YOU ARE BUT YOU ARE NOT. Un’audioguida per la città di Bolzano di Kolar Aparna e Beatrice Catanzaro. Lungomare, Bolzano.

YOU ARE BUT YOU ARE NOT. Un’audioguida per la città di Bolzano di Kolar Aparna e Beatrice Catanzaro. Lungomare, Bolzano.

Quest’anno il programma di residenza organizzato dall’associazione culturale Lungomare di Bolzano ha visto la partecipazione della geografa Kolar Aparna e dell’artista Beatrice Catanzaro. Il risultato del progetto è la creazione di un’audioguida per la città basato su un testo di Elena Pugliese, che affronta i temi dei confini e dell’ospitalità a partire da un confronto con alcuni protagonisti delle organizzazioni impegnate nell’accoglienza sul territorio: migranti, attivisti, studiosi e politici. Il titolo del lavoro è YOU ARE BUT YOU ARE NOT.

Mescolando racconti reali e metaforici, la narrazione dall’audioguida vuole proporre una riflessione sullo spostamento dei confini, sulla scrittura di biografie, sull’accoglienza e sul significato del diventare rifugiati in Europa. Nei tre capitoli l’attesa, la procedura e l’orbita, si mescolano descrizioni fattuali di luoghi di Bolzano, impressioni emotive suscitate dagli stessi, i ricordi di chi nella città entra come rifugiato o immigrato. Il tutto è filtrato dal concetto ampio e complesso di ospitalità, sviscerata nelle sue sfaccettature territoriali, culturali e temporali.

Il lavoro si fonda sulle relazioni ed emerge da una continua ricerca di interazione. La fase di ricerca che ha preceduto la realizzazione di YOU ARE BUT YOU ARE NOT è costellata di incontri, scambi e lavoro condiviso con diverse figure che quotidianamente si confrontano con il tema della migrazione e dell’ospitalità, perché coinvolte in prima persona, in quanto rappresentanti di associazioni volontarie o istituzioni, perché spinte da coraggio civile o perché migranti. Sullo sfondo, una domanda, più di tutte le altre, è sempre presente: “chi è l’altro?” Il testo parla di personaggi in relazione reciproca, di potere, di esclusione e di inclusione, di affetto, di linguaggi. Con questo progetto Kolar Aparna e Beatrice Catanzaro vogliono agire su un punto di vista diffuso nell’ambito delle politiche umanitarie: esistiamo noi e gli altri, ma è necessario costruire un territorio “neutro”, né nostro, né loro, in cui incontrarsi ed entrare in relazione gli uni con gli altri. Il progetto agisce sulla percezione della propria identità e la mette in crisi. Per accedere a questo territorio neutro siamo invitati prima di tutto a interrogarci su noi stessi e su dove siamo in questo momento. Perché ci muoviamo in uno spazio sospeso, in un’orbita che non è agganciata ad alcun punto fermo. E così, ognuno dei personaggi a cui nel testo si dà voce è un attore che in maniera diversa – assistendo, cercando, viaggiando, aspettando, traducendo – è coinvolto in complicati processi fatti di storie personali che si intrecciano a procedure burocratiche. Ognuno dei personaggi, delineati a linee sommarie, è ma non è, perché la ricerca dell’invisibilità diventa un mezzo per sopravvivere, per esaudire il desiderio di una quotidianità, anche se il percorso per raggiungerla è costellato di ostacoli” (dal testo curatoriale di di Angelika Burtscher, Roberto Gigliotti, Daniele Lupo, Lisa Mazza).

Il percorso di YOU ARE BUT YOU ARE NOT parte dalla stazione ferroviaria, prosegue lungo i “margini” della città attraverso l’areale della stazione e si conclude nel parco Rosegger, davanti alla questura. Nel parco della stazione prende posto invece l’installazione permanente, una sorta di luogo pubblico di incontro che rappresenta anche il centro visibile del progetto. Qui ci saranno anche degli incontri con esperti e mediatori sui temi su cui si focalizza il progetto stesso: questo avviene ogni giovedì dopo una visita guidata pubblica e gratuita che inizia alle 18.30.

Si potranno inoltre prenotare visite guidate per gruppi dedicati. Per tutta la durata del programma (6 maggio –18 giugno 2017), l’installazione nel parco fungerà da punto d’incontro e sarà sede di ulteriori confronti, workshop e concerti. 

Kolar Aparna è geografa e vive e lavora a Nijmegen (NL). È ricercatrice presso il Nijmegen Centre for Border Research dell’Università Radboud. Nell’ambito della sua ricerca, attualmente si occupa dei limiti che incontrano le teorie correnti su accoglienza e ospitalità, in relazione al tema dell’asilo, dell’immigrazione e dei confini.

