La malattia del ferro,  2012,  video installazione, monitor, struttura in ferro, schede video, colore, muto master video in HDCAM-SR,  5′ loop

Sento Yuri Ancarani mentre sfreccia verso Pisa, per complimentarmi per la sua vittoria alla quinta edizione del Talent Prize.  Gli chiedo perché sta andando a Pisa e mi risponde   per un sopraluogo. Sta lavorando, tra gli altri impegni, per il terzo capitolo della trilogia iniziata con ‘Il Capo’, girato nella cave di marmo a Carrara, continuata con ‘Piattaforma Luna’, ambientata in una camera iperbarica in una piattaforma in mezzo al mare. Yuri non mi racconta nulla a proposito del terzo capitolo: “le cose cambiano in modo velocissimo ed è tutto ancora in alto mare, preferisco non dire niente”.

ATP: Sei contento d’aver vinto? immagino di sì…

Yuri Ancarani: Sì, sono contento di aver vinto con l’opera ‘La malattia del ferro’. E un lavoro che si è visto molto poco e questa occasione mi da la possibilità di farlo vedere. E’ un’opera nata mentre ero in viaggio verso le piattaforme vicino a Falconara. Nasce tra la video installazione ‘A’, e la produzione del film ‘Piattaforma Luna’. Entrambi esposti nella mia personale alla Galleria Zero…

ATP: Perché ci tieni particolarmente a quest’opera?

YA: Perché racconta di un evento ‘miracoloso’. Descriva la schiusa di migliaia di farfalla – dalla vita brevissima – in una piattaforma. Mentre giravo ‘Piattaforma Luna’, è accaduto questo evento veramente surreale. Gli operai che lavoravano nella piattaforma, erano così ‘inquadrati’ dall’ambiente in qui vivono che quasi quasi non si accorgevano di questa cosa. Ricordo di essere uscito all’aria aperta e ho notato delle farfalle e mi sono messo urlare “Ci sono delle farfalle”… Mi hanno guardato come se fossi impazzito. Mi rendevo conto che la loro massima preoccupazione, in quell’ambiente, è avere o non avere le sigarette… Mi sono armato di telecamere e mi sono messo a riprendere la schiusa E’ stato veramente emozionante. In un ambiente così ’duro’, così estremo, vedere le farfalle è stato veramente un momento bellissimo. Con il mio entusiasmo ho contagiato anche le altre persone che, quasi desesibilizzate dall’ambiente, si sono lasciate un po’ andare.

 ATP:  Consideri l’opera ‘Malattia del ferro’ una vera e proprio scultura, più che una video installazione, perché?

YA: Avendo registrato un momento così emozionante, in un ambiente, come ti dicevo, estremamente duro e pesante, volevo fare un’opera che per molti versi rispecchiasse queste atmosfere. Infatti considero questa scultura come un totem, come un oggetto metaforico che richiama le piattaforme, con la loro pesantezza e rigidità.

ATP: A cosa stai lavorando in questo memento?

YA: Ho in preparazione la mia personale al Museo Marino Marini di Firenze. E’ una mostra che raccoglie tanti brevi video. Molto materiale è stato ripreso dal mio archivio infatti le opere sono tutte prodotte nel lasso di tempo che va dal 2000 al 2009. Molti video li ho girati in riviera e una parte di essi sono inediti.  Per la gestazione della mostra mi sono liberamente ispirato agli scritti di Pier Vittorio Tondelli. Sto lavorando con Fulvio Panzeri… che per molti versi mi ha cresciuto..  Ho scoperto una convergenza tra la mia passione per il linguaggio video e l’interesse per i video di Tondelli. Panzeri ha riconosciuto nel mio lavoro una sorta di continuazione di ciò che Tondelli faceva con la scrittura.. entrambe raccontiamo delle atmosfere, registriamo degli scenari..

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