Cally Spooner DRAG DRAG SOLO, 2016 Single channel projection on suspended transparent room dividing screen, without sound 11’ 20” Commissioned by the Centre d’Art Contemporain Genève for the 2016 – Courtesy of the artist and NTU Centre for Contemporary Art Singapore, Singapore

Lorenzo Balbi, classe 1982, è torinese e da due anni direttore artistico del MAMbo e responsabile dell’Area Arte Moderna e Contemporanea. Le mostre di ART CITY Bologna rappresentano ogni anno anche l’inaugurazione della stagione espositiva del museo bolognese confermando una direzione artistica volta alla sperimentazione nazionale e internazionale con un particolare interesse verso il confronto generazionale.
Per l’edizione 2019 della rassegna Balbi è il curatore delle mostre proposte nelle due sedi del MAMbo, quella in via Don Minzoni e Villa delle Rose in via Saragozza, e di alcuni progetti disseminati per diversi luoghi della città come Casa Morandi e una delle sedi del sistema museale unieversitario.
Abbiamo posto alcune domande al direttore in merito a AGAINandAGAINandAGAINand, la mostra collettiva allestita fino al 3 maggio 2020 che ospita le opere di sette tra i più noti artisti contemporanei: Ed Atkins, Luca Francesconi, Apostolos Georgiou, Ragnar Kjartansson, Susan Philipsz, Cally Spooner e Apichatpong Weerasethakul.
A Villa delle Rose prosegue l’attività di valorizzazione di artisti attivi nella scena internazionale proponendo, dal 18 gennaio al 22 marzo 2020, la prima personale in un’istituzione museale italiana di Antoni Muntadas, dal titolo Muntadas. Interconnessioni, a cura di Cecilia Guida e Lorenzo Balbi.

GUENDALINA PISELLI. In occasione di ART CITY Bologna la Sala delle Ciminiere del MAMbo ospiterà la mostra AGAINandAGAINandAGAINand confermandosi palcoscenico della sperimentazione artistica internazionale…

LORENZO BALBI. Parlando di questa prima mostra dell’anno non ho mai accennato al fatto che l’idea deriva dal fatto che la programmazione della Sala delle Ciminiere in questi anni è stata una sperimentazione prima di tutto personale. Attraverso diverse tipologie di mostra sto in qualche modo testando la reazione dello spazio espositivo e della città rispetto a queste. La prima mostra (That’s It!) era una collettiva generazionale geografica con un taglio specifico, le tre successive sono state tutte mostre personali, ma molto diverse fra loro. Mika Rottenberg era la superstar, l’artista celebrata a livelli internazionale che il pubblico dell’arte conosce già perché magari ho visto il suo lavoro alla Biennale; Charrière invece era il giovane artista che nonostante l’anagrafe partecipa già alle collettive più importanti del mondo; infine Cesare Pietroiusti artista italiano, forse maestro della metà degli artisti di That’s It! al quale però non è mai stata dedicata una mostra in un’istituzione italiana e che al MAMbo ha presentato per la prima volta una rilettura della sua produzione artistica in un contesto museale.
Ecco, tra queste sentivo la mancanza di una mostra che non partisse dal nome dell’artista o dal metodo, ma da un argomento da portare all’attenzione del pubblico, che possa essere di suo interesse e che possa essere interpretato dagli artisti. Uno dei temi sul quale stavo riflettendo nell’ultimo periodo, grazie ad alcune letture legate alle nuove scoperte della fisica, è il nuovo concetto di tempo. Siamo abituati a concepirlo in modo lineare rappresentandolo sempre con una freccia e invece questi studi tendono ad eliminare la variabile tempo inserendo il concetto di ciclicità. Questa riconfigurazione ha implicazioni che pervadono tutti i campi della cultura dalla filosofia alla religione e mette in campo altri concetti come la ciclicità interna al nostro corpo (ingerire-digerire-esplerre-ingerire) e di un ritorno alla ruralità cioè ad un tempo e ad un ritmo vitale più legato agli aspetti naturali del mondo come la rotazione dei campi e la durata solare. A partire da queste sollecitazioni ho pensato potesse essere interessante mettere insieme le opere di sette artisti internazionali, l’unico italiano è Luca Francesconi: alcuni presentano il loro lavoro per la prima volta in città o in Italia, ma hanno come comune dominatore il fatto di dare con il proprio linguaggio un contributo a questa riflessione.

