Catherine Biocca – YOU’RE HIRED – Installation view at Villa delle Rose, Bologna, 2019 – Photo Giorgio Bianchi | Comune di Bologna

Nata nel Settecento come residenza in campagna della famiglia senese Spanocchi, Villa delle Rose a Bologna ha visto trasformata la sua funzione nel corso dei secoli diventando ospedale, sede di comando delle truppe tedesche e dal 1989 sede espositiva distaccata della Galleria d’Arte Moderna. È questa sovrapposizione ad aver affascinato Catherine Biocca vincitrice del programma 2018/2019 della Residenza per Artisti ROSE di MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna.
La mostra “YOU’RE HIRED” curata da Giulia Pezzoli, dal 20 aprile al 26 maggio, ospita cinque serie di opere realizzate tra Berlino, quindi a distanza, e Bologna durante il suo soggiorno alla Residenza per Artisti Sandra Natali.

Il luogo diventa per la Biocca punto di riferimento per riflettere, attraverso un’ironia grottesca, su temi come la percezione e la comunicazione. L’artista italiana ha occupato il piano terreno della villa con lavori che ripercorrono la storia del luogo attraverso la sovrapposizione di reale e irreale, passato e presente, interno ed esterno. Lo spettatore è catapultato in uno spazio e in un tempo costituiti da elementi fittizi resi reali per il semplice fatto di esistere all’interno di un luogo e percepiti dai nostri sensi. Le opere della Biocca, figlie della contemporaneità e dei suoi linguaggi, mettono in gioco i sistemi della visione per sovvertire le pretese dalla conoscenza umana.

Guendalina Piselli: La mostra “YOU’RE HIRED” è il risultato del periodo che hai trascorso a Bologna in residenza. Come è nato il progetto? Come hai lavorato su uno spazio che non conoscevi personalmente?

Catherine Biocca: Non avendo mai visto lo spazio ho iniziato a lavorare su gli elementi che potevano essere il più reale possibile per me come il modellino, Google Maps e poi i busti la cui storia è legata a questo luogo e sui quali ho lavorato con la serie di ritratti. Di fatto è stata un’elaborazione irreale, spostata rispetto a quelli che sono i termini della realtà. Una volta arrivata ho lavorato invece sulla presenza fisica della villa e da qui sono nate le opere realizzate qui come il video. Quindi ci sono due lavori quelli realizzati prima e quelli nati qui.

Catherine Biocca – YOU’RE HIRED – Installation view at Villa delle Rose, Bologna, 2019 – Photo Giorgio Bianchi | Comune di Bologna

GP: Questo slittamento e sovrapposizione tra reale e irreale sembra trovare una traduzione anche nei lavori che sono presenti in mostra nei quali realtà e fantasia si mescolano…

CB: Sì, è vero. Si tratta di una sovrapposizione che caratterizza tutto il mio modo di lavorare. Mi interessa usare materialità e formati diversi per creare texture e patterns diversi che richiamano a loro volta qualcosa di altro, una specie di trempe l’oeil contemporaneo. Gli sticker che di solito utilizzo, come per Broken Sky per questa mostra, ne sono un esempio: non sono reali o realistici, rendono l’idea di qualcosa che non c’è. E’ un dicotomia, formale e di contenuto, sulla quale lavoro molto

GP: In molti testi che parlano del tuo lavoro si fa riferimento alla Schadenfreude…

CB: La Schadenfreude è un concetto molto specifico come d’altronde è la lingua tedesca. E’ un termine che potrebbe essere tradotto in inglese con “malicious joyce” cioè una felicità maligna ed è un po’ quello che succede nei cartoni animati e nella comicità i generale. Penso ad esempio a quella che all’inizio del Novecento era la slam commedy come la famosa scena di Buster Keaton che si fa cadere addosso la facciata di una casa. È qualcosa di estremamente violento che suscita paradossalmente la risata. Funziona però solo quando non si coinvolge direttamente lo spettatore. È quello che accade anche nei cartoni animati e nei comics che hanno la capacità di spiegare o illustrare la realtà in modo divertente anche utilizzando la violenza.

