• Andrea Magnani, Senza titolo, 2018 matita su carta, cornice in ferro e vetro museale courtesy l’artista e Giorgio Galotti, Torino photo credits: Sebastiano Pellion di Persano
  • Andrea Magnani, Gli Ebeti di M. 2018, legno di Rovere, denti, ottone ossidato, gesso, corda in cotone, terra di bosco, ferro battuto, ruggine, cera d’api - Courtesy l’artista e Giorgio Galotti, Torino - Photo credits: Sebastiano Pellion di Persano
  • Andrea Magnani, Enìopi 2018, pietra di Vicenza, ceramica semi-refrattaria, ferro battuto, cuoio, ottone ossidato, gesso, terra di bosco, ruggine, cera d’api - Courtesy l’artista e Giorgio Galotti, Torino - Photo credits: Sebastiano Pellion di Persano (detail)
  • Andrea Magnani, Un nuovo paio di orecchie, 2018 matita e sporco su carta, matita su nastro adesivo, terra di bosco, ferro, ruggine, plastica courtesy l’artista e Giorgio Galotti, Torino photo credits: Sebastiano Pellion di Persano
  • Andrea Magnani, 2018 - Courtesy l’artista e Giorgio Galotti, Torino - Photo credits: Sebastiano Pellion di Persano - Installation view
  • Andrea Magnani, 2018 - Courtesy l’artista e Giorgio Galotti, Torino - Photo credits: Sebastiano Pellion di Persano - Installation view
  • Andrea Magnani, 2018 - Courtesy l’artista e Giorgio Galotti, Torino - Photo credits: Sebastiano Pellion di Persano - outside
  • Andrea Magnani, Un nuovo paio di orecchie, 2018 matita e sporco su carta, matita su nastro adesivo, terra di bosco, ferro, ruggine, plastica courtesy l’artista e Giorgio Galotti, Torino photo credits: Sebastiano Pellion di Persano

“Non sentiva più! Quindi gli diedero
Un nuovo paio di orecchie
Non le migliori sul mercato
Ma decenti abbastanza
Da sentire i suoi passi
Andare su e giù”

Mattia Capelletti

Proveniente dall’esterno una luce gialla, densa e calda, accerchia il pendolo che cade nello spazio di Giorgio Galotti per la prima personale di Andrea Magnani. Una bilancia in un equilibrio impreciso tiene sospeso chi la guarda e il luogo che la circonda. Sparpagliati lunghi i muri, strati di muffe affrescate dall’artista mostrano i segni del passaggio di un piccolo uomo nella stanza. Egli probabilmente se ne è andato abbandonando i pezzi del suo vissuto, lasciandoli così a disposizione di qualcun’altro. Ritornando al pendolo Gli Ebeti di M, presenza scultorea appesa ad un filo di ferro arrugginito, è un oggetto multisfaccettato, un gioco di incastri tra corpi e materie diverse. Un blocco di rovere scolpito a mano, un “essere smussato”, dove pesi in ottone ossidato scendono dalle sue bocche. Poco distante è possibile scorgere un corredo che completa e genera un dialogo con il pezzo precedente.
In Enìopi, una scultura in pietra di Vicenza, i pesi ricompaiono sotto una nuova veste ornati di intarsi. Accanto, posizionati e recuperati da una produzione di microcolate in gesso, una serie di oggetti in ceramica. L’atmosfera appare condensata in una storia quasi arcaica, in un ritorno ad un “artigianato” che nell’oggi contemporaneo sta venendo quasi a mancare. L’energia già prodotta dagli elementi e dalla luce della stanza si catalizza al termine del percorso visivo in lampade ad olio che illuminano due disegni in grafite. È tutto abbozzato, le figure svaniscono prima di essere completate.
Nel solo show nella sede di via Beinasco, Mangnani produce una narrazione lenta e intensa che enfatizza il valore evocativo dei materiali. Il corpo del visitatore per leggere ciò che ha attorno è costretto a performare una relazione con il luogo che lo accerchia. Egli ha forse bisogno di un nuovo paio di orecchie per sentire il silenzio in cui si sprofonda. Come spazio di raccordo, il vuoto diviene ciò che sostiene e permette un’indagine, un continuo incontrarsi ed entrare nelle storie che si legano ad ogni oggetto presente. La poetica dei materiali e la pratica laboratoriale, meccanismi per ricostruire il senso del plot narrativo, rimarcano un alone di mistero e spiritualità. Siamo dentro una gabbia, una grotta o in uno studio al tramontare del sole? Due piccoli disegni su carta, con scritte in un alfabeto quasi magico che ricorda il Codex Seraphinianus, non sembrano aiutarci nell’elaborare una risposta.
I luoghi come le stratificazioni degli oggetti si sovrappongono mentre una forza generatrice fa da fil rouge.

Andrea Magnani, Gli Ebeti di M. 2018, legno di Rovere, denti, ottone ossidato, gesso, corda in cotone, terra di bosco, ferro battuto, ruggine, cera d’api - Courtesy l’artista e Giorgio Galotti, Torino - Photo credits: Sebastiano Pellion di Persano (detail)

Andrea Magnani, Gli Ebeti di M. 2018, legno di Rovere, denti, ottone ossidato, gesso, corda in cotone, terra di bosco, ferro battuto, ruggine, cera d’api – Courtesy l’artista e Giorgio Galotti, Torino – Photo credits: Sebastiano Pellion di Persano (detail)

Andrea Magnani, Enìopi 2018, pietra di Vicenza, ceramica semi-refrattaria, ferro battuto, cuoio, ottone ossidato, gesso, terra di bosco, ruggine, cera d’api - Courtesy l’artista e Giorgio Galotti, Torino - Photo credits: Sebastiano Pellion di Persano

Andrea Magnani, Enìopi 2018, pietra di Vicenza, ceramica semi-refrattaria, ferro battuto, cuoio, ottone ossidato, gesso, terra di bosco, ruggine, cera d’api – Courtesy l’artista e Giorgio Galotti, Torino – Photo credits: Sebastiano Pellion di Persano

Andrea Magnani, Senza titolo, 2018 matita su carta, cornice in ferro e vetro museale - Courtesy l’artista e Giorgio Galotti, Torino photo - Credits: Sebastiano Pellion di Persano

Andrea Magnani, Senza titolo, 2018 matita su carta, cornice in ferro e vetro museale – Courtesy l’artista e Giorgio Galotti, Torino photo – Credits: Sebastiano Pellion di Persano

Andrea Magnani, 2018 - Courtesy l’artista e Giorgio Galotti, Torino - Photo credits: Sebastiano Pellion di Persano - Installation view

Andrea Magnani, 2018 – Courtesy l’artista e Giorgio Galotti, Torino – Photo credits: Sebastiano Pellion di Persano – Installation view