PREMIO MAXXI 2014,   Yuri Ancarani,   SAN SIRO

PREMIO MAXXI 2014, Yuri Ancarani, SAN SIRO

ATPdiary ha posto una serie di domande agli artisti selezionati per il  Premio Maxxi 2014.

Risponde Yuri Ancarani

ATP: Mi introduci brevemente al tuo lavoro?

Yuri Ancarani: Careof e Sky mi avevano chiesto di partecipare alla prima edizione del progetto che ha visto il suo focus sul medium televisivo, dalla produzione alla trasmissione, nelle sue diverse declinazioni: il “dietro le quinte” della messa in onda, i tempi sospesi fra produzione e visione, il potere aggregante del mezzo, la sua capacità di produrre effetti sull’immaginario collettivo e di spettacolarizzare la realtà. Io ho scelto di concentrarmi sull’universo del calcio proponendo uno sguardo silenzioso sugli aspetti meno visibili del tempio di questa disciplina: lo stadio e nello specifico quello di Milano, San Siro. Volutamente però ho deciso di creare immagini estranee al pubblico, ritraendo lo stadio come un dispositivo tecnologico complesso ed  autosufficiente e mostrando alcune delle professionalità coinvolte nella messa in onda di una partita di calcio. Sono a Milano ormai da 20 anni e questo è il mio primo lavoro ambientato in questa città…

ATP: Puoi raccontarmi delle ricerche che hanno preceduto le riprese? 

YA: All’inizio, non conoscendo l’ambiente, avevo deciso di seguire le regie mobili e tutto quello che riguardava la pre produzione calcistica, poi piano a piano sono venuto a conoscenza dell’enorme macchinario che tiene in piedi una partita e non ho potuto fare a meno di indagare.

Inoltre, poco tempo prima, trovandomi nei paesi arabi per alcuni sopralluoghi, mi era capitato di vedere un  canale televisivo che proponeva un’ inquadratura fissa su La Mecca. Milioni di pellegrini – come un unico immenso vortice – circondavano la Kaaba. Quell’inquadratura era perfetta, uno spettacolo incredibile. In quel momento, non so perché, ho pensato a San Siro.

Da dicembre ho trascorso tutti i weekend – e i giorni precedenti alle partite – con tecnici, cablatori, impiegati delle pulizie, stewards, parcheggiatori, giardinieri al fine di capire sempre meglio in cosa consistesse il loro lavoro e per riprenderli in situazioni di ordinaria vita lavorativa. E’ stato un percorso non facile, sebbene fossimo aiutati da Careof DOCVA e Sky Italia, perchè gli interlocutori erano  molteplici con tempi, richieste e fasi di adattamento diverse. Il risultato finale è il frutto di una serie di relazioni intessute nel tempo.

ATP: In questo video metti in evidenza i meccanismi di preparazione di una partita di calcio, concentrandoti sugli addetti ai lavori, sui tecnici e sui registi. Da quale prospettiva San Siro (2014) si potrebbe idealmente collegare con la tua “Trilogia sul lavoro”?

YA:   Sicuramente l’attenzione ai dettagli e il voler ritrarre l’uomo in scenari reali e ordinari, ma poco conosciuti, lega “San Siro” alla mia precedente Trilogia. In questo caso però lo stadio non è più solo un luogo di lavoro, ma anche di dopo lavoro. E’ un luogo per la massa e un luogo di sfogo. Potremmo definirlo come il tempio del calcio Milanese, sulla bocca di tutti: un immaginario presente e condiviso dei milanesi,   dalla cultura più popolare a quella più elitaria. San Siro per me rappresenta entrambe le cose, ma c’e qualcosa di più che preferisco venga scoperto al Maxxi…

(Ha collaborato Matteo Mottin)

PREMIO MAXXI 2014,   Yuri Ancarani,   SAN SIRO

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