GP: Nei tuoi lavori, come ad esempio in Steli I-III dove il cartoon esibizionista apre il cappotto davanti ad una lapide, c’è una sorta di ironia grottesca che mette in luce una violenza talvolta di immagine, penso all’accostamento sacro e profano, e talvolta comunicativa come nel lavoro “YOU’RE HIRED!”….

CB: Sì, la violenza di immagine, formale diciamo, ha sempre un impatto maggiore perché ha a che vedere con la forza della visione che è ovviamente più potente. Lavori come “YOU’RE HRED!” richiedono un tempo di fruizione più lungo perché coinvolgono altri sensi, in questo caso l’udito.

Catherine Biocca – YOU’RE HIRED – Installation view at Villa delle Rose, Bologna, 2019 – Photo Giorgio Bianchi | Comune di Bologna

GP: Ho notato una differenza tra la serie dei paesaggi Ruins I-V, sui quali il tuo intervento è molto delicato, e la serie dei busti Busti Rosa I-III dove invece il gesto, a cavallo tra cartoonesco ed espressionismo tedesco, sembra più violento…

CB: Si tratta di due lavori molto diversi tra loro. La serie dei paesaggi è realizzata digitalmente, sono stratificazioni di due immagini in uno scenario unico. Ho sovrapposto ambienti preistorici e rovine di diverse epoche. Sono delle forme che non esistono in realtà, o meglio esistevano e ora meta-esistono per il semplice fatto di essere rappresentati come il paesaggio del dinosauro nel video Exclusive Cocktail. Sono elementi che hanno un effetto realistico anche se paradossalmente sono irrealistici. Su questi sono intervenuta con un tratto bianco leggero che se ci pensi è l’unico elemento effettivamente reale. La serie dei ritratti nasce invece anche come una riflessione sul gender. In qualsiasi città, almeno nel mondo occidentale, nelle piazze vengono erette statue che rappresentano re e condottieri e i busti legati a questa villa non fanno eccezione. La mia è una sorta di rivincita, nel senso blando del termine, per ridicolizzare questa usanza. Credo che il fatto stesso di creare un busto sia qualcosa di anacronistico, la volontà di qualcuno di vedere se stesso ricreato in modo fittizio per l’eternità.

GP: Entrando in villa lo spettatore sembra catapultato in un viaggio spazio – temporale nel quale passato, presente e futuro, le quattro dimensioni, reale e irreale si mescolano, sovrappongono e confondono…

CB: Mi piace creare ambienti che non hanno una collocazione geografica, storica, politica definita. Potrebbero esistere come no. Sono scenari che diventano reale proprio perché esistono in uno spazio fittizio come d’altro canto è quello di un museo. È un processo paradossale che credo rappresenti bene il modo stesso con il quale percepiamo la realtà. Davanti ai girasoli di Van Gogh, la cui riproduzione è su borsine di tela, poster e libri, la nostra vista e la nostra conoscenza è in qualche modo già condizionata perché è un’immagine che abbiamo visto talmente tante volte che diamo per scontato che sia un capolavoro. È solo un esempio di come il nostro sguardo sia influenzato dalle nostre esperienze. È la trappola della percezione che mi interessa e che cerco di esplorare creando e ricreando illusioni che semplicemente esistendo diventano reali.

GP: L’elemento performativo è entrato solo recentemente nel tuo lavoro…

CB: Si è un elemento che ho inserito da un anno più o meno come opzione. Uso praticamente tuti i media che esistono e la performance, come gli altri, funziona per amplificare, in realtà per connettere di più lo spettatore ai lavori. L’idea è di utilizzare uno spettatore x, uno pseudo spettatore, per cercare di creare o ricreare, di recitare l’incontro con un lavoro ovviamente in modo molto amplificato ed esagerato.

YOU’RE HIRED!, 2019 – Audio installazione, zanzariera, teste di silicone, copricapo anti-insetto 300 x 400 cm – Photo Giorgio Bianchi | Comune di Bologna
Exclusive Cocktail, 2019 Proiezione video con animazione Dimensioni ambientali – Photo Giorgio Bianchi | Comune di Bologna
Catherine Biocca – YOU’RE HIRED – Installation view at Villa delle Rose, Bologna, 2019 – Photo Giorgio Bianchi | Comune di Bologna
Busti Rosa, 2019 – Industry marker su stampa su pvc 50 x 70 cm – Photo Giorgio Bianchi | Comune di Bologna