BENNI BOSETTO, Gli Imbambolati, 2018 - ceramic - 34x12x52 cm - Courtesy The Artist and ADA, Roma - Photo Roberto Apa

BENNI BOSETTO, Gli Imbambolati, 2018 – ceramic – 34x12x52 cm – Courtesy The Artist and ADA, Roma – Photo Roberto Apa

Abbiamo parlato con Lucrezia Calabrò Visconti, consulente curatoriale per New Entries – la sezione più promettente di Artissima che ospita 14 gallerie emergenti sulla scena internazionale – per capire meglio come funziona la selezione delle gallerie e come navigare nel mare sempre più magnum dell’offerta durante i giorni di fiera.
Da quest’anno la sezione si arricchisce della prima edizione del New Entries Fair Fund powered by Professional Trust Company, un nuovo fondo triennale nato per sostenere le gallerie candidate a New Entries. Ogni anno tre gallerie verranno scelte per la qualità del proprio lavoro di ricerca e talent scouting, e sostenute attraverso un contributo economico per finanziare la loro partecipazione alla fiera.

NEW ENTRIES
50 GOLBORNE London – A PLUS A Venezia – ADA Roma – CECILIA BRUNSON London, Santiago – DAUWENS & BEERNAERT Brussels – GALLLERIAPIÙ Bologna – GLASSYARD Budapest – GILDA LAVIA Roma – NARRATIVE PROJECTS London – CARLYE PACKER Los Angeles – PROJECT ARTBEAT Tbilisi – RODRÍGUEZ Poznań – CATINCA TABACARU New York, Harare – THIS IS NOT A WHITE CUBE Luanda

Segue l’intervista con Lucrezia Calabrò Visconti —

ATP Diary: In cosa consiste il ruolo che hai rivestito per la sezione New Entries ad Artissima?

Lucrezia Calabrò Visconti: Il mio lavoro per New Entries fino ad ora è stato principalmente di ricerca e consulenza al comitato in sede di selezione delle gallerie partecipanti. Diversamente dalla Main Section, in cui le gallerie partecipanti sono quasi sempre già conosciute ai giurati, le gallerie che si candidano a New Entries hanno una storia molto recente e presentano artisti talvolta semi-sconosciuti. La ricerca di gallerie giovani e promettenti prima della candidatura e l’approfondimento della programmazione della galleria e della ricerca degli artisti candidati poi mi hanno consentito di “filtrare” per il comitato le candidature, offrendo ai giurati da un lato una pre-selezione della lista di candidati fatta con un approccio prettamente curatoriale e dall’altro la possibilità di avere una panoramica sulle gallerie più consapevole – spero! – rispetto agli anni passati. Penso che la volontà della Direttrice Ilaria Bonacossa di inserire questa nuova figura nella fiera sia coerente con la consueta spinta di Artissima a inventare nuovi dispositivi e strategie per approfondire e ampliare la riflessione critica sulla struttura fieristica e sulle operazioni artistiche che essa presenta e promuove.

ENEJ GALA, Repaired Object Series, (glass 2), 2018 - modelling paste, iron wire, oil, acrylic  filo di ferro, acrilico - 17x38x12 cm - Courtesy The Artist & A plus A Gallery

ENEJ GALA, Repaired Object Series, (glass 2), 2018 – modelling paste, iron wire, oil, acrylic filo di ferro, acrilico – 17x38x12 cm – Courtesy The Artist & A plus A Gallery

ATP: Com’è stata condotta la selezione? Quali i criteri, le necessità o gli standard che hai seguito nell’effettuare una selezione?

L.C.V.: La selezione delle New Entries è tradizionalmente legata alla valutazione del percorso della galleria nei suoi primi anni di attività. Questo implica la necessità, in sede di giuria, di una riflessione prima di tutto sistemica, in cui vengono analizzati i punti di partenza e di arrivo della galleria: si guarda alle attività e i risultati raggiunti rispetto agli anni di esistenza all’interno di un dato contesto geografico e come questi abbiano una risonanza nel macro-sistema dell’arte contemporanea; si discute degli artisti presentati e dell’approccio generale della galleria, analizzando lo sviluppo dello stesso nel breve periodo di attività e cercando di immaginarsi come potrebbe evolversi in futuro.
L’introduzione di una figura specificamente curatoriale in questo processo permette di approfondire tale riflessione con uno sguardo trasversale, concentrato sulle ricadute artistiche di questi aspetti strutturali e vice versa su come i contenuti proposti dalla galleria abbiano formato l’azione della stessa nel sistema dell’arte. L’analisi del progetto proposto dalla galleria per lo stand in fiera è il momento in cui tutti questi aspetti si incontrano e il dialogo con la giuria diventa ancora più affascinante e a volte agguerrito. Fondamentale, in sede di selezione, è stato sicuramente lo sforzo condiviso di non arroccarsi sulle convinzioni e le categorie che si sono solidificate nel corso degli anni nella struttura della fiera per cercare prospettive fresche e strumenti di analisi diversi dei progetti proposti.

ATP: Ci puoi parlare dell’iniziativa promossa da Professional Trust Company?