Ragnar Kjartansson Bonjour, 2015 Prima rappresentazione nell’ambito della mostra Seul celui qui connaît le désir, Palais de Tokyo, Parigi, 21 novembre 2015 – 10 gennaio 2016, ogni giorno per 12 ore Photo Justine Emard Courtesy l’artista, Luhring Augustine, New York e i8 Gallery, Reykjavik
Antoni Muntadas, Mirar Ver Percibir, 2009

GP. L’anno scorso Villa delle Rose ospitava in occasione di ART CITY l’antologica dedicato a Trbuljak. Ad un anno di distanza la sede distaccata del MAMbo ospita nuovamente una retrospettiva un grande artista come Antoni Muntadas…

LB: In questi anni Villa delle Rose ha assunto una sua peculiare direzione identitaria. Da una parte il fatto di proporre come prima mostra dell’anno una personale di un artista già più strutturato dal punto di vista del lavoro, della percezione e dell’anagrafica, ma che in Italia non ha ancora avuto un approfondimento di questo tipo. Dall’altra invece c’è una dimensione legata allo spazio stesso di Villa delle Rose che è molto diversa da quella della Sala delle Ciminiere: la sensazione è quella di uno spazio domestico che permette una fruizione delle opere molto più privata, personale. L’artista viene quindi scelto anche perché produce delle opere che invitano e che si inseriscono in questo tipo di fruizione più intima. In questo caso Trbuljak e Muntadas si sono cimentati nella selezione che rispondessero a questo. La selezione di quest’anno è stata curata insieme a Cecilia Guida e ha portato ad una mostra che si intitola Interconnessione nelle quali le opere si delineano proprio come delle interconnessioni ai diversi livelli di comunicazione. La mostra propone lavori dagli anni Settanta ad oggi quindi anche dal punto di vista istituzionale è un’antologica esaustiva che sarà accompagnata per la prima volta da una pubblicazione in italiano.  

GP. In occasione di ART CITY curi alcuni progetti anche al di fuori delle sedi del MAMbo, penso a progetti come quelli di Francesca Ferreri e Nicola Toffolini. Si tratta di due mostre accomunate da alcuni aspetti particolari. Prima di tutto la sede, Casa Morandi per la Ferreri e il Museo di Palazzo poggi per Toffolini, sono due luoghi generalmente meno frequentati dal pubblico della manifestazione, e in secondo luogo la commissione di un progetto ad artisti giovani.

LB. Ogni anno cerco di invogliare alcuni artisti a cimentarsi con alcuni contesti, luoghi o oggetti particolare di Bologna chiedendo loro un’interpretazioni di questi. Sono progetti che nascono prima nel tempo, subito dopo la fine dell’edizione di ART CITY.

Francesca Ferreri ad esempio è un’artista giovane che lavora con oggetti comuni e rifiuti, agendo con dei materiali scultorei preziosi come quelli per l restauro cercando di tirare fuori da questi oggetti la loro monumentalità, il loro aspetto scultore che lei vede insito. Un approccio che ha subito innescato un parallelo con al poetica e il lavoro di Giorgio Morandi e Casa Morandi era il luogo ideale per concretizzarlo perché non ospita i dipinti, ma gli oggetti stessi che hanno ispirato il pittore bolognese per tutta la vita. Oggetti sui quali ha agita facendogli prendere polvere, rimpiendoli di gesso, diminuendone la trasparenza. Il risultato di questo confronto sono una grande scultura, una serie di disegni e un video che la Ferreri ha dedicato proprio a questo approccio monumentale e scultoreo verso l’oggetto quotidiano.

Nicola Toffolini è invece un artista che lavora soprattutto con il disegno e la pittura portando avanti in parallelo anche un’azione performativa molto interessante. In questo caso i suoi disegni, la sua over produzione con una qualità del tratto altissima, riguardano fenomeni dei cambiamenti ambientali, dell’effetto dell’uomo sul paesaggio naturale. Questo tipo di produzione mi è sembrata interessante posta in parallelo ad alcuni codici custoditi nella Biblioteca Universitario di Palazzo Poggi, normalmente non disponibili al pubblico se non per motivi di studio e che con i disegni di Toffolini condividono quel carattere di mezzo tra la documentazione scientifica e l’altissimo contenuto artistico. Penso in particolare ai disegni realizzati da Marsili nel Seicento che rappresentano i percorsi dei fiumi e le loro sezioni. Oltre alla serie di disegni la mostra ospiterà una pittura realizzata all’interno di pale d’altare della tradizione nordica trasformata in un oggetto di iperdesign da una struttura tubolare iper contemporanea che lo pongono a cavallo tra l’opera d’arte e l’oggetto di design.

AGAINandAGAINandAGAINand
MAMbo —
A cura di Lorenzo Balbi con l’assistenza curatoriale di Sabrina Samorì
Istituzione Bologna Musei | MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna
23 gennaio – 3 maggio 2020

Antoni Muntadas – Muntadas. Interconnessioni
Villa delle Rose —
Mostra personale a cura di Cecilia Guida e Lorenzo Balbi
Promossa da Istituzione Bologna Musei | MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna
18 gennaio – 22 marzo 2020

Francesca Ferreri – Gaussiana
Casa Morandi —
Mostra personale a cura di Lorenzo Balbi
Promossa da Isttuzione Bologna Musei | Museo Morandi Sponsor Banca di Bologna
23 gennaio – 22 marzo 2020

Nicola Toffolini – Un perenne stato del presente fossile
Museo di Palazzo Poggi —
Mostra personale a cura di Lorenzo Balbi
Promossa da Isttuzione Bologna Musei | MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna
23 gennaio – 23 febbraio 2020

Nicola Toffolini Dalla serie Erosione, 2019
Francesca Ferreri Gaussiana, 2019 Acquerello su carta, cm 21 x 26