Fabio Ranzolin - Bye Bye Circo Massimo, 2018, Roma  - Installation view - Courtesy l'Artista e la Galleria Montoro12 Contenporary Art fotografie di Yamina Tavani

Fabio Ranzolin – Bye Bye Circo Massimo, 2018, Roma – Installation view – Courtesy l’Artista e la Galleria Montoro12 Contenporary Art fotografie di Yamina Tavani

Il trovarsi in un determinato luogo e in un determinato tempo rappresenta per Fabio Ranzolin il primo punto da cui partire per la costruzione di ogni suo progetto. La matrice autobiografica si fa filo conduttore di uno dei diversi percorsi che la costellazione dei suoi lavori porta in superficie. Così, nel caso della sua prima personale presso la galleria Montoro12, “tutte le metafore ritrovano un senso”. L’omaggio e insieme la visione di ciò che sta succedendo o forse è sempre accaduto alla storia del nostro paese, e in particolar modo alla sua cultura, viene tradotto dall’artista in piccoli episodi dove la pellicola del tempo viene srotolata.
La traditio, tradizione e tradimento, si determina come elemento centrale a partire da un appuntamento fallito dell’artista con il ragazzo di cui era infatuato. La frase pronunciata dall’irraggiungibile belloccio, “lo sfogo tuo, lo prendo come tale, vive della tua sola esperienza, ora hai la mia”, ci accoglie come incipit di una narrazione che come si vedrà enfatizzerà una serie di consegne nel tempo, consegne di fiducia tradita nel passaggio da una fase temporale all’altra. In Mamma! Mamma! Why don’t you look at me while I’m dying? (2017) un piccolo souvenir raffigurante la pietà di Michelangelo viene appoggiato su un centrino cucito a mano dalla nonna. Il mito del patrimonio artistico italiano, posato sull’altarino domestico, cela l’essere vittima di un’imitazione. Il made in China decanta una storia rinascimentale di “tarocca” provenienza. Non sono che una puttana lo sai?! Non c’è rimedio, sarò sempre una puttana! E non voglio essere altro!! (2017) è un intreccio di molteplici storie e lasciti. Il titolo dell’opera recupera una citazione che Maddalena ne La dolce vita di Federico Fellini fa di se stessa e descrive così allegoricamente il ruolo della Fontana di Trevi stessa. Illuminata, toccata e fotografata, colma di monetine che auspicano felicità e futuro florido si è trasformata in oggetto di consumo. L’artista raccoglie l’acqua della fontana stessa per inserirla in bottiglie monouso di plastica innescando un parallelismo con un’antica credenza. Dare da bere al proprio marito dell’acqua della fontana prima di partire per la guerra oltre ad essere un portafortuna diventava significativo gesto per assicurarsi la piena fedeltà. La fiducia è chiaramente tradita nella serialità del lancio della moneta che trasforma la fontana in una “puttanella” da quattro soldi. The falle never dies of natural death (2017) è la storia di un uomo che diventa mito.

Fabio Ranzolin - Bye Bye Circo Massimo, 2018, Roma  - Installation view - Courtesy l'Artista e la Galleria Montoro12 Contenporary Art fotografie di Yamina Tavani

Fabio Ranzolin – Bye Bye Circo Massimo, 2018, Roma – Installation view – Courtesy l’Artista e la Galleria Montoro12 Contenporary Art fotografie di Yamina Tavani

Il 2017 è infatti l’anno della caduta di un impero che il suo “sovrano” abbandona definitivamente. Il dio in questione è Francesco Totti, capitano e calciatore che ha straziato con quasi interminabile pathos uno stadio intero e milioni di spettatori davanti alla tv. Il suo congedo e la sua storia divengono una “favola da raccontare” così come lo sono state le vite dei grandi imperatori romani. Il culto estremo per la storia popolare si riflette nella scelta di recuperare la figurina del Calcio Panini come rappresentazione dell’idolo sulla bandiera. In Fortune hanging by a thread (2017) i cornetti rossi tipici della tradizione napoletana si presentano come l’ennesimo prodotto di una fattura asiatica. L’oggetto di speculazione commerciale viene unito ad una catena di uno sciacquone di un bagno, cimelio di un viaggio dell’arista, ed insieme a un pomello di porcellana decorato con disegni floreali. Una precisazione diviene ora fondamentale, nel 1791 per risparmiare clamorosamente era stato suggerito da Charles J. Mason di copiare porcellane simili a quelle cinesi producendo così un prodotto finito di significativa bellezza ma di meno elevato valore. Bye Bye Circo Massimo è una mostra che non parla di politica ma di cultura, è un progetto che enfatizza il valore estetico, erotico e ripetuto dei gesti che tradiscono la fedeltà dell’altro o di ciò che c’era prima; è la storia personale di ognuno di noi e che ognuno può modificare.
L’Italia, attraverso lo sguardo di Ranzolin, si mostra vittima di profondi tradimenti mentre la storia, anche la sua personale, che qui tratteggia è una storia di citazioni, di lasciti di tematiche che rimbalzano generando una costante, oltre che di cromatismi, di tradimenti umani e nutriti da un ardore inspiegabile.

Fabio Ranzolin
Bye Bye Circo Massimo
a cura di Amalia Nangeroni
fino al 29 Marzo 2018
Montoro12, Roma

Fabio Ranzolin - Bye Bye Circo Massimo, 2018, Roma  - Installation view - Courtesy l'Artista e la Galleria Montoro12 Contenporary Art fotografie di Yamina Tavani

Fabio Ranzolin – Bye Bye Circo Massimo, 2018, Roma – Installation view – Courtesy l’Artista e la Galleria Montoro12 Contenporary Art fotografie di Yamina Tavani

Fabio Ranzolin - Bye Bye Circo Massimo, 2018, Roma  - Installation view - Courtesy l'Artista e la Galleria Montoro12 Contenporary Art fotografie di Yamina Tavani

Fabio Ranzolin – Bye Bye Circo Massimo, 2018, Roma – Installation view – Courtesy l’Artista e la Galleria Montoro12 Contenporary Art fotografie di Yamina Tavani

Fabio Ranzolin - Bye Bye Circo Massimo, 2018, Roma  - Installation view - Courtesy l'Artista e la Galleria Montoro12 Contenporary Art fotografie di Yamina Tavani

Fabio Ranzolin – Bye Bye Circo Massimo, 2018, Roma – Installation view – Courtesy l’Artista e la Galleria Montoro12 Contenporary Art fotografie di Yamina Tavani