L.C.V.: L’iniziativa promossa da Professional Trust Company è un nuovo strumento, pensato da Ilaria Bonacossa insieme all’Avv.Tommaso Tisot, per facilitare la partecipazione di giovani gallerie meritevoli alla sezione delle New Entries. Insieme alla giuria e al team di Artissima abbiamo individuato delle gallerie particolarmente meritevoli nell’approccio sperimentale e di ricerca portato avanti, che però non sarebbero riuscite a partecipare alla fiera quest’anno. Tra queste, tre finaliste, selezionate da Professional Art Trust, hanno avuto possibilità di partecipare con una tariffa di favore alla fiera.

BRANDON LANDERS, OOFT, 2018 - Oil on canvas, 113x171 cm - Courtesy Club Pro Los Angeles

BRANDON LANDERS, OOFT, 2018 – Oil on canvas, 113×171 cm – Courtesy Club Pro Los Angeles

ATP: Come vedi l’evolversi di Artissima nel quadro delle fiere d’arte internazionali? Col tempo l’offerta sta divenendo sempre più articolata, ricca, quando non affollata, di eventi, premi, sezioni, comitati; credi che questo contribuisca a costruire un’identità ricca e variegata o corra il rischio di richiedere troppa attenzione a spettatori già iperstimolati?

L.C.V.: Le fiere d’arte contemporanea a livello nazionale e globale stanno diventando sempre più spesso un’occasione per accentrare in uno spazio-tempo definito e limitato innumerevoli soggetti, anime e interessi, protagonisti di una narrazione che coinvolge tutte le istituzioni della città in cui la fiera si colloca. Inoltre, tale narrazione non inizia e finisce con i giorni della fiera, ma prosegue in una migrazione più ampia e trasversale in giro per la cosiddetta “mappa internazionale dell’arte”: il calendario annuale comprende con sempre meno distinzione – per lo meno, nella percezione del pubblico – biennali, mostre internazionali, fiere, “art week”…
Penso che sia anche per questa tendenza “universalizzante” di formati ed eventi che gli ovvi interessi istituzionali, economici e politici che animano le fiere si intrecciano sempre più a un’amplissima offerta culturale, che va ben oltre la semplice presentazione delle gallerie. Si pensi alla maggiore attenzione ai display, ai focus tematici secondo cui vengono strutturate le sezioni, alla collaborazione con le istituzioni museali e con gli spazi indipendenti, ai sempre più fitti public programme e progetti espositivi collaterali, al dialogo con le istituzioni della città e alla promozione della pratica degli artisti e degli altri operatori del settore grazie alla proliferazione di premi a cui accennavi anche tu.
Artissima in questo senso è un caso molto speciale, per la sua struttura di partenza, legata a doppio filo alla città di Torino e alla provincia, e in questo unica nel panorama internazionale; per la lungimiranza e precocità con cui ha iniziato ad avere un approccio curatoriale e di ricerca alla fiera; per la capacità che ha sempre dimostrato di non appiattire tutte queste anime in un formato standard ma piuttosto di reinventarsi e riflettere sulle strutture stesse della fiera, tentando di preservarne la complessità e stimolare il dibattito internazionale. Credo che per evitare l’iperstimolazione superflua degli spettatori e valorizzare la ricchezza dei micro-cosmi che si vanno a creare in ognuna delle tappe del calendario internazionale dell’arte contemporanea, la chiave stia nella qualità di un dialogo costruttivo tra le diverse realtà coinvolte, e penso che Artissima abbia sempre lavorato bene in questo senso.

MICHAL MARTYCHOWIEC, Where does your heart belong?, 2014 - 25x145 cm - Courtesy Rodriguez Gallery and the artist

MICHAL MARTYCHOWIEC, Where does your heart belong?, 2014 – 25×145 cm – Courtesy Rodriguez Gallery and the artist

EMILIO VAVARELLA, Animal Cinema, 2017 - HD video, 00.12.12, aspect ratio, 16.9, colors, sounds - Courtesy GALLLERIAPIÙ & the artist

EMILIO VAVARELLA, Animal Cinema, 2017 – HD video, 00.12.12, aspect ratio, 16.9, colors, sounds – Courtesy GALLLERIAPIÙ & the artist

PAMELA DIAMANTE, Estetica dell'apocalisse, 2018, print on baryta paper, plexi mount 40x30 cm - Courtesy Galleria Gilda Lavia - Photo Giorgio Benni Estetica dell'apocalisse, 2018, print on baryta paper, plexi mount 40x30 cm - Courtesy Galleria Gilda Lavia - Photo Giorgio Benni

PAMELA DIAMANTE, Estetica dell’apocalisse, 2018, print on baryta paper, plexi mount 40×30 cm – Courtesy Galleria Gilda Lavia – Photo Giorgio Benni Estetica dell’apocalisse, 2018, print on baryta paper, plexi mount 40×30 cm – Courtesy Galleria Gilda Lavia – Photo Giorgio Benni

PéTER PUKLUS, How to Lift a Weight? (from the series 'The Hero Mother - How to Build a House'), 2016 - Courtesy Glassyard gallery

PéTER PUKLUS, How to Lift a Weight? (from the series ‘The Hero Mother – How to Build a House’), 2016 – Courtesy Glassyard gallery