torino
Carol Rama, Seduzioni e Sortilegi Installation view, courtesy Studio la Città – Verona Ph. Michele Sereni, © Archivio Carol Rama – Torino
Bepi Ghiotti, Inside Carol Rama #33, 2012-2014 Fine Art Giclée su Baryta 37.5 x 28 cm
Roberto Goffi, La Casa di Carol, 2000 Stampa analogica su carta agfa baritata, da negativo in grande formato 43 x 32 cm – © Arch. Roberto Goffi
Theme developed by TouchSize - Premium WordPress Themes and Websites