Andrea Renzini. PFIZER Apollinaires | @ FBI – Fondazione Benassi Iacopo – Photo Alessandro Trapezio

Si fa un gran parlare di necessità di andare oltre il White Cube ma alla fine muoiono tutti dalla voglia di finirci dentro. Noi invece siamo stati sempre più a nostro agio nei cessi dei locali, in cui tanti momenti belli e memorabili abbiamo passato”. Con queste parole Antonio Grulli introduce la neonata Fondazione Benassi Iacopo, la cui sede espositiva risiede nel bagno dello studio dell’artista a La Spezia. Un luogo angusto e generalmente privato che diviene spazio di confronto creativo e relazioni. 

Oltre ad alcuni scatti di Benassi, Andrea Renzini propone PFIZER Apollinaires, realizzato con pennarello su organza di seta e reggicalze di pizzo. Il logo della multinazionale farmaceutica, disegnato sul supporto, diviene il terreno per un amplesso tantrico e acrobatico. Al di là della decontestualizzazione che il logo subisce, centrale nella ricerca di Renzini – questo lavoro è parte di una serie più ampia in cui loghi di brand e multinazionali, spesso al centro della ribalta mediatica, vengono stravolti e risemantizzati – l’immagine scelta dialoga con lo spazio espositivo. Il bagno da luogo privato e di servizio si trasforma in uno spazio di piacere, eroticamente connotato, in cui si riscopre la vicinanza e il contatto fisico, che solo il vaccino sembra poter riportare nelle nostre vite interrotte dalla pandemia. La scelta stessa del supporto – organza di seta e reggicalze in pizzo – sottolineano la carica erotica e sensoriale del lavoro, stimolando non soltanto la vista ma anche il tatto. 

Andrea Renzini. PFIZER Apollinaires | @ FBI – Fondazione Benassi Iacopo – Photo Francesco Capitani

L’invito ad un artista come Andrea Renzini di inaugurare la Fondazione nasce dalla capacità della sua pratica e dei suoi lavori di entrare nel sistema arte e neutralizzarlo dall’interno. “Vi sono artisti – afferma Antonio Grulli – che rivestono un’importanza superiore, che hanno per la comunità dell’arte la stessa funzione che i vaccini hanno per la comunità in senso lato. Le loro opere sono in grado di prendere i germi che corrompono (e hanno sempre corrotto) l’arte e di pervertirli rendendoli innocui; una volta “assunte” si diventa immuni al morbo e non si è più capaci di vedere il sistema dell’arte con gli stessi occhi, anzi – come dice sempre il comune amico Luigi Ontani – si inizia a capire che l’arte è qualcosa di diverso dal mondo dell’arte. Questo spirito giocoso e paradossale emerge anche nelle molteplici citazioni ad Apollinaire: il poeta sovverte la letteratura sia attraverso i suoi celeberrimi calligrammi sinestetici ma anche attraverso la letteratura in prosa, tra cui il romanzo erotico-grottesco Le undicimila verghe. Il richiamo all’artista riporta alla mente anche il dadaismo e Duchamp – con il suo Apolinère Enameled – nonché la situazione pandemica, essendo il poeta deceduto a causa dell’influenza spagnola.

Passato e presente si intrecciano in uno spazio espositivo che vuole sovvertire il tradizionale white cube ed essere nel “sistema arte” come fondazione sovvertendolo però dal suo interno: nessuna programmazione è decisa, nessun artista è invitato, non c’è nessun manifesto o regola da seguire. Tutto avverrà spontaneamente: “L’arte d’altronde è come l’amore e deve essere fatta solo e tutte le volte che se ne ha voglia”.

Andrea Renzini. PFIZER Apollinaires | @ FBI – Fondazione Benassi Iacopo – Photo Francesco Capitani
Andrea Renzini. PFIZER Apollinaires | @ FBI – Fondazione Benassi Iacopo – Photo Francesco Capitani