Beatrice Catanzaro è artista e vive e lavora a Milano (I). Sta svolgendo un dottorato di ricerca presso la Brookes University di Oxford. Nel suo lavoro Catanzaro si occupa di dinamiche sociali e politiche attraverso progetti partecipativi. Particolarmente significativo è il progetto “Bait al Karama” (Casa della Dignità), realizzato dall’artista a Nablus, città nei territori palestinesi dove ha vissuto per alcuni anni e ha avviato il primo centro delle donne del paese.

Informazioni praticheL’info-point nell’installazione del Parco della Stazione sarà aperto da giovedì a domenica, dalle ore 16.00 alle 20.00. Durante gli orari di apertura vi si potranno prendere in prestito gratuitamente gli audio-player necessari alla visita. Dopo il 18 giugno l’audioguida sarà pubblicata su una piattaforma digitale in internet alla quale ognuno potrà accedere individualmente. Gli apparecchi audio potranno inoltre essere presi in prestito anche in diversi punti della città (Azienda di soggiorno e turismo, Biblioteca delle Culture del Mondo ecc.). Il programma è accompagnato da ampio materiale informativo, messo a disposizione di tutti gli interessati.

L’associazione culturale Lungomare, fondata nel 2003 a Bolzano, è uno spazio progettuale ed espositivo. Si occupa di indagine e sperimentazione su temi legati alla contemporaneità nell’ambito di design, architettura, urbanistica, arte e teoria. Lungomare invita ogni anno a Bolzano artisti, studiosi e progettisti a partecipare a un progetto di residenza di lunga durata il cui esito è un progetto site specific su una tematica definita dall’associazione culturale stessa.

Segue il testo di Kolar Aparna e Beatrice Catanzaro, “Da una terra di mezzo”.

Abbiamo attraversato i confini dei nostri ambiti per conversare in uno spazio in cui poter ascoltare, dialogare, riflettere attraverso la lente delle nostre esperienze vissute, una pratica che chiamiamo intrecciare biografie. Questo viaggio è stato un cammino attraverso storie legate alle nostre storie personali e alla Storia. Un esercizio d’equilibrio.
“Siamo tutti partecipanti” nel senso più profondo. Il nostro viaggio va oltre un semplice tentativo di generare partecipazione intorno a un tema, e parla dell’inevitabile partecipazione necessaria per essere e costruire relazioni.

Non potevamo restare periferici, nella posizione di osservatori: dovevamo invece immergerci con tutto il nostro immaginario di vite, speranze e sconfitte vissute.
Come l’alchimista deve entrare nello spirito della trasformazione, anche noi abbiamo intrapreso un processo che ci avrebbe condotto a compiere un viaggio fatto di conoscenza e legami.
Eravamo costantemente alla ricerca di approfondimenti, di quei momenti di comprensione che ti fanno muovere dalla superficie alla complessità e, infine, che ti permettono di vedere.
Ci siamo mossi dall’”osservare un fenomeno (quello della migrazione)” al parlare di noi stessi, come in un gioco di specchi, dove improvvisamente ti osservi da una molteplicità di punti di vista. Allo stesso modo la migrazione e l’alterità non possono più essere viste attraverso una lente semplificante, ma si rivelano in relazioni parimenti complesse.
“Mi sento come ad Asmara” direbbe Efrem, “le montagne, l’architettura, i nomi delle strade”. Efrem si è unito al nostro viaggio in questo territorio sconosciuto e ha condiviso le sue intuizioni dove noi, l’altro da lui, siamo diventati complessi come lui lo è diventato per noi. E poi? E poi noi SIAMO.
Il nostro strumento principale è stato il dialogo, un dialogo che lentamente si è lasciato alle spalle le costruzioni accademiche per immergerci nell’alchimia del processo: un equilibrio sottile tra intenzione e fiducia.
Tra il tenere un orizzonte di senso e al tempo stesso riverberare della molteplicità di voci già ascoltate e ancora da ascoltare.
Questo lavoro è (radicato nelle) RELAZIONI. Che emergono sempre grazie alle interazioni tra uno e l’Altro. Uno è sempre in relazione con l’Altro. Relazioni di potere. Relazioni di biografie. Relazioni tra qui e là. Relazioni di affetti. Relazioni di dipendenze. Relazioni di linguaggi. Relazioni di in/visibilità. Relazioni di traiettorie. RELAZIONI DI INTER-AZIONE.
Questo lavoro emerge tra attori — che testimoniano, cercano, viaggiano, attraversano, aspettano, collegano, traducono, ascoltano, agiscono, rivendicano e diventano — Attori che SONO ma NON SONO CITTADINI. DOVE?
Questo lavoro è radicato in molti luoghi, eppure si trova a BOLZANO . Bolzano come luogo di confine da dove immaginare il futuro al di là dei confini nazionali. Bolzano come metafora geologica per ripensare l’identità come RELAZIONE. Bolzano come luogo che si muove e si mette in relazione con molti Altri luoghi

© Beatrice Catanzaro

© Beatrice Catanzaro

© Beatrice Catanzaro

© Beatrice Catanzaro

© Beatrice Catanzaro

© Beatrice Catanzaro