***

Cara E.
la personale di Italo Zuffi inaugurata ieri sera da Pinksummer mi è parsa una mostra dal contenuto molto “politico”.
Politica, asciutta e di lettura complessa… dunque, ci provo.
Intanto la mostra si compone di più elementi, tutti piuttosto “immateriali” , abbiamo:
- un titolo “Zuffi, Italo”;
- un comunicato stampa sotto forma di conversazione “dotta” a tre voci tra Italo Zuffi, Luca Trevisani, Pinksummer;
- una performance breve, efficace e disarmante in cui un gruppo di 18 persone entrano in galleria, si dividono in due gruppi e indossano dei fazzoletti che stanno appesi su due pareti contrapposte della galleria, si dispongono in due blocchi 3×3, contrapposti in corrispondenza di un segnale posto al centro dello spazio (unico elemento materico del tutto, essendo ricavato dal taglio di una lastra di alluminio di spessore notevole), dopodiché iniziano a marciare, in stile militaresco ma all’indietro, fermandosi dopo pochi passi per declamare le parole riportate sui fazzoletti: “ZUFFI PER BONAMI” e “ZUFFI PER BONAMI INGLESE” (qui occorre una breve spiegazione senza la quale l’azione risulta veramente criptica, ancorché divertente nella sua assurdità: il tutto deriva dal ritrovamento da parte di Zuffi di due vecchi CD, contenenti la documentazione dei suoi lavori a suo tempo preparati dalla galleria Continua, con cui lavorava, per Francesco Bonami; i fazzoletti sono la riproduzione ingrandita e stampata su seta delle copertine dei CD stessi);
- una traccia audio della registrazione dei rumori ambientali dell’inaugurazione della mostra di Eva Marisaldi (altra artista che ha di recente cambiato galleria) da Nicoletta Rusconi a Milano;
- quattro quadrati in materiale traslucido azzurrino che sono praticamente i calchi dei retri di quattro piastrelle, realizzati attraverso un processo di scansione digitale e stampaggio tridimensionale (ci offrono in pratica una visione rovesciata di ciò che sta dietro la superficie che delimita uno spazio e, potenzialmente, una visione dello spazio da dietro la superficie del muro);
- quattro placche di alluminio legate tra loro da un anello (“una linea nell’arte italiana”) con parole incise che dichiarano alcuni legami tra artisti contemporanei italiani e antichi popoli mesopotamici.
Tutti questi elementi ruotano (in una maniera che definirei simbolica) intorno al sistema ed ai meccanismi di potere all’interno dell’arte, al modo in cui l’artista vi reagisce e vi si confronta, c’è il tema del successo e dell’insuccesso, dell’italianità e dell’internazionalità, del rapporto tra l’arte, l’artista e il suo pubblico…
Tra i commenti che ho ascoltato serpeggiava un po’ di stupore per il “coraggio” delle galleriste nel presentare una mostra del genere… io le conosco bene e non mi stupisco più di nulla. Italo è un ottimo artista, la mostra funziona ed ha carattere.
Il tutto mentre a Genova impazzano le polemiche sul destino del Museo di Arte Contemporanea, dopo le dimissioni della direttrice e la petizione promossa dalle Pinksummer stesse con Anna Daneri perché la procedura di successione avvenga tramite un concorso. A proposito per chi non l’ha ancora fatto… di corsa a firmare la petizione!!! http://www.petizionionline.it/petizione/appello-museo-di-villa-croce/2554
baci, Andrea

Christian Tripodina e Christian Frosi, Italo Zuffi e Anna Daneri, Cesare Viel e Simona Barbera